Il fatto della settimana - Mangia, Figliomeni e le sei giornate che hanno acceso il girone B: cronaca di una settimana no per il Campobasso
La Serie C ci ha abituato in questi anni a vivere la cronaca anche nei momenti in cui il campo smette di essere l'unico protagonista e tutto ciò che è fuori prende il sopravvento sul risultato. È successo a Sestri Levante, sul campo che ospita le gare casalinghe del Vado, al 31° minuto della ripresa di una partita che il Campobasso avrebbe poi vinto 1-0. Non è il gol di Stoppa né il rigore parato da Spurio a tenere banco nei giorni successivi, ma un episodio che ha trasformato una vittoria di misura in un caso nazionale: Devis Mangia, allenatore rossoblù ed ex commissario tecnico dell'Under-21, si è ritrovato squalificato per sei giornate, una delle sanzioni più pesanti viste in panchina negli ultimi anni nella terza serie italiana.
Il fatto, per come lo ricostruisce il giudice sportivo della Lega Pro, ha i contorni della gravità disciplinare pura: Mangia si sarebbe alzato dalla panchina, avrebbe raggiunto di corsa il quarto uomo, lo avrebbe preso per un braccio strattonandolo ripetutamente e gli avrebbe rivolto parole irriguardose, comprese ripetute espressioni blasfeme, per poi reiterare l'atteggiamento anche dopo l'interruzione del gioco. Sulla carta, una squalifica minima di otto giornate ridotta a sei per la continuazione della sanzione: comunque una stangata, il termine che quasi tutte le testate hanno scelto per raccontare l'episodio.
Eppure c'è un dettaglio che rischia di passare in secondo piano, e che invece è la vera chiave per capire cosa sia successo davvero su quel campo: il motivo per cui Mangia si era precipitato verso il quarto ufficiale non era una protesta per un fallo non fischiato, ma la paura, autentica, per le condizioni di un suo giocatore. Christian Celesia, difensore rossoblù, era rimasto a terra privo di sensi dopo un colpo alla testa subito nel primo tempo, e per alcuni istanti a bordo campo si è temuto il peggio. È in quel contesto - un giocatore stordito, il gioco che tarda a fermarsi, la tensione che sale - che l'allenatore molisano perde il controllo. Lo ha spiegato lui stesso nel post-partita, con parole che suonano quasi come una difesa più efficace di qualsiasi ricorso: "Sono stato espulso per aver richiamato l'attenzione del IV Ufficiale, magari non in maniera oxfordiana, perché pensava che il mio calciatore fosse a terra per simulazione, ma non si muoveva, e mi sono spaventato".
Il Campobasso, dal canto suo, non è rimasto a guardare. La società molisana ha già presentato ricorso, accompagnandolo con un comunicato che parla di "forte amarezza" e che rivendica un contesto ben più drammatico di quello restituito dal referto ufficiale: non un tecnico indisciplinato, ma un allenatore che tenta disperatamente di far interrompere una gara mentre un suo giocatore giace a terra privo di conoscenza. Nel mirino della società finisce anche il trattamento riservato al team manager Giacomo Reale, inibito fino al 15 dicembre, segno che la vicenda ha coinvolto più di una figura dello staff rossoblù.
Se la storia si fosse fermata qui, sarebbe già un caso di cronaca sportiva sufficiente a riempire pagine. Invece il Campobasso ha continuato a far parlare di sé pochi giorni dopo, e non per demeriti sul campo: il 2-2 arrivato sul campo del Grosseto ha acceso una seconda polemica, forse ancora più velenosa della prima, consumata stavolta non su un campo di gioco ma in sala stampa, nel dopogara. Protagonisti, questa volta, il direttore sportivo molisano Giuseppe Figliomeni e il direttore generale biancorosso Filippo Vetrini, con un contorno che ha finito per tirare dentro anche il tecnico di casa Paolo Indiani e, di riflesso, lo stesso caso Mangia.
Tutto nasce da un aneddoto che Figliomeni ha voluto raccontare in conferenza stampa, riferito al proprio passato da calciatore al Crotone, quando - a soli diciannove anni - visse un episodio che definì capace di ferire la sensibilità di un ragazzo così giovane, legato proprio al rapporto con Indiani, allora suo allenatore. Un ricordo raccontato sul piano umano, prima ancora che tecnico. Vetrini, però, ha scelto di rispondere a muso duro, sostenendo che Figliomeni fosse stato "mandato via" da Indiani perché "non era un calciatore all'altezza" e aggiungendo, con un tono che il Campobasso avrebbe poi bollato come irriguardoso, che il dirigente molisano avrebbe fatto bene a "migliorare anche come direttore". Una ricostruzione, quella di Vetrini, che i fatti smentiscono: Figliomeni non fu mai allontanato da Indiani, chiuse regolarmente la stagione 2007/2008 sotto la sua guida e l'anno successivo, con Francesco Moriero in panchina, fu tra i protagonisti della promozione in Serie B del Crotone.
Non è finita qui. Nella stessa conferenza stampa, Vetrini ha definito il dialogo tra la panchina rossoblù e il direttore di gara durante Vado-Campobasso un "mercato del giovedi", lasciando intendere insinuazioni di collusione con la classe arbitrale, e si è permesso persino di ironizzare sulla squalifica di sei giornate già inflitta a Mangia, oltre a bollare come "fallo killer" l'espulsione rimediata da Andrea Spurio nel match di Grosseto, invocando già una squalifica più lunga della singola giornata prima ancora che si esprimesse il giudice sportivo.
La replica del Campobasso, affidata a un comunicato ufficiale durissimo, non ha lasciato spazio a interpretazioni: le dichiarazioni di Vetrini sono state definite "farneticanti", "offensive" e "incompatibili con il rispetto dovuto alla persona", con la società molisana che ha parlato apertamente di "delegittimazione personale" e "insinuazioni diffamatorie", rivendicando per Figliomeni un percorso professionale che "non necessita di patenti o giudizi" da parte del dirigente toscano. Il club ha anche rimarcato come trasformare un dialogo regolamentare in un'accusa di collusione con gli arbitri sia "un atto di una gravità inaudita", tanto più se arrivato, secondo la ricostruzione rossoblù, da chi ironizza su una sanzione disciplinare già pesantissima come quella di Mangia.
Il risultato è un cortocircuito comunicativo che racconta, meglio di qualsiasi classifica, la tensione che si respira attorno a un Campobasso reduce da un avvio di stagione ambizioso ma già costretto a fare i conti con due episodi extra-campo nel giro di una settimana: prima l'allenatore squalificato per sei giornate, poi il proprio direttore sportivo bersaglio di accuse smentite dai fatti e, di rimando, di un nuovo affondo proprio sul caso Mangia. Due vicende diverse per natura - una disciplinare, l'altra di puro botta e risposta mediatico - ma che insieme compongono il ritratto di un club che, tra campo e sala stampa, sta vivendo un settembre decisamente più complicato di quanto la classifica lasci intuire, e che ora dovrà provare a spostare l'attenzione di nuovo sui risultati, magari lasciando alla giustizia sportiva l'ultima parola sia sul ricorso per Mangia sia sull'espulsione di Spurio.


