Sandro Mazzola vola da papà Valentino nel giorno dei 100 anni di San Siro. L’Inter e l’Italia in lutto
Il calcio italiano piange Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni proprio nel giorno in cui San Siro compie cento anni. Una coincidenza sottolineata da Gianfelice Facchetti: "Il fatto che se ne sia andato nel giorno in cui San Siro compie 100 anni sottolinea come i giganti si scelgano i loro appuntamenti con il tempo". I funerali saranno celebrati domani, lunedì 21 settembre, alle 14.45 nella Basilica di Sant’Ambrogio: Milano ha proclamato il lutto cittadino. L’Inter e la Roma hanno giocato con il lutto al braccio, mentre la FIGC ha disposto un minuto di raccoglimento su tutti i campi del fine settimana e il CONI lo ha esteso alle manifestazioni sportive italiane.
"Sandro era l’Inter"
Quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali, diciassette stagioni e una vita trascorsa in nerazzurro, prima in campo e poi anche da dirigente. "Sandro era l’Inter - lo ha ricordato il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta -. Qui è entrato da ragazzo e qui ha scelto di restare per sempre". Javier Zanetti, che proprio Mazzola contribuì a portare a Milano, gli ha scritto: "Ti devo tanto, Sandro. Sei stato tra le figure più importanti per me". E Beppe Bergomi ha raccontato il "suo" Mazzola, quello che seppe vedere prima degli altri: "A 16 anni, quando giocavo in Primavera, ha spinto per farmi esordire in prima squadra. Bersellini non era così convinto, ma Mazzola vedeva qualcosa in me". Anche Piero Ausilio deve a lui l’inizio della propria storia interista: "È il primo che mi ha messo nelle condizioni di lavorare. Avevo 26 anni quando mi chiese di andare con lui al calciomercato".
Da Valentino alla Grande Inter, il saluto del calcio
Figlio di Valentino Mazzola, perso a sei anni nella tragedia di Superga, Sandro riuscì a costruire una storia che non rimase schiacciata da quel cognome. Con l’Italia vinse l’Europeo del 1968 e arrivò alla finale mondiale del 1970, quello della staffetta con Rivera. Giovanni Malagò lo ha ricordato come "il figlio di Valentino che ha saputo trasformare un cognome immenso in una storia altrettanto grande. Mi piace pensare che abbia finalmente ritrovato suo padre". Il Torino ha ripescato le sue parole al Filadelfia: "Quando ero piccolo mi aggrappavo a lui quando entravo qui". Il Milan lo ha salutato come "rivale storico e leale", la Juventus come "campione e gentleman". Dalla UEFA alla FIFA, fino alle istituzioni italiane, il cordoglio ha superato colori e appartenenze. Gianni Infantino ha scelto una frase semplice: "Sei stato poesia, la poesia più dolce".






