Che caos in FIGC: stai a vedere che su Malagò aveva fatto bene la Serie C. Una certezza: altri mesi senza riforme
Quello messo peggio è Luciano Buonfiglio, presidente del CONI stretto tra il guazzabuglio in FIGC e la tenaglia del governo. Però non è che il calcio italiano se la passi bene. Giovanni Malagò, a tre mesi dal plebiscito che l’ha visto trionfare, è molto vicino a decadere. La Federcalcio a essere commissariata. Eppure quasi 100 giorni fa - scadranno domani - il nuovo corso del calcio italiano sembrava pronto a partire. Nulla di più lontano.
Il papocchio che rischia di rimandare indietro le lancette dell’orologio federale è di quelli, come sempre in Italia, gravi ma non seri. Una questione di lana caprina, che però attiene alle regole del gioco: hai voglia a parlare di cavillo, qui non se ne esce se non in un modo. Ed è evidente che, se ci fosse stato un humus diverso a livello politico, probabilmente la vicenda del mancato tesseramento di Malagò sarebbe finita in soffitta. Però così non è, e lo si sapeva benissimo: di tutte le componenti federali, quella che si è mossa meglio è stata la Serie C, e vi spieghiamo perché.
Nel tourbillon della corsa elettorale, i tentativi di tirare per la giacca la Lega guidata da Matteo Marani sono stati numerosi. E sono sempre andati fuori bersaglio, se alla fine è stata l’unica che non ha pubblicamente appoggiato alcun candidato. Una scelta, a posteriori, ma forse anche a priori, di buonsenso. Poi tanti club hanno votato comunque Malagò, perché piace a tanti e ha rapporti ovunque, ma non aver esposto la Lega, oggi come oggi, risulta un punto a favore di questa governance.
Farlo non era affatto scontato: nel coro di entusiasmo, ci si poteva adagiare. E invece il messaggio è stato chiaro: in una campagna nata sul nome, prima i contenuti. La lungimiranza politica è stata quella di capire che, a volte, la strada che seguono tutti non è per forza quella giusta. Peraltro, per inciso, la Lega Pro ha poi “ottenuto” qualcosa, visto che la nuova Federcalcio, anche perché altrove le idee non pullulano, ha scelto di sposare il progetto della Riforma Zola.
È quest’ultima l’unica riforma che vedremo per un po’ di tempo. Commissario o no - sarà più probabilmente sì, ma poi ci saranno i ricorsi - l’unico effetto sicuro di tutta questa vicenda è che si perderà altro tempo, ci saranno altre carte bollate, altre elezioni, altri annunci. Nel frattempo, magari sfumerà Euro 2032, i conti dei club non miglioreranno, i progetti non nasceranno e all’estero si faranno una risata di un’ex superpotenza calcistica che oggi non riesce nemmeno a rispettare le regole del gioco (elettorale).


