ESCLUSIVA TLP - Mi ritorni in mente: Emiliano Mondonico
Se il filosofo Erasmo da Rotterdam scrisse "L'elogio della follia" per rappresentare l'utilità della pazzia per gli esseri umani e gli errori della chiesa cattolica, in questa intervista a Emiliano Mondonico, se dovessimo darle un titolo, non potremmo esimerci dallo scegliere "L'elogio della normalità". Se c'è un personaggio che ha reso eccellente la natura umana nella sua semplicità, nel mondo del calcio, questi è sicuramente il profeta del "calcio pane e salame".
Nato da una famiglia umile nell'immediato dopoguerra (1947), proprietaria di una trattoria in riva al fiume Adda, Mondonico ci tende la mano con molta nonchalance e ci fa scoprire parte del suo mondo: dalla sua infanzia fino a quel 29 gennaio 2011 che ha segnato la sua vita, quando scopre di avere un brutto male. Del rapporto con questa malattia ce ne parla con una sicurezza che quasi ci spaventa, ma come ci dirà in seguito: "Questa esperienza mi ha dato una visione diversa di tutto ciò che mi gira intorno".
Emiliano Mondonico è questo e tanto altro ancora e come avrete avuto modo di capire, è lui il protagonista di questo 21° appuntamento con "Mi ritorni in mente", rubrica redazionale firmata TuttoLegaPro.com, dove ogni due settimane vi proponiamo un uomo di calcio del passato, che ha fatto le fortune o la storia di squadre attualmente in Lega Pro. Siamo partiti a marzo del 2012 con Massimo Palanca e per natale abbiamo pensato di regalare ai tifosi della Cremonese in primis e agli amanti del calcio, questa intervista esclusiva ad un uomo unico nel suo genere.
Mister, lei attualmente è opinionista su Rai2 della "Domenica sportiva". Possibile non ci sia una società interessata alla sua persona per farla lavorare?
"Ah ma guardi, di solito mi chiamano solo squadre disperate. E' il mio destino".
C'era la Samp che dava l'impressione di essere su quella strada.
"Eh ma loro ancora non sono disperati al punto giusto". Ride sotto i baffi mentre lo dice.
La sua cordialità è contagiosa, così dopo aver iniziato con l'attualità per rompere il ghiaccio, iniziamo a parlare dell'Emiliano Mondonico dei primi anni di vita. In questo caso l'uomo di calcio lascia spazio al ricordo di anni poveri, ma ricchi di semplicità.
Lei nasce nell'immediato dopo guerra, quando la fame era la compagna di ogni giorno. Quale il suo ricordo di quell'Italia?
"Era un'Italia più umile, più semplice, dove la quotidianità era vissuta senza assilli. Dove vivevo io, ad esempio c'era il fiume Adda, la trattoria della mia famiglia, i cagnolini e un pallone. Coccolato dai miei genitori e le mie zie. Era un mondo perfetto".
Un ricordo della sua infanzia?
"Una foto di seconda elementare, con tutti i miei amici con la cartella e io solo con un pallone".
La naturalezza con cui ci fa partecipi di queste parole, alle volte ci dà l'impressione di aver a che fare con un poeta. Ma è nella sua saggezza umana, mai altezzosa, che Emiliano Mondonico ci conquista.
Parlando en passant della sua carriera da calciatore, abbiamo notato una cosa curiosa: dove ha giocato ha poi allenato. Tolto il Monza.
"Evidentemente dove ho calcato il manto erboso ho lasciato il ricordo di una persona che dava l'anima e hanno scelto di provarmi anche come allenatore".
Come portale Internet, noi ci occupiamo del mondo che gravita intorno alla Lega Pro. In 1^ Divisione milita la Cremonese.
"E' stata il mio primo amore questa società. Vi ho iniziato a giocare da calciatore e vi ho allenato per tanti anni. E' un amore passionale e calcistico che difficilmente si dimentica".
Dopo 54 anni ha riportato i grigiorossi in A.
"Ho avuto la fortuna di essere il tecnico di quell'impresa e sono orgoglioso di aver scritto un pezzo della loro storia".
Ci traccia un ricordo di Domenico Luzzara, storico presidente della Cremonese per 35 anni?
"Cosa dire di quest'uomo: una persona stupenda. Ha avuto la sfortuna di perdere il figlio molto giovane e ha riversato su di me tutto il suo affetto, trattandomi quasi come un figlio. Insieme a lui abbiamo scritto pagine di calcio importanti in una città come Cremona".
Restiamo ancora un attimo in tema: la dovesse richiamare la società per puntare al ritorno in B, lei cosa farebbe?
"Sono tornati negli ultimi anni (dal 2007 al 2009), ma non era più la Cremonese di allora. Per tanti motivi c'era sempre qualcosa che non andava, così quando mi sono accorto che stavo diventando il capro espiatorio di una situazione ormai degradata, non ci ho pensato su due volte e ho dato le dimissioni".
Passiamo ad altro e parliamo di quel 29 gennaio 2011, quando scopre di avere un brutto male. Lasciando da parte l'aspetto pietistico, vorremmo sapere cosa le ha insegnato questa esperienza.
"Una cosa in particolare mi ha fatto capire: che la vita può cambiare da un momento all'altro e così ti dà una lezione importante da imparare: gestirsi in maniera diversa, evitando le tensioni che un tempo erano il tuo pane quotidiano. Comprendi che devi rispettarti e rispettare, perchè senza questo non si va molto lontano. E' stata una maestra molto severa".
A tal proposito: quanto è bella una vittoria e viceversa, quanto è brutta una sconfitta.
"La sconfitta diventa ancora più brutta, quando la vivi come se non ci fosse un giorno dopo. Mentre la vittoria è il viatico per un domani migliore. La malattia mi ha insegnato anche questo. Prima era tutto molto relativo, mentre ora tutto è completamente diverso. In un certo qual senso si diviene più saggi".
Parlando di aneddoti sulla sua carriera: indimenticabile il gesto che fece in finale di Coppa Uefa ad Amsterdam, con il Torino, contro l'Ajax il 13 maggio 1992. In quella circostanza, lei alzò la sedia verso il direttore di gara. Ci parla un po' di questo episodio?
"Quando nella trattoria gestita dalla mia famiglia, qualche cliente alzava la sedia, questi era un segnale ben preciso: bisognava fare attenzione perchè il clima poteva surriscaldarsi. Quello era un gesto sicuramente evitabile, ma volevo attirare l'attenzione dell'arbitro ad essere più attento".
Cos'è il calcio per lei?
"E' la mia vita e la Cremonese ha fatto parte di questo mondo, essendo stato un bell'amore che mi ha dato molte soddisfazioni".
Lei è sempre stato definito un teorico del calcio "pane e salame". Ha mai provato fastidio per questa definizione?
"No, perchè ritengo che pane e salame sia un piatto ricco e gustoso come pochi. Ho un bel ricordo di questa pietanza: quando ero bambino, i miei sfornavano i panini caldi e io li infarcivo di salame. Il calcio è una cosa semplice, altrimenti non ne parlerebbero tutti".
C'è qualche giocatore che ricorda con più piacere?
"Tutti, chi più e chi meno, mi hanno lasciato qualcosa, così credo che non sia giusto nominarne uno, perchè così rischierei di fare un torto agli altri".
Prossimo appuntamento con "Mi ritorni in mente" è per domenica 6 gennaio.


