ESCLUSIVA TLP - Borgo a Buggiano, Dimas: "Ho ricevuto insulti razzisti, ma non mi chiamo Boateng e giocando in Lega Pro non ne parla nessuno..."
I razzisti fuori dagli stadi. L'imperativo rieccheggia e torna spesso a far capolino, ogni qualvolta succedono episodi deprecabili all'interno di un rettangolo verde. Clamorosa la protesta di qualche mese fa da parte del centrocampista del Milan Kevin Prince Boateng, che abbandonò il campo, insieme ai giocatori rossoneri, in segno di protesta contro gli ululati ricevuti da una frangia del pubblico di Busto Arsizio. L'eco di quel gesto ha avuto una portata planetaria, tanto da portare Boateng dinanzi all'Onu nei giorni scorsi. Purtroppo, però, altri episodi simili e altrettanto deprecabili accadono sui campi di calcio, spesso nelle categorie inferiori dove la cassa di risonanza è nettamente inferiore. Vittima di insulti razzisti da parte di un "tifoso" del Pontedera è stato ieri l'attaccante del Borgo a Buggiano Gonçalves Dimas che a TuttoLegaPro.com ha raccontato la sua vicenda:
"Non so neppure perchè sia stato vittima di tutto ciò. Non c'era alcun motivo. Anzi era una splendida giornata di sport. Per me ancor più bella, dato che c'erano mia moglie e mio figlio di due anni in tribuna allo stadio".
Invece è stato vittima di reiterati insulti razzisti...
"Purtroppo mia moglie e mio figlio erano in tribuna sotto di qualche fila rispetto alla persona che mi ha continuamente rivolto insulti razzisti. Come ti dicevo, è stato un momento bruttissimo. Non c'era motivo alcuno per continuare ad insultarmi in quel modo".
Non è la prima volta che le accade. Addirittura anche all'andata con il Pontedera accadde una situazione simile...
"Non sono una persona che si attacca a queste cose, ma non si può sempre far finta di nulla. Ieri allo stadio c'erano anche mia moglie e mio figlio che sono rimasti turbati da questi insulti. Sono situazioni inaccettabili. Serve un segnale e bisogna dire basta con queste persone che vengono allo stadio per insultare e non hanno nulla a che vedere con la bellezza di questo sport. Purtroppo come accennavi anche all'andata ci fu un episodio simile (da un componente della panchina ricevette insulti ndr). A me non piace soffermarmi su queste cose, ma non mi va neanche di essere umiliato e trattato in questa maniera. Se succede in categorie superiori come accaduto a Boateng, c'è un richiamo maggiore, per chi gioca in Lega Pro o nelle categorie inferiori invece non se ne parla affatto, ma queste situazioni accadono lo stesso".
Cosa si aspetta?
"Bisogna fare qualcosa, diamo un segnale forte nei confronti di questi individui, che vanno allo stadio solo per rovinare la domenica alla persone e fare questi atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con lo sport. Questi episodi rovinano il calcio e la bellezza di una sfida come quella di ieri. Come ha sbagliato con me, chi mi dice che non possa fare la stessa cosa un'altra domenica nei confronti di un altro giocatore. Certi episodi rischiano di sfociare nella violenza. Allo stadio con i biglietti nominali oggi si può scoprire chi è stata questa persona. Sarebbe il caso che tutti, dai club alla Lega, facciano qualcosa nei confronti di noi giocatori che ci troviamo vittime di queste situazioni. Tutti parlano, ma ora bisogna agire. Anche Prandelli l'ha detto di dare un segnale forte contro queste persone che rovinano il calcio".
Pensando all'episodio accaduto a Boateng, è lecito dire tanto clamore per nulla?
"Il caso di Busto Arsizio non ha prodotto novità sostanziali e purtroppo queste persone continuno a circolare negli stadi. Credo non sia bello neanche per il Pontedera andare in giro con il marchio di essere razzisti per colpa di una sola persona. I tifosi hanno capito che ha sbagliato quella persona e alla mia uscita in campo mi hanno applaudito. Se si vuole fare pulizia nel calcio, bisogna iniziare ad inviduare coloro che si macchiano di questi episodi e prendere le giuste sanzioni nei loro confronti. Non credo sia difficile in queste realtà - se ci si mette d'impegno da parte di dirigenti e tifosi stessi - nell'individuare e isolare coloro che compiono certi gesti".
Lei all'uscita cosa ha provato e fatto?
"All'uscita dal campo ho salutato i miei tifosi e i miei familiari in tribuna. Non ho fatto alcuna cosa che potesse indurre una persona ad attaccarmi con attaggiamenti razzisti. Inoltre ero turbato per quello che stavano provando mia moglie che è anche incinta e il mio bimbo in una situazione del genere".
Questa era solamente un'intervista, ma l'auspicio è che qualcosa possa cambiare anche grazie alla sua testimonianza.
"Vi ringrazio sinceramente per lo spazio che mi state dando. Purtroppo dopo una, due volte la misura è diventata colma. Allo stadio non dovrebbero accadere queste cose. Speriamo che le cose possano migliorare".


