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Non è più calcio in Serie D, anche “Re Artù” abdica. Una finestra di mercato dalle dinamiche inedite in Lega Pro, l’ “over” torna di modaTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
venerdì 13 dicembre 2013, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Non è più calcio in Serie D, anche “Re Artù” abdica. Una finestra di mercato dalle dinamiche inedite in Lega Pro, l’ “over” torna di moda

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Anche “Re Artù” ha abdicato! Arturo Di Napoli ha alzato le mani. Non è più l’ allenatore del Riccione, Serie D girone D. Una  Società allo sbando, una dirigenza fantasma. Il nulla in assoluto. Nemmeno gli impianti per potersi allenare, probabile anche l’ ingiunzione di sfratto dallo stadio per disputare le gare casalinghe. Arturo non ce l’ ha fatta più e domenica, dopo la partita, ha rassegnato le dimissioni.

L’ ennesima brutta figura per Carlo Tavecchio e la sua gestione. In tutto questo “bailamme”, quello che impressiona maggiormente è il silenzio “assordate” della Lega Nazionale Dilettanti. Purtroppo non si registra ombra di intervento dinanzi al palese fallimento che cresce, a macchia d’ olio, nel campionato nazionale di serie D.

Il format attuale produce alle casse della LND, annualmente,  un “ pacchetto” di oltre tre milioni di euro per tasse di iscrizione più altri cinque (milioni) di fidejussioni bancarie rilasciate a garanzia dalle Società. Somme che, nell’ attuale tribolato che si sta vivendo, meriterebbero maggiore attenzione.

Nulla di trascendentale, per carità. Basterebbe poco. Basterebbe porre in essere, per esempio, un progetto serio che garantisca, a quella categoria, la  disputa del campionato nella regolarità. Una classifica pulita. Senza radiazioni, penalità, defezioni e partite dai risultati tennistici, giocate da ragazzini del settore giovanile (al solo scopo di tenere in vita il titolo sportivo). Nella legalità e nel rispetto della numerosissima platea dei tifosi, dei tesserati e delle Società. Quelle adempienti però.

A tutela di tutto il movimento “dilettantistico” ed anche per la considerazione dovuta all’ importante giro d’ affari economico che la categoria produce su tutto il territorio nazionale.

Mi sbaglio, caro presidente Carlo Tavecchio?

In Lega Pro, l’ imminente riapertura della campagna trasferimenti (dal 4 gennaio 2014) ci riserverà un aspetto inedito per i movimenti della Seconda Divisione. La  stagione di assestamento ha abolito le retrocessioni dalla Prima. Gennaio, in questo senso, sarà il mese delle operazioni inaspettate, perlomeno per i meno avveduti.

Il grande livellamento dei valori (in Seconda Divisione)  ha prodotto, sino ad oggi, classifiche molto corte. Nessuno ha certezza di piazzarsi tra le prime otto, nemmeno chi attualmente occupa posizioni di vertice. Il terrore dei play out e della retrocessione diretta stravolgerà, inevitabilmente, le dinamiche di mercato. Molti presidenti, quasi tutti, saranno obbligati ad aprire i cordoni della borsa ed a mettere mani al proprio portafogli, per tentare il dribbling all’ inferno della serie D. Quello delle regole assurde sopra menzionate.

Sarà la rincorsa ai calciatori di categoria superiore. Di Prima Divisione, forse anche qualcuno di serie B. Tutti esperti e tecnicamente dotati, non importa se stagionati. Per loro sarà più facile rinunciare alla categoria che al richiamo delle sirene del denaro. Meglio ancora, poi, se il tutto sarà condito dal prevedibile  prolungamento del contratto.

Un aspetto inedito ma nella realtà concreto. Un gioco di mercato, imposto agli operatori del settore, dalle regole non scritte, nella stagione della riforma. Un evento sul quale nessuno, dico nessuno, aveva posto la propria attenzione ad inizio stagione ed in sede di campagna trasferimenti estiva.

Ritorna in mente, a tal proposito, la minaccia dello sciopero e l’ inutilità della “guerra” estiva provocata dall’ Associazione Italiana Calciatori. Quella vertenza  sull’ utilizzo degli “under” e  sulla conseguente ripartizione del denaro. Dove  per assurdo si chiedeva la testa dei vertici di Lega.

La dimostrazione, ennesima ove ce ne fosse bisogno, che in pochi sanno vedere al di là del proprio naso. Un segnale per tutti coloro che si professano preparati e pensano di poter fare gli innovatori.

Certo, ma di che cosa?

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