Cesare Di Cintio: Fallimenti e prossime iscrizioni, tutto ha un perchè
Terminate le gare di play off e play out diventa attuale l'argomento dei ripescaggi e delle iscrizioni ai campionati che mi permette di esprimere alcune opinioni di ordine generale sul futuro della Lega Pro.
Prendo spunto, ovviamente, dall'articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport il giorno 10.06.2010 nel quale il Presidente di Lega Mario Macalli manifestava tutta la sua preoccupazione per la situazione delle squadre di Lega Pro e per la difficile situazione economica.
A ciò si aggiunga che il Consiglio Federale, come già riportato da TuttoLegaPro.com nei giorni scorsi, ha dettato regole molto stringenti per i ripescaggi nella terza serie per la quale ha previsto, oltre alla fideiussione base, anche una fideiussione integrativa per la contribuzione a favore della FIGC finalizzata all'attività giovanile.
Nella sostanza, la procedura avrà un costo non indifferente, poiché la misura prevista sarà di due milioni di euro per il ripescaggio in serie A, un milione per quello in B, 400 mila euro per accedere alla Prima Divisione e 200 mila per disputare il prossimo campionato di Seconda Divisione della Lega Pro.
Oltre ai soliti criteri riguardanti il posizionamento nell'ultima classifica, la tradizione sportiva e il numero medio di spettatori tra le stagioni 2004/2005 e 2008/2009, il Consiglio Federale ha previsto delle preclusioni per accedere alla procedura di “salvataggio” per le società sanzionate da illecito sportivo, società che hanno usufruito di ripescaggi negli ultimi 5 anni e società assegnatarie del titolo sportivo a seguito dell'applicazione della norma relativa al cosiddetto Lodo Petrucci.
Non voglio entrare nei termini di una disamina dei criteri e azzardare delle ipotesi su quale realtà potrà “salvare in corner” la propria stagione, ma sicuramente esistono diverse situazioni che non mi convincono.
Mi lasciano, infatti, perplesso le misure adottate dal Consiglio Federale che risultano esser determinati più dalla volontà di incamerare fondi, che di garantire l'iscrizione ai campionati di società solide e trasparenti nella gestione.
Non condivido, inoltre, il versamento a fondo perduto a favore dell'attività giovanile per due ordini di idee:
- si tratta di risorse che vengono sottratte alle gestioni aziendali che, di fatto, impoveriscono le società creando problemi e ricadute negative sui dipendenti (giocatori ) delle medesime;
- la FIGC, dal canto suo, dovrebbe preoccuparsi di sviluppare l'attività giovanile con la valorizzazione dei vivai delle società professionistiche (e non) preservando il lavoro di addestramento dei tecnici che, in troppe occasioni, non viene tutelato proprio dalle istituzioni sportive (per fare questo non servono versamenti in denaro!)
Inoltre i criteri che ineriscono il bacino d'utenza, la presenza degli spettatori nelle ultime stagioni e la classifica dell'ultimo campionato, hanno ben poca valenza e sostanza proprio perchè avulsi dai reali principi che dovrebbero ispirare la Lega e la FIGC.
Superare gli “ostacoli” posti dal Consiglio Federale non è, infatti, garanzia di solvibilità societaria che, invece, potrebbe esser assicurata solo attraverso un giudizio di qualità generale sulla gestione aziendale che sarebbe possibile ottenere solo attraverso una gestione manageriale che, ovviamente, non è possibile improvvisare nei pochi giorni precedenti le scadenze fissati per ripescaggi ed iscrizioni.
Ed allora perchè non basare l'analisi su criteri che ineriscano una valutazione complessiva delle società più che sul il pagamento di una somma di denaro a fondo perduto o sulla base di fidieiussioni che, comunque, non garantiscono la regolare corrisponsione degli stipendi ai giocatori e tecnici?
La prova del mio assunto è dimostrata dai numerosissimi fallimenti che negli ultimi anni hanno coinvolto molte società di Lega Pro e Serie B, proprio dopo la presentazione delle fideiussioni e la conseguente iscrizione ai campionati.
Credo che il futuro dovrà passare attraverso valutazioni della qualità delle società calcistiche per mezzo di analisi approfondite, non solo sulla natura delle performance delle organizzazioni stesse, ma, sopratutto, sull'analisi dalle relazioni tra servizi erogati e performance organizzativa.
La qualità, infatti, si misura non solo in base al bacino d'utenza e alla quantità di spettatori, ma anche in base ad altri concetti come l'equilibrio dei conti economici, il consenso delle autorità locali (il legame con il territorio), la qualità degli impianti, l'esistenza dei centri sportivi di allenamento ( es. Novarello o Monzello) la qualità dell'istruzione tecnica ( la ricerca di istruttori di calcio), la qualità degli eventi organizzati ( tornei, partite di beneficenza, iniziative sociali ecc), il numero di tesserati, la capacità di attirare volontari, la rapidità nelle decisioni ( l'efficacia della gestione), le opportunità di crescita professionale per alcuni tesserati ( ad es, gli allenatori), l'impatto sul sistema scolastico ( profilo sociale ), la soddisfazione dei tesserati ( puntualità nei pagamenti) e la riduzione dei costi (gestione manageriale).
Alla luce di quanto esposto credo che la regolarità dei campionati possa esser garantita solo attraverso l'iscrizione ai tornei di società che esprimono un alto livello di gestione societaria ( la disponibilità economica sarà una sua conseguenza naturale) che, necessariamente, è veicolata da un governo manageriale della realtà sportiva la quale deve esser soggetta a criteri di valutazione che possano esprimere l'alta qualità della organizzazione stessa.
Ritengo che obbligo delle istituzioni sportive sia quello di valutare l'effettiva sostanza di una società nella quale si faccia realmente impresa e dove la politica sia impostata all'autofinanziamento possibile sono se i ricavi superano le spese.
In conclusione penso che il Consiglio Federale abbia semplicemente somministrato un lieve medicinale ad un malato terminale quando, al contrario, avrebbe dovuto porre le basi per la rinascita della Terza Serie che, purtroppo, nel prossimo anno continuerà la propria agonia.


