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ESCLUSIVA TLP - Cuneo, capitan Cristini: "Ogni sconfitta insegna sempre qualcosa. Futuro? Sono legato alla piazza, ma..."TUTTOmercatoWEB
Marco Cristini
© foto di Marco Farinazzo/TuttoLegaPro.com
giovedì 29 maggio 2014, 12:20Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Cuneo, capitan Cristini: "Ogni sconfitta insegna sempre qualcosa. Futuro? Sono legato alla piazza, ma..."

Intervista a tutto campo con il capitano biancorosso che in questa esclusiva non nasconde la sua delusione per la stagione appena conclusa

E' uno dei riti di inizio stagione: la scelta del capitano. Sulle spalle del prescelto andranno oneri e onori che si troverà ogni domenica a portare sul braccio, con quel drappo di stoffa che lo differenzia dagli altri. Come leader e capitano della squadra ha compiti, anche non visibili e allo stesso tempo fondamentali, come quello di spronare il gruppo quando le cose non vanno come dovrebbero. Andare a muso duro se è il caso, se qualcuno non si comporta come dovrebbe.

E se, come è capitato a Marco Cristini, capitano e ormai simbolo del Cuneo (otto stagioni in biancorosso, seppure intervallate da altre esperienze in altri club), c'è bisogno di incoraggiare i più giovani del gruppo dopo la retrocessione di domenica, lui c'è e non si tira indietro.

Essere capitano significa anche prendersi le responsabilità di tutto. E a specifica domanda ha dimostrato una maturità da vero uomo squadra: "Sicuramente sono emozioni forti. Purtroppo in negativo. Secondo me questo tipo di sensazioni ti formano e ti temprano, rendendoti più forte. Si deve imparare dagli errori fatti per cercare di non commetterli e non abbattersi". Parole da capitano, da uomo che conosce queste tematiche: devono servire da balsamo per curare l'animo di questi ragazzi alle prime armi.

In questa intervista esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com, Cristini si è aperto in modo chiaro, andando contro lo stereotipo del calciatore "ricco e ignorante". Leggere per credere.

Marco, eravate partiti con altri obiettivi e invece siete retrocessi per la seconda volta di fila.

"Purtroppo ci siamo svegliati tardi e sapevamo che sarebbe stato un campionato difficile. Abbiamo perso per strada tanti punti che ci sono costati i play out. Le aspettative della società erano altre e sono andate deluse".

Tu sei il capitano di questo Cuneo e in squadra ci sono molti ragazzi che hanno vissuto la loro prima esperienza nel mondo professionistico. Culminata con una retrocessione. Cosa ti senti di dire loro da uomo squadra.

"Dico loro di non abbattersi: queste sono emozioni forti, seppure negative che vanno assimilate per far sì che li temprino e li formino caratterialmente. Sono del parere che questo tipo di emozione sarà utile loro per capire alcune leggerezze fatte in alcuni momenti. Devono capire che non bisogna sottovalutare nessun momento dell'anno perché basta una partita sbagliata e rovini il lavoro di settimane intere. E quindi assolutamente non abbattersi emotivamente e fare tesoro di questa esperienza".

Mentre a te, rispetto allo scorso anno, cosa ha insegnato questa retrocessione?

"E' stato un anno particolare, siamo retrocessi con 47 punti. In qualsiasi altro campionato ci saremmo salvati con ampio margine. Purtroppo siamo stati penalizzati da questa riforma. Rispetto all'anno scorso gli obiettivi erano altri. Ci siamo ritrovati ad un certo punto in una situazione di classifica inaspettata e quando sei lì non è facile. Infatti abbiamo avuto anche un momento di sbandamento, mentale e di gruppo, dove abbiamo collezionato parecchie sconfitte e pareggi consecutivi. Solo allora ci siamo resi conto che dovevamo invertire la tendenza. E quando è accaduto ormai era troppo tardi. Non nego che ci è mancata anche un pizzico di esperienza, vedi la partita interna contro la Torres (0-1, ndr), quando provi a vincerla e la palla non vuole entrare e alla fine perdi, inutile ostinarsi, ma cercare di portare a casa anche un punto. Che sommato ad altre partite simili, avrebbe dato quei due, tre punti in più che ci sarebbero stati utili per la nostra stagione".

Abbiamo visto tutti i tuoi gol e a nostro parere quello più bello l'hai fatto contro il Forlì. Sei d'accordo?

"Sì, anche se devo dire che anche quello contro la Virtus Vecomp, di testa mi è piaciuto molto. Un gol simile l'avevo fatto contro la Spal, ma quella volta me l'hanno annullato".

Adesso con la retrocessione come cambieranno le cose? Hai già parlato con la società per capire se hanno intenzione di chiedere il ripescaggio?

"Credo che il presidente si sia preso questa settimana per sbollire la delusione. E questa retrocessione fa decadere il mio contratto che mi legava a loro (rinnovato la scorsa stagione per due anni, ndr). Vediamo cosa intendono fare. Di certo loro sanno che io sono molto legato a questa piazza, convivendovi con la mia fidanzata e da poco ho aperto un bar con alcune persone. Se le cose dovessero cambiare, a quel punto mi guarderei intorno, però penso che al momento tutto sia prematuro".

Chiusa la parentesi Cuneo, andiamo un po' a conoscere meglio Marco Cristini da Pinerolo. Sappiamo che sei un amante dei libri. L'ultimo letto?

"Quello di Agassi ("Open", ndr). Mi ha colpito in particolar modo perché riflette un po' quello che pensa uno sportivo. Ci sono dei momenti di una carriera in cui hai voglia di dire solo basta e nel mio caso smettere con il calcio. Alla fine però è solo un rigetto di alcuni periodi negativi che hai che ti toccano in particolar modo. Col senno di poi, ti rendi conto che è solo un aspetto superficiale".

La chiacchierata prosegue in modo piacevole e si vira su Giacinto Facchetti e sulle cause della sua scomparsa.

"Ho avuto modo di conoscerlo di persona tempo fa, avendo giocato con il figlio a Cuneo. Purtroppo alla fine si è dovuto arrendere ad un brutto male e tempo addietro facevo una riflessione amara: mio nonno più di quarant'anni fa è morto per la stessa causa e pensi che nonostante siano passati tanti anni, ancora non si è trovata una cura per debellare questo male".

Otto anni a Cuneo: un pregio e un difetto dei cuneesi.

"Un pregio: i cuneesi ti accolgono bene, amano la loro terra e vogliono che tu la vivi fino in fondo. Quindi provando le specialità della zona e visitando la bellezza dei luoghi che la circondano. In alcuni momenti sono freddi e non ti seguono come in alcune piazze al sud. C'è passione, ma non al punto di avere lo stadio pieno ogni domenica. Ci sono momenti in cui tutti sanno del Cuneo calcio e cosa fa, difatti in città sono svariati i capannelli di persone che parlano della squadra, ma in pochi assiepano gli spalti. Avere più gente allo stadio, sarebbe più importante anche per noi. Quelli che vengono comunque lo fanno con passione".

In vacanza dove vai?

"Di solito mare. Amo la Sardegna, ma quando posso cerco di cambiare location, unendo al divertimento anche il modo di poter visitare nuove località".

I tuoi mezzi di trasporto preferiti?

"Dipende dagli impegni che ho. Di solito utilizzo aereo o macchina".

All'estero sei mai stato?

"Sì, io adoro viaggiare e ho visitato molte città: Miami, New York, Parigi, Londra, Madrid, Barcellona...".

Quella che ti ha colpito maggiormente?

"Istanbul mi è rimasta nel cuore. E' una città superaffollata con tredici milioni di abitanti ed è un crocevia tra Europa e Asia. Ci sono dei quartieri dove arrivi e ti sembra di essere a Milano o Parigi, mentre ce ne sono altri dove la religione la fa da padrone e vedi tutte queste donne con il velo. Dove riandrei? Ancora a New York: andare da turista non te la fa godere appieno, mentre la prossima volta che vado e quest'anno penso che sia quella giusta, voglio viverla al meglio. La prima volta che ci siamo stati, la sera arrivavamo cotti e non avevamo voglia di far nulla, se non riposare".

Una città che ti piacerebbe visitare?

"Ho letto degli articoli sul nord Europa e in particolare sulla Svezia. Mi incuriosisce questa loro mentalità diversa dalla nostra. Non disdegno Lettonia e quei paesi del nord della Russia".

Un sogno ricorrente?

"Come ti ho detto, ho aperto un bar qui a Cuneo e mi piacerebbe aprire una serie di questi locali in altre città italiane, rispettando i luoghi e le usanze del posto per farlo combaciare al meglio con questa nostra idea".

Un gol che ti piacerebbe segnare?

"Me ne manca uno in rovesciata. E spero di coronare questo sogno prima di appendere gli scarpini al chiodo".

Se non avessi fatto il calciatore?

"Sono laureato in economia aziendale e nella prima parte della mia carriera ho continuato a studiare. Nonostante giocassi, sono stato educato fin da piccolo che lo studio è fondamentale. Non avessi fatto il calciatore mi sarei indirizzato sul marketing. Sono appassionato di questa materia: come incuriosire l'uomo, colpendolo su molti aspetti emotivi e utilizzando dei colori particolari. Se ci fai caso, in un supermercato niente è messo a caso. Tutto è studiato per attirare l'attenzione. E' un ramo che avrei approfondito volentieri".

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