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Nello Di Costanzo a TLP: "Avrei potuto allenare la Salernitana. Io a Caserta? Non mi dispiacerebbe"TUTTOmercatoWEB
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
martedì 24 giugno 2014, 11:00Interviste TC
di Luca ESPOSITO
per Tuttoc.com

Nello Di Costanzo a TLP: "Avrei potuto allenare la Salernitana. Io a Caserta? Non mi dispiacerebbe"

A margine di un evento a San Marcellino (Caserta) organizzato dalla scuola portieri “Solo per numeri 1”, abbiamo incontrato anche Nello Di Costanzo (già allenatore dell’Aversa Normanna, della Juve Stabia e del Venezia) che della rassegna è il testimonial. TuttoLegaPro.com ha chiesto proprio a Di Costanzo quali consigli abbia dato ai giovani portieri presenti, circa una ventina.

“Ai ragazzi che sono venuti ad allenarsi ho fatto i complimenti perché hanno scelto un ruolo delicato (quello del portiere), un ruolo che un tempo era poco apprezzato, ma che negli ultimi anni è diventato prestigioso. Così come viene esaltato un goleador che segna, alle volte viene apprezzato un portiere che diventa decisivo per il risultato, per non far prendere gol alla propria squadra. È tanto importante anche la preparazione del portiere che adesso si integra nel lavoro di squadra ed è importante in età evolutiva, quando la personalità del ragazzo si sviluppa. Anche il preparatore dei portieri quindi diventa una figura centrale della preparazione nel calcio”.

Dopo l’esperienza con l’Aversa Normanna, adesso è libero. Si sente di nuovo pronto per una nuova chiamata?

“Certo. Aspetto che qualche squadra mi chiami, ma non ho fretta. L’importante è che sia una società con dei valori e con un progetto serio, altrimenti non ha senso. Io preferisco attendere con pazienza, speriamo ci sia l’opportunità di lavorare bene”.

Che differenza ha incontrato tra le realtà calcistiche del Nord e quelle del Sud?

“Dopo i Dilettanti ho allenato per due annate in C1 al Benevento e per un’annata a Castellammare. Poi sono andato a Venezia, e i giornalisti mi chiedevano che differenza c’era: io risposi che era come guidare la macchina a Napoli e poi andare al Nord e guidare con la benda davanti agli occhi: a livello strutturale ci sono delle differenze. Io sono stato a Padova e lì c’erano cinque campi da calcio, quindi potevamo programmare il lavoro in un certo modo. Il calcio comunque a tutte le latitudini ha delle similitudini, perché quando le cose non vanno bene gli allenatori al Sud come al Nord incontrano delle difficoltà. Non è che non ci siano le contestazioni, ma in generale l’organizzazione che trovi al Nord è superiore, ma è anche vero che bisogna considerare la categoria. Sono stato anche a Messina e a livello organizzativo non c’erano molte difficoltà. Lavorare al Nord in campi erbosi è preferibile, ma poi a livello caratteriale spesso al Sud c’è quel calore e quell’ambiente che ti fa veramente sentire di fare calcio ai massimi livelli”.

L’Aversa Normanna è retrocessa in D. Cosa non è andato per il verso giusto?

“Forse siamo andati troppo bene all’inizio in verità, magari si sono create aspettative esagerate. In gennaio siamo andati troppo bene, ma c’erano alti e bassi. C’era da aspettarselo che la squadra non poteva assicurare continuità, perché era formata prevalentemente da giovani. Ricordo una partita contro il Foggia in cui c’erano in campo tre classe 1996. Si lavorava molto con i giovani sebbene ci fossero anche giocatori esperti, ma c’erano anche degli alti e bassi. Comunque quando sono andato via eravamo noni, non eravamo quattordicesimi. Siamo riusciti a vincere tre partite di seguito, ma allo stesso modo abbiamo anche perso tre partite di seguito. Sarebbe servito mantenere gli stessi equilibri, ma la squadra non è riuscita a salvarsi. Dispiace perché c’erano le prerogative per potercela fare, ma è un peccato che Aversa abbia perso il professionismo, un peccato per i tifosi, per i dirigenti, per la squadra… Per salvarsi bisognava sudare sette camicie, ma se si fosse portato avanti un lavoro con me, si sarebbe riusciti a mantenere la Lega Pro”.

Le piacerebbe ricominciare dall’inizio della stagione e non subentrando?

“E’ sempre meglio partire dall’inizio. In questo modo l’allenatore può dare non dico dei nomi, ma delle indicazioni sul tipo di giocatore che più si adegui alla filosofia di gioco. Per quanto mi riguarda non ho frenesia: ho molta pazienza. Sono tanti anni che alleno, e adesso ho quella serenità che mi permette di vivere tranquillamente l'attesa aggiornandomi”.

Tante società ad oggi hanno già scelto l’allenatore, ma la Casertana è tra quelle che non hanno ancora deciso. Lei accetterebbe un’eventuale proposta di Lombardi?

“Lo conosco: ci siamo conosciuti al tempo in cui si diceva che avrebbe preso la Salernitana, eventualmente avrei potuto fare io l’allenatore. Poi è subentrato Lotito con Mezzaroma e hanno fatto ripartire loro il calcio a Salerno. Se devo parlare di Lombardi dico che è un passionale, ma della Casertana conosco anche Pannone che era direttore generale della Juve Stabia quando io ero stato lì: ottenemmo dei risultati importanti che mi permisero poi di essere chiamato dal Venezia. È chiaro che a Caserta sono stato accostato più volte, non mi dispiacerebbe, ma non dipende da me”.

C’è chi sostiene che lei sia riuscito a fare meglio nelle categorie superiori da allenatore, rispetto alle categorie inferiori. Perché?

“Questo è stato un… rimprovero dei dirigenti con i quali ho lavorato, perché mi consideravano di categoria superiore, avendo allenato in B e in Prima Divisione, e cercando di mettere tanta organizzazione in campo mi ‘rimproveravano’ il fatto di essere troppo professionale. Ma io lo prendevo come un complimento. Io ho sempre cercato di fare così in Prima Categoria, in Promozione, in Eccellenza, in D, in C, e in B. La mia professionalità è stata sempre identica, tanto che alla Viribus quando tornai in Serie D dopo averla allenata nelle serie inferiori, mi regalarono una targa, dove c’era scritto ‘A Di Costanzo per averci fatto capire che la professionalità non è una questione di categoria’. Il segreto è trasmettere passione e quella competenza che si è acquisita negli anni”.

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