Cessione Pro Patria, Valentini: "Vavassori non ha mantenuto la parola data. Avevamo già ingaggiato Chevanton e Rocchi"
Interessante intervista rilasciata nelle scorse ore da Fabio Valentini, imprenditore che con la sua cordata è stato a un passo dall'acquistare la Pro Patria. Ai colleghi de "La Prealpina" ha svelato interessanti aneddoti sulla mancata fumata bianca. "Mi dispiace per il Comune, per i tifosi, per la Pro Patria che non merita di stare nella situazione in cui è". Fabio Valentini esce allo scoperto, dopo aver lavorato nell’ombra, e alza il velo sulla bollentissima estate del club bustocco. Una telenovela infinita ma almeno un capitolo, adesso, è di dominio pubblico, con una serie di particolari che dimostrano come le indiscrezioni circolate per mesi erano fondate. Valentini, insieme con altre persone, è stato impegnato in una delle trattative imbastite e non perfezionate. Trattative lunghe, estenuanti, con continui colpi di scena. Valentini, però, ha tenuto duro certo che, alla fine, il suo obiettivo sarebbe stato raggiunto. Ma anche lui ha dovuto arrendersi e adesso potrebbe impegnarsi in una nuova avventura che lo potrebbe portare nei ranghi del Varese Calcio raggiungendo l’amico Michele Lo Nero, a.d. biancorosso. Ieri la giornata fatidica, quella in cui ha appreso che, molto probabilmente, i nuovi padroni del vapore avranno uno spiccato accento brianzolo.
"Mi sono fidato della parola di Pietro Vavassori e purtroppo mi sono sbagliato", dice Valentini mascherando una cocente delusione: "Nella vita si impara sempre qualcosa e questa volta, a mie spese, ho imparato tanto".
Valentini racconta: "Dopo la famosa conferenza stampa di fine luglio, durante la quale Vavassori aveva affermato che il primo che avesse portato la fideiussione avrebbe acquisito la società, mi sono mosso inviando, già l’8 agosto, attraverso il mio avvocato, l’avvocato Marconi, un e-mail, di cui posso fornire copia, con il testo per il preliminare d’acquisto nel quale era specificata la cifra (850mila euro, omnicomprensivi, ndr) che era stata concordata per acquisire la società alla quale si sarebbero aggiunti i 600mila ero di fideiussione. Fideiussione, come giustamente pretendeva il patron, che avevamo pronta il 18 agosto con tanto di delibera bancaria. Nel frattempo sono intercorsi sia sms sia contatti con lui e con la sua segretaria per mettere a punto una trattativa che dopo tanta passione e tanto impegno, speravo si concretizzasse perchè avevo la parola del patron - e ci contavo - e avevo esaudito, in ogni dettaglio, ciò che egli aveva richiesto".
Invece ieri mattina ho scoperto che la cessione del club, almeno secondo quanto sostiene Vavassori, sarà, molto probabilmente, appannaggio di un altro gruppo (quello che fa capo ai brianzoli? ndr). Sono deluso, sorpreso e arrabbiato perchè, ripeto, per me la parola ha un valore. E mi dispiace anche per le persone con cui ho lavorato in questi mesi".
"Ero convintissimo di poter acquisire la Pro Patria e di mettere a punto un progetto, spalmato in più anni, per rilanciare il club e mi sono portato avanti per non farmi trovare impreparato. Avevamo già "fermato" cinque o sei giocatori che avrebbero potuto darci una mano. Avevamo il sì di Chevanton e di Rocchi (per lui sarebbe stato un gradito ritorno, ndr) avevo già scelto il direttore tecnico che sarebbe stato Patrizio Sala (pure lui un ex, ndr) e come allenatore puntavamo su Buglio. Persone che voglio ringraziare così come voglio ringraziare Pietro Villa che sarebbe stato allenatore dei portiere, Agostino Ripoli che sarebbe stato il team manager e Alec Bolla che sarebbe stato il nostro uomo di riferimento, non solo sul mercato. Purtroppo è andata come è andata. Mi dispiace per la Pro Patria e per la sua gente".


