Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / serie c / Interviste TC
INCHIESTA TLP - Quando la scuola italiana dettava legge: Paolo TramezzaniTUTTOmercatoWEB
Paolo Tramezzani
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
domenica 28 settembre 2014, 21:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

INCHIESTA TLP - Quando la scuola italiana dettava legge: Paolo Tramezzani

Si conclude con l'intervista esclusiva a Paolo Tramezzani l'inchiesta ideata da TuttoLegaPro.com per provare a comprendere i motivi dei tanti errori che stanno funestando queste prime domeniche di campionato in Lega Pro.

Dopo averne parlato con Luigi Turci [leggi qui], ex portiere di Cremonese e Udinese, attuale preparatore dei portieri proprio dei grigiorossi, abbiamo proseguito l'inchiesta con Ezio Rossi [leggi qui], difensore anni '80 con la maglia del Torino, allenatore attualmente ai box in attesa di una chiamata.

Con Tramezzani siamo andati fin da subito al cuore del problema e l'ex terzino sinistro dell'Inter negli anni '90 ha colto l'occasione per sferrare fendenti importanti su una cultura del risultato che danneggia notevolmente i più giovani.

Lei è riuscito a darsi una risposta a tutti questi errori che avvengono ogni domenica?

"Guardi, io ho visto la partita di Novara, tra la squadra di Toscano e il Pavia, concordando su questa disamina e anche al "Piola" ho avuto modo di notare degli errori. Credo che tutto questo faccia parte di un momento che sta vivendo la cultura sulla fase difensiva delle nostre squadre. E non solo in Lega Pro, anche nelle serie superiori. Una volta la differenza la facevano gli attaccanti, mentre oggi i giocatori offensivi sono agevolati dagli errori, ma non solo: anche da concetti di tattica collettiva e individuale che si vedono in tante squadre".

Il suo pensiero si incentra su tattica collettiva e individuale. Lei pensa che il problema derivi dal mancato lavoro fatto in precedenza nei settori giovanili o sono gli allenatori delle squadre dove militano questi giovani a non approfondire certi aspetti importanti?

"Gli allenatori giovani non lavorano più su certi movimenti che vanno fatti nella fase difensiva. Manca la scuola italiana, sia dal punto di vista della marcatura, del posizionamento, dell'anticipo, del temporeggiamento, nel leggere le situazioni, nelle coperture. Sono questi gli atteggiamenti che mancano e probabilmente non gli sono stati insegnati. Quando ero più giovane, al difensore venivano insegnati tutti i rudimenti del mestiere".

In questo clima da "si salvi chi può", qualcosa per i portieri si sta muovendo e sono tanti i giovani che stanno giocando in A, mentre per i difensori le cose sono ancora in fase di costruzione. Questo mette le società in condizione, come diceva Arrigo Sacchi sulla Gazzetta dello sport, di non attendere la maturazione del più giovane, puntando su quello più esperto. E la coperta, guardandola dall'ottica di un allenatore, corta: o faccio punti e salvo la panchina, oppure valorizzo i giovani e rischio il posto.

"Si, però se fosse così, mi preoccuperei ancora maggiormente. Se non do' la possibilità ai ragazzi più giovani di crescere, di sbagliare, responsabilizzandoli facendoli giocare, ma cercando di ovviare al problema che mi nasce con l'esclusione a favore di uno più esperto, questo sistema calcio si va a rinchiudere in un vicolo cieco dove non ne uscirà per un bel pezzo. Se siamo consapevoli che i ragazzi di oggi dovrebbero fare un passo indietro e prima di loro gli allenatori, nella valutazione del singolo ci devono essere tutte le caratteristiche del ruolo, sono cose che vanno insegnate quando sei ragazzo, perchè è più facile imparare. Credo che bisogna cambiare qualcosa e ogni tanto gli allenatori devono mettersi in discussione. Magari è un passaggio, ma si vedono tanti errori: vuoi che oggi le squadre sono più spregiudicate e vuoi che il risultato conta sempre tanto in Italia. Nel calcio, la storia insegna che le squadre vincenti hanno si, avuto un capocannoniere, ma sono partite da difese impenetrabili. Lo stesso Barcellona e prima degli spagnoli c'è stato il Manchester United sono una prova di ciò che sto dicendo. Credo che la squadra vada costruita dalla difesa, alla quale insegnare non solo ad impostare il gioco, a fare lo scorrimento e il possesso palla, ma istruire a non prendere gol".

La scuola italiana ha realmente fatto scuola nel mondo. Attualmente difensori importanti in Italia se ne vedono pochi.

"Faccio fatica anche io a fare un nome. In Italia abbiamo avuto grandi difensori, vedi i Franco Baresi, Gaetano Scirea, Claudio Gentile, Paolo Maldini, oppure senza andare troppo indietro, penso alla Nazionale di qualche anno fa, con Fabio Cannavaro, Marco Materazzi e Alessandro Nesta, gente che non solo ha fatto vincere i propri club, ma è stata protagonista in maglia azzurra. Nella nostra storia, come vede, abbiamo sempre avuto grandissimi giocatori, mentre in questi ultimi anni faccio fatica a farti qualche nome. Potrei dire Barzagli, Bonucci, Chiellini, Ranocchia. Buonissimi difensori, ma a livello mondiale ce ne sono di più forti".

Lei pensa che sia solo un problema generazionale e sia una fase di passaggio?

"Io spero e mi auguro che sia solo una fase passeggera. Nelle categorie inferiori vediamo che non si lavora più sul ruolo specifico e questa cosa è normale che determini problemi che vediamo sul rettangolo di gioco. Il mio auspicio è che il nostro calcio riacquisti quella figura importante che è stata il difensore".

Guardiamo però anche ai giovani che in Italia non trovano spazio, mentre all'estero sono protagonisti. Il primo nome ad esempio è Luca Caldirola, difensore classe 1991, cresciuto nelle giovanili dell'Inter e attualmente protagonista nella Bundesliga con la maglia del Werder Brema. I nerazzurri non hanno creduto in lui e questo ci fa tornare al vecchio discorso che si fa in questi casi della mancanza di coraggio dei club italiani a far giocare i più giovani.

"Sicuramente manca il coraggio. Se punti su un ragazzo devi dargli fiducia, permettergli di fare una partita buona e due non bene, ma il processo di crescita passa attraverso l'allenamento, ma l'esperienza in soldoni, te la danno i novanta minuti di gioco. Mentre quando le cose non vanno bene, il giovane è il primo che paga le conseguenze e ne mini la crescita. In questo modo sei costretto a mandarlo a giocare in prestito. E devi comunque monitorarne la crescita e valutare le sue prestazioni. Tutto questo però porta un giovane a trovarsi a venticinque, ventisei anni, che non sei più un ragazzo ma sei vecchio. E questo porta ad una mancanza di equilibrio e la coscienza di sapere che da sempre, il giovane ha bisogno di fiducia".

Nell'ultimo Mondiale disputato in Brasile, si è messa in luce la nazionale del Belgio, con un gruppo di giocatori giovanissimi. In questa nazione negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante, lavorando molto sui settori giovanili e non di rado capita di trovare qualche ragazzo di sedici, diciassette anni, titolare nella serie A belga. In Italia, viceversa, unico a debuttare negli ultimi anni a sedici anni è stato Simone Scuffet dell'Udinese.

"Siamo legati in maniera maniacale al risultato in Italia, mentre all'estero non c'è questa pressione. Questo consente di avere progetti a lungo termine, consapevoli che con la crescita dei giovani poi arriveranno di conseguenza i risultati. Non nell'immediato, ma la mentalità e gli obiettivi di tante società all'estero è la crescita dei giovani".

In conclusione: quale la sua ricetta per uscirne?

"Avendo la pazienza di attendere i giovani, dargli fiducia e accompagnarli in questo percorso di crescita. Solo così possiamo tornare a dare una speranza".

Altre notizie