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Una “governance” in conflitto di interessi ed enormi contraddizioni. Questa, attualmente, è la Lega Pro. Occorre un progetto industriale di grande affidabilità. Condiviso da tutte le componentiTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
mercoledì 31 dicembre 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Una “governance” in conflitto di interessi ed enormi contraddizioni. Questa, attualmente, è la Lega Pro. Occorre un progetto industriale di grande affidabilità. Condiviso da tutte le componenti

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Numerosi i consensi ricevuti sulla mia linea di pensiero riferita al delicato momento che sta vivendo il sistema calcio, in particolare quello di Lega Pro. Tra i tanti che mi hanno espresso solidarietà qualcuno, pur ritenendo valide le mie argomentazioni, ha ritenuto utile farmi rilevare che in quel modo, forse, mi stavo facendo qualche nemico nel “palazzo”. Che la cosa avrebbe potuto nuocermi in un prossimo futuro. Reazione tipica in un ambiente dove, negli ultimi anni, si è vissuto di compromessi e raccomandazioni e dove la meritocrazia è diventata un peso.

Ho sempre sostenuto che nel mondo del calcio non esistono santi. Un sistema dove tutti, ribadisco tutti, abbiamo degli scheletri negli armadi. Esistono infatti delle “regole” non scritte alle quali, in carriera, abbiamo dovuto adeguarci per non essere “tagliati”. E’ capitato anche a me ed a più riprese. Alle volte ho finto di chiudere gli occhi e in altre ho turato il naso. Alla fine il risultato era sempre lo stesso. Frutto di interessi personali e arrampicate al potere. Negli anni, per di più, il sistema è peggiorato. Si è giunti a un punto di non ritorno dal quale, per restituire credibilità allo stesso sistema, si deve ripartire con un progetto industriale di grande affidabilità. Condiviso da tutte le componenti. Nella massima legalità e trasparenza.

Questa la mia linea di pensiero!

Le congiure di “palazzo” non mi toccano. Di certo il calcio di Lega Pro ( non solo quello) ha bisogno di un “restiling”. L’ ingombrante presenza di Lotito, su tutti i tavoli, ne configura l’ espressione più imbarazzante. 

Il calcio di terza serie gestito con il metodo attuale non ha futuro. Le enormi contraddizioni ed i conflitti di interesse presenti nella “governance” Macalli inducono a profonde riflessioni. Per conoscenza dei fatti, non per una presa di posizione nei confronti della persona.

L’ avv. Salvatore Catalano è il legale difensore di Macalli per la vicenda dell’ acquisizione dei marchi del Pergocrema. Lo stesso Catalano, penalista del foro di Milano, ha avuto l’ incarico dal presidente Macalli per la trattativa dei diritti tv, ex Melandri, con la serie B. Una vicenda che per due volte ha visto Lega Pro e serie B, in aspro contrasto, rivolgersi al Tnas. Salvatore Catalano è poi il difensore di Macalli per un procedimento presso la Procura Federale che ne ha chiesto il deferimento innanzi agli Organi della Giustizia Sportiva. Nulla da obiettare se non che il penalista milanese, stimato ed affermato professionista, è componente della Corte D’ Appello Federale, ex Corte di Giustizia Federale, organo di ultimo grado della giustizia sportiva. Una situazione delicata e di grande imbarazzo. Dove si appalesa una possibile interferenza tra i diversi ruoli dello stesso legale. Da un lato difensore e dall’ altro componente dell’ organo di giustizia.

Risulta agli atti della Lega Pro che, dopo il dossier Ghirelli presentato al consiglio direttivo di Lega il 5 settembre u.s., fu chiesto di dare incarico, per una due diligence, a Società primaria. Inserita nell’ elenco Consob. Macalli affidò l’ incarico alla Società “Metodo”, ma anzichè chiedere la verifica dei dati sollevati dal dossier, predispose per una certificazione di bilancio, per Lega Pro e Calcio Servizi, sui bilanci futuri. Una cosa completamente diversa. Principi, semplici, di una dottrina che conosce anche  un “ragioniere” di campagna. 

La “Metodo” non risulta essere inserita nell’ albo delle Società Consob. Nella compagine della stessa, inoltre, figura il professor Ponzellini. Un professionista stimato che è anche membro del Comitato Scientifico della Lega Pro. Un palese punto di collegamento che spalanca un conflitto di interessi. Particolari irrilevanti questi? Non mi sembra!

Nell’ imminenza dello svolgimento dell’ assemblea di Lega Pro è stata inviata, alle Società retrocesse in serie D, una missiva a firma di Mario Macalli. Nella lettera vengono avanzate proposte, ai presidenti di quelle Società, che è preferibile non commentare. Come è meglio non commentare il fatto che un vice presidente federale proponga di “bypassare”, per fini elettorali, una regola stabilita dalle norme emanate in Figc. Sta di fatto che Bra e Sorrento risulterebbero saldate delle loro spettanze da subito. Rimini, Bellaria e qualcun’ altro soltanto alla data del 29 dicembre.  Un rispetto alla tipologia del voto? Un  presidente avrebbe ricevuto, per quegli stessi titoli, un assegno circolare alle 9 di mattina di quel lunedì 15 dicembre u.s. E se rispondesse a verità? 

Effettivamente, se confermato, i fatti sarebbero molto seri!

Sulle promesse andiamo nel grottesco. Prima del voto i “pretoriani” venivano rassicurati sull’ elargizione di contributi federali per almeno 10 milioni di euro. Frutto di promesse elettorali che coinvolgono anche il “magno” Claudio che, a sua volta, garantiva. Il 27 dicembre u.s. il presidente Tavecchio, intervistato dal Corriere della Sera ha dichiarato che gli stessi contributi saranno tolti sia alla serie B che alla Lega Pro. Vacci a capire qualcosa!

Lotito appunto. Che telefonando ai presidenti modifica le promesse a seconda delle tipologie dei club. Ai grandi perora la causa di riconfermare Macalli il quale ha sì sbagliato, ma  ha promesso di portare la categoria a 36 squadre. Tale da poter dividere in 36 quello  che oggi  si divide tra 60. Alle Società più piccole promette, invece, risorse finanziarie dai contratti dei diritti tv della serie A. Per verificare se è credibile basta chiedere ai club di serie B che da 5 campionati aspettano i 75 milioni che gli erano stati promessi per dividere serie A e Serie B. Promessa poi riconfermata alla delegazione della Serie B, incontrata dallo Lotito e da Tavecchio per assicurarsi i voti di quella categoria per far eleggere lo stesso Tavecchio a Presidente della Figc.

Lotito a tutela del potere che gli assicura l’ alleanza con Tavecchio e Macalli si espone a promesse fantasmagoriche. Parla di managerialità e sponsor da portare in Lega Pro. 

Vogliamo vedere cosa succede nella Lazio?

Recentemente il Corriere dello Sport ha pubblicato il rapporto ricavi/fatturato netto dei club di serie A. La Lazio ha un valore percentuale dei ricavi (ad eccezione dei diritti televisivi) pari al 32,99% rispetto al giro d’ affari globale del club. La Lazio se non avesse ricavi dai diritti televisivi sarebbe ben poca cosa. In una ipotetica classifica il Club capitolino avrebbe dietro di se soltanto Cagliari, Chievo, Palermo, Sampdoria, Torino ed Empoli. Da aggiungere che la Lazio non ha main sponsor. Lotito che non è in grado di portare risultati in casa biancoazzurra, può essere credibile quando si fa manager e predica ricchezza da sponsor in Lega Pro?

Su Lotito l’ ennesima considerazione. Proprietario della Lazio nella massima serie e della Salernitana in Lega Pro, ha ottenuto una deroga per questa situazione atipica. Quando sarà sanata o se esiste una regola, che vale solo per il “magno” Claudio, non è dato sapere! 

Tavecchio dovrebbe altresì saperci spiegare come mai, di fronte agli insulti rivolti da Lotito a Marotta, la figc ha tardato ad esaminare la richiesta di autorizzazione ad adire le vie legali presentata dal dg della Juventus. Ha permesso a Lotito il patteggiamento in sede sportiva per poi negare la deroga, sostenendo che il “magno” Claudio era stato già sanzionato. Esiste un perché a tutto questo che non si debba chiamare contraddizione e conflitto di interessi?

Lotito, quando si fa manager, parla di governo del fare, di norme interpretative e di “sistema” dalle regole innovative. Frasi ad effetto estratte dal bagaglio della forbita loquela del presidente della Lazio. Peccato che sono e rimangono solo parole perchè di concreto e di utile, per il futuro delle 60 Società appartenenti alla terza categoria, non si sta facendo nulla. Anzi nelle fervide menti di chi governa alberga il progetto di comprimere ulteriormente, quanto prima ed al massimo, l’ organico. Poco importa se questo sarà causa di incremento alla disoccupazione.

Questi sono i motivi, reali, per i quali asserisco che è giusto pensare a una nuova gestione della Lega Pro. Condivisa, nella legalità e trasparente. Nell’ interesse e salvaguardia di tutte le componenti che ci operano. Dai Presidenti ai magazzinieri.

Poi se qualcuno intendesse guardarmi storto perché la sua poltrona traballa…faccia pure.

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