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ESCLUSIVA TLP -  Lei non sa chi sono io: Bruno Trocini (Rende)TUTTOmercatoWEB
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
giovedì 22 gennaio 2015, 10:20Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io: Bruno Trocini (Rende)

Il giovedì mattina viene dedicato ad un protagonista del campionato di Serie D

"Dal paradiso all'inferno: andata e ritorno". Questo il titolo del film che vorrebbe girare Bruno Trocini, allenatore del Rende sulla sua carriera. Il tecnico dei calabresi è l'ospite - in esclusiva per TuttoLegaPro.com - di questa settimana nello spazio dedicato il giovedì mattina alla serie D: "Lei non sa chi sono io".

Il suo Rende dopo un inizio di stagione zoppicante ha iniziato a macinare risultati su risultati al punto che anche lo stesso Trocini è sorpreso, ma ci tiene a non voler tarpare le ali ai suoi ragazzi. Cosentino di nascita, non nasconde il desiderio di poter sedere un giorno sulla panchina della squadra rossoblù. La vita da calciatore per Trocini è iniziata molto presto: a sedici anni esordio in B con il Cosenza e il passaggio, la stagione successiva,alla Juventus. Con i bianconeri e Giovanni Trapattoni in panchina non va oltre qualche panchina: "Ogni volta mi diceva scaldati, ma non mi faceva mai entrare".

La sua vita da calciatore è terminata relativamente presto: a trentuno anni ha appeso gli scarpini al chiodo per dedicarsi ad altro all'infuori del calcio.

Due anni fa gli viene proposta la Juniores del Cosenza e con i lupi vince il campionato. Questa breve esperienza in rossoblù porta il Rende - neopromosso in D tramite ripescaggio - a dargli le chiavi della sua squadra Juniores. Il lavoro svolto non si conclude a maggio perché la società biancorossa lo chiama al capezzale della prima squadra, terzultima in classifica e con un gruppo ormai allo sbando. Trocini prende la situazione di petto e conquista ventisette punti sui trentasei disponibili nonché una salvezza che per molti sa di miracoloso. Evitando le forche caudine dei play out. Logica la riconferma della società. Arriviamo ai giorni nostri e troviamo il Rende a quattro punti dal Torrecuso e una serie positiva di dodici risultati utili di fila. La città sogna la Lega Pro - manca da queste parti dal 2006/07 - ma le scottature del passato impongono un sano realismo. 

Una prima parte di stagione molto interessante: quinto posto e play off sicuri se dovesse finire oggi la stagione.

"Siamo partiti con la volontà di soffrire meno rispetto alla scorsa stagione. Per fare questo abbiamo cercato di confermare i sette undicesimi dei ragazzi dell'anno scorso e finora i risultati ci stanno dando ragione. Stiamo andando forte, il gruppo è compatto: non ci aspettavamo di essere così in alto. Puntavamo ad essere una squadra fastidiosa e in questo ci stiamo riuscendo".

Il campo pesante domenica è stato il protagonista della sfida contro il Sorrento (1-1).

"Il Sorrento è una squadra costruita per venire fuori dalla situazione in cui si trova. Prova ne è l'ingaggio di un tecnico esperto come Chiancone. Hanno fatto la partita che mi aspettavo: attenti, cattivi, bravi a spezzettare il gioco. Con un campo del genere la squadra che deve fare gioco trova delle difficoltà".

Facendo un'analisi della vostra stagione: dopo le prime tre trasferte dove sono arrivate altrettante sconfitte (Sorrento, Neapolis e Torrecuso, ndr), avete invertito il vostro ruolino di marcia. Cosa è cambiato?

"Penso che il cambiamento sia nato dopo lo 0-1 interno incassato contro la Tiger Brolo. Faccio un piccolo inciso: non è stata la sconfitta in sé che ha fatto male, ma la prestazione tout court: brutta e deludente da parte nostra e questo ha fatto scattare qualcosa nei miei ragazzi. Il cambio di passo ha portato a conquistare dodici risultati utili di fila".

Domenica c'è il Roccella.

"E' un derby e va affrontato con il giusto spirito. Loro sono una squadra in salute e organizzata".

Gli avversari adesso vi affrontano con un piglio diverso, vista la vostra classifica.

"In questo momento la difficoltà più grande per noi sta in due fattori ben distinti. Intanto come dicevate voi le squadre non ci affrontano più come un tempo: questo li porta a dare qualcosa in più. La seconda è dentro di noi: stiamo ricevendo tanti complimenti e le motivazioni in questi casi possono calare. Siamo consapevoli che stiamo disputando un campionato al di sopra di ogni più rosea previsione. Sta a noi continuare a trovare quel fuoco per restare dove ci troviamo, insieme a squadre che hanno speso quattro cinque volte in più del nostro budget attuale".

A questo proposito: all'"Esseneto" di Agrigento contro l'Akragas avete disputato un ottimo incontro trovandovi avanti per 2-0 per poi terminare sul pareggio. In quel caso vi è mancata quella cattiveria necessaria per chiudere la partita.

"In quella partita il rammarico più grande non sta nel pareggio finale al 93'. Abbiamo fatto un primo tempo strepitoso dove se fossimo andati negli spogliatoi con almeno tre gol di scarto nessuno avrebbe avuto nulla da ridire: invece siamo andati sull'1-2. Nella ripresa il pubblico ha fatto la sua parte spingendo l'Akragas a trovare il pareggio. Una rete per certi aspetti casuale: al 93' abbiamo preso gol da un difensore che si è trasformato centravanti nell'occasione. Con un pizzico di attenzione in più avremmo vinto".

Un voto alla tua squadra?

"Per il momento diamo un bell'otto".

La scorsa stagione sei stato promosso a febbraio dalla Juniores alla prima squadra. Sei arrivato che la squadra era terzultima.

"Esatto. Abbiamo fatto un finale di stagione strepitoso: su dodici incontri e trentasei punti in palio abbiamo conquistato ventisette punti, evitando i play out all'ultima giornata. Quella esperienza mi è stata utile per la riconferma e ora siamo qui a fare qualcosa di molto importante".

Nella tua carriera di calciatore hai anche indossato la maglia della Juventus: dal Cosenza dove hai esordito (1990/91) ai bianconeri, senza mai esordire in prima squadra.

"Ho fatto due anni di settore giovanile con la Juventus e un paio di panchine in A, senza mai esordire. E' capitato in quelle circostanze che la squadra vincesse e Trapattoni mi diceva di scaldarmi però alla fine non entravo".

Ti sei ritirato relativamente giovane: a 31 anni.

"Ho smesso a 31 anni e ho fatto tutt'altro. In questi anni mi è stato proposto di allenare le giovanili, in alcuni casi i bambini, ma non era una cosa che mi ha mai appassionato. Due anni fa mi viene proposto di allenare la Juniores del Cosenza: subito abbiamo vinto il campionato. E da lì mi sono detto: perché non provarci".

Fare il dirigente non ti piace?

"No, preferisco il campo, lo spogliatoio. Non mi vedo in quei ruoli".

Cosa ti affascina del tuo ruolo di allenatore?

"Essere responsabile di un gruppo mi piace molto, mi fa sentire importante e con un ruolo fondamentale. Il problema maggiore del fare l'allenatore in queste categorie è quello di trovarsi a disputare campionati non veritieri".

In che senso non veritieri?

"La realtà è che la maggior parte dei giocatori fa solo questo e non hanno altri lavori: per questo vanno trattati come dei professionisti. Ci sono squadre che partono con una rosa, salvo smantellare a metà stagione: prendiamo il caso dell'Orlandina nel nostro girone. I siciliani ad inizio stagione hanno giocato alla morte contro tutti, poi hanno finito per sbaraccare e chi li affrontava non trovava più i giocatori dell'inizio. Credo che la Federazione e chi di dovere deve fare dei controlli maggiori per evitare questi casi".

Torniamo a parlare del Rende: come si comporta Federico Caruso, attaccante del ''95 arrivato in prestito dalla Reggina (ha iniziato la stagione alla Fidelis Andria con due presenze ed un gol, ndr)?

"Ha esordito domenica contro il Sorrento. Ci troviamo davanti ad un buon prospetto: è alto un metro e novantacinque e deve imparare a gestire la sua fisicità imponente. Ragazzo molto serio che ha voglia di imparare: deve avere pazienza per poter migliorare".

Gli altri giovani che avete in rosa che meritano una menzione chi sono?

"C'è l'altro Caruso, Simone. E' un esterno offensivo, molto veloce, alto, fisico da atleta. C'è poi il portiere De Brasi, altro '95, al suo terzo campionato da titolare - uno di Eccellenza e due di D -, infine il terzino destro Francesco Ruffo, classe 1996 che sta disputando una stagione su ottimi livelli".

Un pregio del lavorare con i giovani?

"Lavorare con loro è stimolante: sono come delle spugne. Devi formarli quasi in toto e devi insegnare loro tante nozioni. La cosa più bella è il vederli applicare sul campo ciò che tu gli insegni durante gli allenamenti. Certo, gli manca quella maturità per capire quanto è importante l'apprendere immediatamente. Il loro problema è quello di rischiare di bruciarsi subito proprio a causa delle regole che gli richiedono una crescita immediata che va contro loro stessi".

Cosa ti sta insegnando l'esperienza da allenatore?

"La consapevolezza che non si smette mai di imparare. In questo ruolo hai sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Non sei mai del tutto preparato e questo ti insegna l'umiltà di non sentirti mai arrivato".

Un allenatore che ti ha lasciato un ricordo importante nella tua carriera da calciatore e porti come esempio in questo tuo nuovo ruolo di tecnico della prima squadra del Rende?

"Ce ne sono due per motivi diversi: il primo è Sergio Buso. Non era un mostro di simpatia - molto duro e fiscale con i suoi -, però aveva una conoscenza della materia calcio che ho ritrovato in pochi altri. Come gestione del gruppo credo che Giorgio Rumignani era un vero maestro. Ogni giorno ci teneva mezz'ora, quaranta minuti in mezzo al campo: aveva la capacità di tenere alta l'attenzione del gruppo su ogni singolo aspetto che trattava".

Sei nato a Cosenza: un pensiero a quella panchina ce lo fai?

"A chi non piacerebbe sedere su quella panchina? Però sono una persona terribilmente con i piedi per terra, forse troppo, però il pensiero in questo momento è alla partita con il Roccella".

Non mi dire che non sei neanche un po' ambizioso.

"Sì certo, però chi pensa all'ambizione rischia di sbagliare nel quotidiano. Purtroppo nel nostro lavoro il quotidiano è fondamentale. Non posso pensare a cosa succederà, se non so cosa avverrà oggi. A tempo debito ci penserò".

Un pensiero alla Lega Pro il Rende ce lo fa?

"Essere ambiziosi non è sbagliato, però noi dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Gli obiettivi stagionali sono quasi raggiunti, ma questo non ci deve impedire di scendere in campo ogni domenica con il coltello tra i denti. C''è ancora un girone di ritorno da affrontare e bisogna stare con i piedi per terra".

Se la tua carriera finora fosse un film, che titolo avrebbe?

"Se ripenso alla mia carriera è stato tutto un sali scendi: a sedici anni la Juventus mi ha prelevato dal Cosenza pagandomi un miliardo e mezzo di lire. A ventuno anni ho smesso di giocare. Potevo andare in serie A a ventisei anni quando giocavo con la Reggiana: dopo due anni ero in D con il Rende. Forse anche per questo vivo con i piedi per terra. Se devo dire un titolo dico: dal paradiso all'inferno, andata e ritorno".

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