Le Società di Lega Pro bussano a cassa. Scarse ed inadeguate le risorse economiche disponibili. Il “minutaggio” non giova a nessuno. Un sistema sbagliato premia gli inadempienti a danno dei (“piccoli”) virtuosi
Le norme che regolano la Lega Pro. Il vademecum di un percorso, tortuoso, che traccia una pericolosa strada verso il dilettantismo. Un punto di non ritorno, di questo passo inevitabile, che sta a dimostrare come il commerciale della attuale governance abbia fallito nei propri obbiettivi.
Denaro, il tanto denaro, che, in poche stagioni, è venuto a mancare nelle casse delle Società penalizza la terza serie. Dai 16 milioni di euro che, ancora recentemente, le venivano girati dalla Federcalcio, al nulla del giorno d’ oggi. Per giungere alla decisione assunta dal Coni, recentemente, di tagliare i proventi destinati alle Società di quella categoria.
Perdite finanziarie mai compensate. La carente attività di un ufficio commerciale poco incline alla ricerca di nuovi partners. Una fonte di ricavi alla quale non è mai stata dedicata la necessaria attenzione. Una ciambella di salvataggio che, certamente, non avrebbe risolto tutti i problemi economici della categoria, ma che, altrettanto certamente, avrebbe contribuito ad alleviare gli affanni, nella gestione finanziaria, della maggioranza delle Società attualmente in organico.
Il riferimento alle scadenze della prossima settimana è inevitabile. Il 16 aprile dovranno essere pagati gli stipendi ai tesserati ed i relativi oneri in capo ai mesi di gennaio e febbraio. Una necessità media, di liquidità, dai 300 ai 400 mila euro per Società. Tanti sono in difficoltà finanziaria. Tutti stanno battendo a cassa. Le disponibilità annunciate dalla Lega sono invece irrisorie.
In totale, da dividere, solo 2,7 milioni di euro. Dei quali 1,2 milioni per la promozione applicata nell’ attività di sviluppo dei vivai e 1,5 milioni, circa, legata all’ utilizzo degli “under” per il minutaggio. Nella media, solo potenziale, una ripartizione di 45mila euro per Società. Nella realtà alcuni potranno percepire circa 70 mila euro. Chi trascura il settori giovanili e non manda in campo calciatori, nel rispetto dell’ età media richiesta, ne riceverà, a mala pena, 10mila. In tutti i casi una sciocchezza al confronto dei 350/400mila necessari, a tutti, anche ai più virtuosi, per far fronte ai costi generali (tutto incluso) della gestione bimestrale.
Uno specchietto per le allodole, quindi, il minutaggio. Una trappola per i meno avveduti. La media di 10 euro, circa, il compenso per ogni minuto giocato da un calciatore in età di “under”. 900 euro per ogni partita. 30mila, circa, per un campionato intero a patto di mandarlo sempre in campo. Ne debbono giocare 5 per poter percepire 150mila euro!
Nella realtà un minimo federale, più vitto e alloggio, oneri riflessi e assicurazioni, ha un costo di gestione annuo che supera i 40mila. Per poterne mandare sempre in campo cinque ne devi tesserare almeno il doppio (10). Il che comporta un aggravio passivo sulla gestione totale pari a 400mila euro.
Concretamente: giova a qualcuno?
Il minutaggio altro non è che un palliativo. Inutile e improduttivo. Oltretutto erogato con il conta gocce e di sovente svilito, nel valore economico, per l’ applicazione di sanzioni pecuniarie di varia natura.
La dimostrazione, palese, della necessità assoluta e immediata di riforme mirate. Progetti ed idee nuove. Alternative valide nella produzione dei ricavi. A salvaguardia della categoria e per evitare che quel percorso, di sola andata, verso il dilettantismo diventi, nel volgere di poco tempo, una amara realtà.
Un punto di non ritorno pericoloso. Aggravato dalle difficoltà economiche di Società che dall’inizio della stagione non rispettano gli impegni assunti nei confronti dei propri tesserati, dell’ erario, dei fornitori. Con calciatori che, nelle situazioni più disperate, vengono, per inadempienza “cacciati” dalle abitazioni date loro in uso.
Si deve evitare il ripetersi di classifiche virtuali con procedure macchinose che premiano gli inadempienti. Alcuni di questi, per le lungaggini ataviche della giustizia sportiva, sono tutt’ora in lizza per la promozione alla serie superiore. Procedure che nella realtà penalizzano Società dalle gestioni virtuose. Club immeritatamente definiti di seconda fascia, rispettosi, a costo di enormi sacrifici, delle norme e dei regolamenti. Ingiustamente ed immeritatamente relegate nelle zone basse della classifica.
Come si deve evitare il verificarsi di quei tagli “naturali” all’ organico di Lega Pro al quale, senza neppure molti sotterfugi, il “magno” Claudio faceva palese riferimento nel corso di alcune sue telefonate ad addetti ai lavori.
Il tutto nel tentativo estremo di restituire credibilità a quel circo impazzito, chiamato calcio, dove dilettanti prestati al sistema, ormai padroni assoluti della scena, recitano a soggetto.
Oggi, 9 aprile, infine, il Tribunale Federale dovrebbe occuparsi del deferimento di Mario Macalli in riferimento ai marchi del Pergocrema ed al denaro dovuto, ma mai inviato, a quella Società. Un giudizio delicato. Atteso con curiosità e che, qualunque ne sarà l’ esito, condizionerà inevitabilmente, in un senso o nell’ altro, gli equilibri politici del “Palazzo”.


