ESCLUSIVA TLP - L'ex Catanzaro Bindi: "Nel calcio si sta svilendo la meritocrazia. Non si possono fare acquisti con calcolatrice alla mano"
A 28 anni ancora si è giovani, o almeno, lo si dovrebbe essere. Perché nel calcio di Lega Pro, quell’età inizia a essere balorda: troppo pochi anni per decidere di smettere, ma troppi per continuare, date certe regole. E non importa se alle spalle hai una decennale carriera sempre da titolare condita da promozioni in Cadetteria, non importa se sei entrato nella top 10 dei portieri meno battuti del calcio italiano: per la terza serie sei un oggetto di attenta di valutazione, non uno da prendere al volo.
Questa, in breve sintesi, la storia dell’ex portiere del Catanzaro, Giacomo Bindi, che ai microfoni di TuttoLegaPro.com racconta cosa vuol dire, ai tempi odierni, aver scritto 1987 sulla carta di identità, alla sezione “data di nascita”.
E’ una situazione paradossale quella in cui ti stai trovando: anni di onorata carriera alle spalle e adesso un periodo di stallo, non certo dipeso dalla tua volontà.
“Purtroppo questa non è una situazione che riguarda solo me, ma si estendo un po’ a tutto il calcio italiano, dove si sta svilendo il concetto di meritocrazia. Molto spesso i calciatori validi vincono campionati, disputano ottime stagioni, ma a luglio si trovano senza squadra: e a me successe anche l’anno in cui vinsi i play off con il Latina. Credo che siano quelli che si sono dimostrati bravi, e ripeto, non è un discorso personale, a dover essere cercati, aldilà dell’età: è altrettanto vero che poi devono sempre confermarsi, nessuno può adagiarsi, ma devono esser messi in condizione di farlo”.
Il tuo telefono non è proprio mai squillato in questi mesi?
“A essere sincero si, qualche proposta l’ho avuta, ma ho preferito declinare perché comunque non si può ragionare solo con la calcolatrice alla mano, così non ci sono proprio i presupposti per una contrattazione. Sono molto aperto al dialogo, ma conosco anche il mio valore, e voglio quindi chi possa valorizzare il mio profilo umano e calcistico. Oltre ogni numero”.
Cosa non semplice nel momento attuale…
“Purtroppo hai ragione, non è semplice. Ma ho voglia di trovare qualcosa che mi dia le motivazioni giuste, una squadra che abbia progetti abbastanza duraturi, ma se non dovesse succedere cercherà altre strade. Va bene scendere a compromessi, ma no se questi devono esser fatti solo per dati anagrafici”.
Stai quindi pensando di smettere?
“No, non vorrei smettere, anzi, vorrei continuare perché a 28 anni sono nel pieno della forma psico-fisica e so di poter raggiungere ora i massimi traguardi. Mi sto allenando a Coverciano con i senza contratto per rimanere comunque in forma”.
Ci sono quindi spiragli futuri a esempio su qualche panchina?
“Il corso per allenatore non l’ho ancora seguito, ho dato spazio all’università, non sono sicuro un domani di voler rimanere nel calcio in una veste che non sia quella di portiere. Ma a questo spero di pensarci più avanti possibile”.


