Lega Pro a un bivio. Format a 60 solido e strutturato. Bando a penalizzazioni e ripescaggi. Altrimenti si taglino i rami secchi e sia strada spianata alla riforma
Il nodo da sciogliere è quello del format. Le norme dicono che le squadre debbono essere 60. Recentemente lo ha anche ribadito, nel suo dispositivo, il Collegio di Garanzia del Coni. Ricomporre i tre gironi da 20 è nelle aspettative di tanti presidenti e di tante piazze importanti. Lo stesso Gravina, prima ancora di essere eletto, ne faceva, giustamente, uno dei cardini del suo programma.
Il neo eletto presidente rispetterà, certamente, le premesse. Manterrà il suo impegno. Saranno, al proposito, individuate le soluzioni più idonee nel meccanismo delle retrocessioni e delle promozioni. Ove ne ricorresse la necessità saranno anche studiate formule nuove per eventuali ripescaggi. Magari con un sistema di garanzie fidejussorie di grande spessore piuttosto che la richiesta di quell’esoso “fondo perduto”, dello scorso anno, che aveva tanto il sapore di una tassa.
Gravina, dicevamo, scioglierà certamente il bandolo di quella “matassa”. E’ in possesso degli argomenti ed ha le qualità per ottenere il risultato migliore.
Esiste un però. Un campanello d’allarme. Conseguenza del ripetersi di accadimenti negativi. Il perseverare di inadempienze. Il continuo, mancato rispetto delle norme da parte di Società e tesserati. Penalizzazioni e squalifiche, per illeciti finanziari e sportivi, che aggravano pesantemente la situazione generale della categoria. Non ultime le richieste della Procura Federale in relazione allo scandalo “Dirty Soccer”. Il risultato del campo non è più sovrano. Le classifiche vengono ripetutamente stravolte.
Lega Pro a 60 squadre. E’ giusto?
Gravina si starà già interrogando al proposito. Presidenti in difficoltà con le fidejussioni e per pagare puntualmente, stipendi ed oneri riflessi, ce ne sono diversi. Nella scorsa stagione si è registrato il record negativo delle penalizzazioni. Nell’attuale i presupposti non sono migliori.
Nell’attuale, per quanto sopra esposto, la Lega Pro non esporta certamente una immagine positiva. Con questo andazzo le aziende leader, che potrebbero fare da sponsor al brand della Lega, sono inavvicinabili. Il lavoro di “ricostruzione” diventa improbo. Occorrono risorse finanziarie notevoli per restituire solidità a tutto il movimento. Quell’ingente passivo nella gestione globale della categoria (parlavamo di 80/90 milioni a stagione) pesa come un macigno.
Per potersi sedere al tavolo con le altre due leghe ed interloquire a sistema Gabriele Gravina ha la necessità di essere credibile. Portato a casa il risultato sul format sarà per lui indispensabile confrontarsi con i suoi presidenti. Nell’immediato. La solidità del progetto che scaturirà da quel confronto rappresenterà la garanzia per la credibilità futura della Lega Pro a livello istituzionale.
La categoria è in grado di esprimere 60 Società strutturalmente e finanziariamente solide e solvibili?
Adempienti nel rispetto delle norme. Con gestioni consolidate finanziariamente e nella programmazione. In grado di cancellare l’aspetto negativo offerto dai ripetuti deferimenti e dalle continue penalizzazioni. Espressione di un sistema capace di escludere a priori gli intrusi e quelli, del mordi e fuggi, prestati al calcio. Quelli dediti agli inciuci di bilancio e di campo. Si?
Allora sarà confortante e si potrà procedere oltre.
In caso contrario bisognerà fare di necessità virtù. Sarà indispensabile tagliare i rami secchi. Fare piazza pulita non sarà una sconfitta. L’eventuale ridimensionamento del format rappresenterà un evento positivo. L’avvio a quella riforma alla quale si fa generale riferimento senza conferirle mai la necessaria concretezza.
A Gabriele Gravina, in quel caso, il compito di elaborare un progetto innovativo, con criteri e strutture solide, che sappia concretamente restituire credibilità al brand, attualmente sbiadito, della Lega Pro.


