EMBLEMATICO CAOS A CATANZARO, LA LEGGE SUGLI STADI E IL FAIR PLAY FINANZIARIO, ECCO COME POTREBBE CAMBIARE LA LEGA PRO NEL PROSSIMO FUTURO
Gentili lettori
la scorsa settimana mi ha colpito un articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport nel quale si descriveva la particolare situazione del Catanzaro che vive un momento di profonda difficoltà a causa della propria situazione societaria. Il caso è preoccupate perché sembra che la squadra, che naviga in fondo alla classifica, abbia diffuso un comunicato stampa chiedendo ai dirigenti di andarsene e di rimettere le quote della società nelle mani del sindaco. Una situazione drammatica alla luce del fatto che sembrano già scarseggiare le risorse economiche, al punto che i calciatori sono senza stipendio da 5 mesi e molti atleti pare siano stati sfrattati da alberghi ed abitazioni. Manca il materiale sportivo, l’acqua, il detersivo per lavare le maglie e ci sono difficoltà per organizzare le trasferte al punto che qualcuno ha pensato di prendere le macchine private come avviene nei campionati dilettantistici. Dispiace vedere i giallorossi calabresi in questa situazione, dato che sin da piccolo avevo seguito con simpatia il Catanzaro che fu la prima squadra calabrese a raggiungere la massima serie con i goal del mitico Palanca. Auguro ai gloriosi calabresi di riprendersi poiché Catanzaro è una piazza che meriterebbe ancora la Serie A.
La situazione generale, tuttavia, non mi stupisce dopo quanto accaduto la scorsa estate in Lega Pro (20 società non iscritte) e soprattutto alla luce delle nefaste previsioni anticipate dal Presidente Macalli prima dell’inizio dei campionati. I problemi, infatti, non sono solo a Catanzaro ma anche in altre società che, da qui alla fine del torneo, inizieranno a mostrare i primi segni di cedimento a livello societario, proprio perché la lezione del passato pare sia stata appresa da pochi. C’è stata la corsa alle iscrizioni tra ricorsi dell’ultimo momento ed investitori trovati dopo affannose ricerche, per tamponare il tamponabile nei bilanci, poi tutte le problematiche sono svanite quasi per miracolo all’apertura del calciomercato e la “giostra” ha ricominciato a girare, anche se a fatica. Il campionato “zoppo”, a 85 squadre anziché 90, è stato il primo segnale preoccupante sopratutto perché alcune delle società che hanno fatto istanza per esser ripescate si sono trovate immediatamente in affanno. Addirittura qualcuna di queste è senza stadio, altre sono costrette a giocare a porte chiuse per inidoneità degli impiegati, altre ancora hanno subito l’abbandono degli azionisti di maggioranza e sono alla deriva. Il problema è strutturale e organizzativo.
Credo che oggi non si possa prescindere dalle strutture sportive per fare calcio a livello professionistico e, sotto questo punto di vista, i fatti di Genova ritengo siano eclatanti poiché accaduti nell’ambito di una manifestazione internazionale. Figuriamoci cosa sarebbe potuto accadere ( e cosa potrebbe ancora verificarsi) nell’ambito di un campionato di Lega Pro dove i servizi d’ordine sono ovviamente minori ma, soprattutto, dove le strutture sono inesistenti e, in alcuni casi, fatiscenti.
Smettiamo di fingere che tutto vada bene e di posticipare i problemi perché tutto risulta piuttosto preoccupante. Dobbiamo aspettare che ci “scappi il morto” per capire che bisogna imprimere un cambio di direzione alla politica attuale?
La tanto sbandierata Legge Crimi sugli stadi di proprietà per le società sportive langue tra le carte del Parlamento ed ha subito dei rallentamenti notevoli nel proprio iter formativo e nessuno è in grado di dare una motivazione plausibile sul punto. Inoltre, a partire dalla stagione 2011- 2012, entrerà in vigore il Fair Play finanziario secondo cui le società calcistiche non potranno spendere più di quanto guadagnano e ci saranno controlli più stingenti sulle situazioni fiscali e finanziarie delle società. Ciò premesso sorge spontanea una domanda: cosa si sta facendo attualmente per tutelare le società di Lega Pro da questo cambio epocale che, per forza di cose, dovrà coinvolgere anche la Terza Serie? Poco, direi.
I campionati sono iniziati ma troppi soggetti pensano ancora solo ai risultati della Domenica senza porsi il problema di come cambierà il panorama futuro e correre ai ripari e introdurre dei correttivi a livello gestionale. Gli strumenti giuridici, pur senza legge sugli stadi e senza l’obbligatorietà di un regime di Fair Play Finanziario, esistono già oggi per rendere le società sane, trasparenti e con un “valore reale” che sia diverso dai cosiddetti “cartellini” dei giocatori che, oggi, rappresentano un parametro difficilmente valutabile sul quale non può certo basarsi il futuro di una società di capitali.
L’ente sportivo deve esser in grado di creare business ma per fare questo servono dei managers che abbiano qualità e competenze di alto livello in campo aziendale e sportivo. Permettetemi una metafora: se per dirigere una sinfonia alla Scala di Milano bisogna conoscere la musica per far funzionare una società di calcio è necessario avere competenze di management aziendale-sportivo.
Il calcio è un gioco con il quale è possibile farsi molto male….. vedere (Rimini, Mantova, Perugia, Arezzo ... etc) per credere.


