INTERVISTA TC Zanetti: "Volevo giocarmi il 2° posto con la Reggiana"
Un allenatore alla sua prima esperienza professionistica, una squadra caratterizzata da tanti giovani uniti alla sapienza di alcuni esperti in grado di condurli al meglio nel corso del loro primo assaggio alla categoria, l'obiettivo della salvezza e un secondo posto appena conquistato, con la possibilità di blindarlo all'ultima giornata: questo è il Sudtirol di mister Paolo Zanetti, intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoC.com, dove non ha perso occasione di togliersi un sassolino dalla scarpa in vista della possibilità di beffare proprio la sua ex squadra, la Reggiana (a pari punti con gli altoatesini, ma al quarto posto per la classifica avulsa), di cui guidava la Berretti nella scorsa stagione.
Mister, partiamo dall'attualità: non poteva esserci scelta migliore che quella di preferire Candellone a Costantino nella gara di Ravenna. L'ex Gubbio l'ha ripagata con due gol pregevoli, che vi hanno fatto vincere ed issare al secondo posto in classifica.
"L'avevo visto molto bene in settimana: aveva espresso in allenamento una grande rabbia e una grande voglia di esserci. Mi ha acceso la scintilla e gli ho dato la possibilità. Il merito è tutto suo. Questo però non è demerito di Costantino che è un ragazzo che ha fatto finora 14 gol ed è un giocatore importantissimo per il nostro cammino. Candellone è stato bravo a sfruttare la chance: parliamo di un ragazzo di vent'anni, che ha potenzialità enormi ma che ancora non si rende conto di quanto è bravo. Spero che ora scatti in lui una scintilla: sono convinto che avrò un'arma in più per questo finale di stagione".
Siete partiti per salvarvi e vi trovate a una giornata dal termine al secondo posto. Crede possiate soffrire di vertigini in vista dell'ultima partita col Mestre?
"Spero di no. Però è evidente che non siamo abituati a questo tipo di classifica. Come dico sempre io ai ragazzi: nel calcio nessuno ti regala niente. Se in questo momento noi siamo in quella posizione è perché ce lo siamo meritati e quindi abbiamo tutte le carte in regola per giocarci un posizionamento così importante in una partita difficile come quella contro il Mestre: una squadra che conosciamo tutti, allenata molto bene e che gioca un calcio spregiudicato. Ma per noi la posta è davvero alta e faremo di tutto per non tradire le attese".
A metà aprile, nel corso di un incontro conviviale coi vostri tifosi, aveva dichiarato: "Ora dobbiamo giocare per vincere: è una cosa nuova per noi". Infatti arrivasse un successo domenica prossima sarebbe il primo tris di vittorie consecutive in stagione.
"E' vero: abbiamo avuto un momento centrale di grande continuità, però non avevamo mai vinto tre partite in fila. Questa è un'occasione anche per fare una cosa che non abbiamo ancora fatto. Saremo in casa, davanti al nostro pubblico e sarebbe bello visto che ci giochiamo il secondo posto: potremmo saltare qualche turno playoff e sicuramente sarebbe importante per noi, per recuperare un po' di energie".
Sempre nella stessa occasione ebbe a dire: "Eravamo partiti nello scetticismo generale, anche per la mia figura in quanto sono il più giovane allenatore tra i professionisti, avevo tutto da dimostrare così come i miei ragazzi". C'è tanta umiltà nelle sue parole, ma anche la consapevolezza che alla fine ha dimostrato di poterci stare in questo mondo e di sapere il fatto suo.
"Sono onesto e dico quello che è: lo scetticismo nel calcio è normale. Arriva un tecnico di 34 anni, alla sua prima stagione, nessuno poteva pensare che in questo momento la squadra sarebbe stata seconda. Però io credo molto in me stesso e in ciò che faccio e cerco di trasmetterlo ai miei ragazzi. E' stata una crescita continua e lungo il cammino la sensazione che avremmo potuto fare qualcosa di importante mi era venuta: incontrando squadre più forti di noi sulla carta, nessuno mai ci aveva messo sotto. Questo significava che la squadra aveva delle potenzialità non riconosciute dall'ambiente. Il lavoro paga e la voglia di migliorarsi sempre porta risultati al di là dell'età".
A proposito di età, c'è da ricordare che - dati alla mano - la vostra rosa ha l'età media più bassa del girone e avete messo in mostra tanti gioiellini, valorizzando alcuni prestiti, che già sono seguiti da squadre di categoria superiore.
"A me lavorare coi giovani piace perché penso che abbiano dentro quella fame e quella voglia di arrivare. Questo dà loro molto margine di miglioramento. La conquista vera è stata comunque anche quella riguardante i giocatori più 'anziani', passatemi il termine. Anche loro hanno dato tantissimo, conducendo in questo percorso in maniera ottimale i ragazzi che si affacciavano per la prima volta in un campionato così difficile".
A proposito di giovani, lei ha passato gli anni precedenti nelle file della Reggiana guidando la squadra Berretti nella scorsa stagione e arrivando fino alla semifinale, cedendo solo al Livorno che si è poi laureato campione. Essere in lizza per il secondo posto proprio con la Reggiana che effetto le fa?
"Fa effetto, ma era un mio obiettivo: volevo dimostrare che potevo essere scelto ad inizio anno dalla Reggiana, ma per tanti motivi non ce n'è stata la possibilità. Sono andato via, in una società che ha creduto in me, che è venuta a prendermi in una Berretti nonostante non sia facile fare il salto in Prima Squadra in Serie C. Il Sudtirol ha fatto una scelta coraggiosa e volevo ripagarne la fiducia e dimostrare anche che qualcuno si era sbagliato a non tenermi".
Un Sudtirol che già a febbraio ha deciso di farle firmare il rinnovo biennale, sia a lei sia al suo vice Alberto Bertolini. Dopo la firma ebbe a dichiarare: "Tra di noi c'è coesione umana e morale. Credo molto nel lavoro dello staff e credo molto nelle capacità dei miei collaboratori". Quanto c'è anche di Bertolini in tutto il lavoro fatto?
"C'è tantissimo. Oltre ad avere un feeling caratteriale, è veramente un bravo professionista. Lui come Fabio Trentin, il nostro preparatore atletico, e Reinhold Harrasser, il nostro preparatore dei portieri: è un gruppo di altissimo livello. Il loro lavoro dietro le quinte è molto importante, anche se si sente meno parlare di loro. Io sono il frontman di questo gruppo, ma i meriti devono essere assolutamente condivisi con loro che mi danno una mano enorme".


