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Avv.Cesare di Cintio: Penalizzazioni e future iscrizioni ai campionati, si prevede un'estate torridaTUTTOmercatoWEB
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
mercoledì 26 gennaio 2011, 17:45Il Punto
di Cesare Di Cintio
per Tuttoc.com

Avv.Cesare di Cintio: Penalizzazioni e future iscrizioni ai campionati, si prevede un'estate torrida

Nato il 01.07.1972, avvocato, iscritto al Foro di Bergamo, socio dello studio legale Di Cintio-Ferrari, si occupa di diritto penale e sportivo. Esperto di management sportivo. Consulente di www.TuttoLegaPro.com e Tmw

Gentili lettori, dopo la pausa Natalizia, è mia intenzione iniziare a svolgere alcune considerazioni sullo stato attuale dei campionati di Lega Pro per i quali si preannuncia un periodo piuttosto difficile dopo esser stati “maltrattati” dalle penalizzazioni della scorsa settimana.
A tal proposito prevedo una estate molto calda e chi intende salvare la “pelle” è bene che inizi a muoversi sin d’ora senza aspettare improbabili investitori, cordate inesistenti, imprenditori fantasma, arabi, cinesi, russi, australiani, americani e chi più ne ha ne metta. Ne ho sentite veramente di tutti colori in questi anni ma quello che più mi ha lasciato perplesso è il perché nessuno, almeno sino ad oggi, si sia mai posto alcune domande semplicissime: come funziona una società sportiva? Cosa “vende”? cosa “offre”? chi sono i clienti? quali competenze servono? Ovviamente non sto parlando di conoscenze calcistiche, che rappresentano solo una parte del modello aziendale sportivo, poiché il mio riferimento è alla gestione imprenditoriale del sodalizio.
Troppe volte si è cercato di tamponare una “falla” a bilancio con una sponsorizzazione dell’ultima ora oppure iscriversi a campionati con fideiussioni “allegre” adesso, invece, è giunto il momento di cambiare strategia perché bisogna fornire maggior stabilità ad un sistema le cui radici affondano nell’argilla.
Oggi tutti parlano di cambiamenti ma pochi sono stati gli argomenti realmente affrontati dalla “politica del pallone” che si è dibattuta sulla tanto sbandierata riforma dei campionati che dovrebbe rappresentare la panacea di tutti i mali.
Per questo motivo il mio scritto vuole divenire un mezzo affinché tutti possano svolgere considerazioni per trarre spunto da una situazione difficile dalla quale, oggi, qualcuno si può ancora salvare per evitare che il cancro dei fallimenti sportivi si diffonda ulteriormente.
È chiaro ed evidente che l’introduzione, a partire dalla stagione sportiva 2011- 2012, delle regole sul Fair Play Finanziario, volute dalla Uefa per le società che partecipano alle Coppe, dovranno avere un effetto a cascata anche sulle categorie inferiori affinché mutino definitivamente gli scenari nella amministrazione della società sportiva professionistica che, per forza di cose, dovrà esser affidata a veri e propri managers esperti nella gestione aziendale.
La società sportiva professionistica, già dopo le riforme legislative introdotte con la legge 586/96, era stata concepita dal Legislatore per produrre utili ma, di queste riforme, se ne erano accorti in pochi ed il “circo del pallone”, negli anni d’oro del benessere economico, ha continuato ad esser gestito senza cambi di strategie e con molta approssimazione.
La situazione finanziaria globale sebbene sia lentamente cambiata, negli anni scorsi, ha evidenziato come le società calcistiche non siano state in grado di adattarsi alle nuove dinamiche di mercato e siano state letteralmente travolte dal mutato quadro economico improntato su una maggior competitività.
È inutile in questa sede ricordare i fallimenti di clubs illustri.
Molti imprenditori si sono rovinati con il calcio poiché tutti, sino a poco tempo fa, hanno accettato con rassegnazione il principio secondo cui l’ente sportivo professionistico sia un “vuoto a perdere” e solo chi possiede grandi disponibilità economiche ( da buttare) possa acquistare un giocattolo nel quale, regolarmente, si debbono ripianare le perdite.


Ciò poteva esser vero in passato, non oggi.
Le regole sono decisamente mutate dato che lo sport, oltre ad avere un impatto sociale, incide nell’economia di un singolo Paese poiché le società di calcio sono soggetti rilevanti sia per il fisco che per intere categorie di lavoratori ( i calciatori e tecnici solo per citarne alcuni).
Questo è uno dei motivi per cui sono necessarie nuove regole volte tutelare tutti i soggetti che intrattengono rapporti economici e commerciali con le società di calcio professionistico.
Mi auguro che a breve le cose possano cambiare poiché ritengo necessario esser virtuosi anche dietro la scrivania, oltre che sul campo, dato che allo stato attuale le società spendono più di quello che incassano.
Sono convinto che la società professionistica, soprattutto di Lega Pro, dovrà esser in grado di auto finanziarsi producendo ricavi poiché ciò accade in ogni settore dell’economia ed è paradossale che ciò non possa accadere nel mondo del calcio.
Trovo che sia un controsenso allorquando Qualcuno continua (e si ostina) ad affermare che le società professionistiche (ricordiamo srl o spa), non siano soggetti in grado di produrre utili poiché è assurdo pensare che il Legislatore abbia concepito queste entità per produrre perdite fisiologiche e non utili.
Il problema, sempre dal mio punto di vista, è che la ristrutturazione dei campionati servirà a ben poco se non accompagnata da una riforma in ottica aziendale delle società sportive di Terza Serie dove troppi, fino a poco tempo addietro, hanno sottovalutato le basilari regole di amministrazione aziendale.
Il primo cambiamento deve necessariamente prendere le mosse dall’interno dei sodalizi con un deciso cambio di mentalità in ottica imprenditoriale.
La crisi serve per fare selezione poiché chi riuscirà a sopravvivere ne uscirà rafforzato.
 

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