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Lega Pro, Ghirelli a TLP: "Equilibrio finanziario, impianti adeguati, organizzazione e giovani: questi i pilastri della riforma"TUTTOmercatoWEB
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
giovedì 26 maggio 2011, 00:00Interviste TC
di Valeria Debbia
per Tuttoc.com

Lega Pro, Ghirelli a TLP: "Equilibrio finanziario, impianti adeguati, organizzazione e giovani: questi i pilastri della riforma"

Il direttore generale della Lega Pro, Francesco Ghirelli, ha concesso ai microfoni di TuttoLegaPro.com un'intervista esclusiva per mettere un punto definitivo sulla riforma dei campionati. Il dg cerca in questo modo di fugare ogni dubbio in merito a ciò che attenderà le società di Lega Pro nel prossimo futuro, ma soprattutto in merito a ciò che la stessa riforma genererà in termini concreti.

Direttore, può parlarci della riforma dei campionati una volta per tutte, di modo da dare ai nostri lettori un quadro effettivo di come stanno le cose?
"La riforma si può riassumere in quattro punti: prima di tutto l'equilibrio finanziario delle società; al secondo posto c'è l'impiantistica sportiva adeguata; il terzo punto riguarda l'organizzazione delle società calcistiche; infine il quarto concerne la 'mission' di puntare sui giovani. Questi sono i criteri".

Sono criteri che state cercando di portare avanti già da anni...
"E' la traduzione della storia della Lega Pro all'interno della riforma. E' il lavoro che nel corso di questi anni è stato prodotto. Ma questo cosa significherà nel concreto? Significherà un campionato con società che hanno basi solide, che si fondano su solidi pilastri. Significherà combattere tutti i fenomeni degenerativi, a partire da quello relativo al mondo delle scommesse sportive illegali. Ma significherà anche dare una mano alla Nazionale e quindi al calcio italiano per far crescere i giovani. Questo è l'obiettivo cui puntiamo, ma è un lavoro difficile perché questo è un paese difficile da riformare e non solo nel calcio. Nello stesso tempo la Lega si sta prodigando sempre più per essere una 'Lega dei servizi', che costruisce servizi e li mette a disposizione a favore della crescita delle società".

Cosa ci può dire invece in merito ai ripescaggi e quindi alla futura composizione dei gironi di Lega Pro?
"Noi speriamo che le società iscritte siano 90. Se ci fossero problemi derivanti dalle situazioni economico-finanziarie precarie, abbiamo anche detto che potranno essere effettuati ripescaggi nel caso in cui andassimo sotto le 76 società. Solo allora ci saranno ripescaggi e comunque non consentendo il doppio salto di categoria. Inoltre queste 76 società sarebbero divise in due gironi da 18 in Prima Divisione e due gironi da 20 in Seconda Divisione".

Anche se è sicuramente presto per affrontare questi argomenti, avete già un'idea sulla tipologia di suddivisione territoriale?
"Io direi che prima dobbiamo andare a vedere come si formeranno i gironi. E' difficile stabilirlo ora".

Un altro argomento caldo è quello della ripartizione dei diritti televisivi e quindi dell'istanza presentata al TNAS contro la Lega di Serie A e di Serie B...
"C'è stato un impegno in prima persona del presidente Macalli in questa vicenda, che si dilunga da mesi. Il presidente è stato costretto a presentare istanza, di fronte al rifiuto di una trattativa sulla percentuale che spetta alla Lega Pro, su quel 10% della percentuale complessiva dei diritti televisivi. Il decreto Melandri stabilisce che di quel 10% venga dato alle società di Lega, sottostanti alla Lega di Serie A. La spalmatura delle partite in televisione determina un danno per la Serie B e per la Lega Pro. Il presidente Macalli ha fatto una lotta, ricorrendo al TNAS e recentemente anche al Tribunale Civile di Milano contro la Fondazione, perché possa essere data un'equa ripartizione considerando il numero delle società. Non si può dare il 7.5% alla Serie B che ha 22 società e l'1% alla Lega Pro che di società ne ha 90. Questi numeri dimostrano che c'è una sperequazione".

Un'ultima domanda sul problema dell'impiantistica: Lei stesso ha dato come secondo pilastro della riforma la messa a norma di tutti gli stadi. Ciò significa anche che un altro dei vostri obiettivi è quello di non giocare più a porte chiuse, come invece è successo spesso in questa stagione.
"Esatto: significa che non si può giocare senza pubblico, ma anche che non ci saranno più deroghe. Noi siamo andati il 30 marzo all'udienza papale in Piazza San Pietro con i bambini, che indossavano una maglietta con scritto: "Giocare con gioia". Come si fa a giocare con gioia con uno stadio chiuso e vuoto? Bisogna giocare con la gente intorno, col tifo dei ragazzi e delle ragazze. Quello è il gioco del calcio, altro non ci interessa".

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