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Largo ai giovani in Lega Pro. Io sto con Macalli: via al processo di rinnovamento. E ok alle programmazioniTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 6 ottobre 2011, 14:00Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Largo ai giovani in Lega Pro. Io sto con Macalli: via al processo di rinnovamento. E ok alle programmazioni

Vittorio Galigani, espertissimo dirigente, da 35 anni nel mondo del calcio. Già Direttore Generale di club come Verona, Ternana, Taranto, Fano, Cagliari e Pescara.

Lega Pro laboratorio per le categorie maggiori. E spazio ai giovani. Con programmazione e giudizio. Questo, nelle intenzioni, il progetto del consiglio direttivo della terza serie, con a capo Mario Macalli, nell’ elaborare la regola degli “under”. L’ incentivazione a schierare più giovani. Premiato dall’ erogazione di contributi federali, a presenze. Qualità tecnica emergente abbinata a sostanza economica. Indispensabile, anche per le società di calcio, in questo periodo di regressione finanziaria.
Nella sostanza quattro o cinque giovani interessanti, inseriti in un organico tecnicamente solido. Un confronto tra l’ emergente promessa e il calciatore esperto. Magari anche quello, qualitativamente valido, che scende di categoria. Per affrettare una crescita che altrimenti si attua con difficoltà a livello di settore giovanile. Quando ci sono confronti tra pari età.
Il più delle volte però si fa di necessità virtù. I pochi ricavi di tante squadre. La scarsa affluenza del pubblico. Il disinteresse degli sponsor. Impongono, per ragioni di bilancio, di mandare in campo squadre completamente imbottite di ragazzini. Anche nove, dieci undicesimi, tutti under. Ragazzi tutti al minimo di stipendio, dal costo contenuto. In tal modo il ricavato proveniente dal “minutaggio” copre le spese di gestione, nella quasi totalità.

Non è più un campionato equilibrato. Forse ci vorrebbe qualche correttivo alla regola. Forse con una limitazione all’ utilizzo dei più anziani. Altrimenti molti ’91 di quest’ anno la prossima stagione saranno già vecchi e tagliati. 

Ne ho già viste, in questa stagione, di gare impari. In prima ed in seconda divisione. Un nugolo di ragazzini, con una buona circolazione di palla, che subiscono gol  dopo una bella prestazione. Alla prima ingenuità. Con il maturo ed esperto marpione di turno che ne sa approfittare. Non è però questo lo spettacolo che favorisce la crescita.

Ai miei tempi, di Rivera ce n’era uno. Tanti altri dovevano lavorare e di molto con il “muro” e con la “forca” per migliorarsi tecnicamente e per guadagnarsi la pagnotta. Poi eventualmente veniva la tattica. L’ inserimento, poi, avveniva sempre in maniera graduale.

Nel tempo, l’esasperazione del risultato e l’ interesse finanziario hanno cambiato radicalmente determinati obbiettivi. L’ abbattimento delle frontiere, la doppia cittadinanza ed una linea di pensiero esterofila hanno fatto si che si trascurasse la valorizzazione del prodotto giovanile nazionale. La perdita di posizioni nel ranking internazionale. La carenza di risultati delle rappresentative azzurre, anche a livello giovanile, hanno fatto aprire gli occhi all’ interno del palazzo. Ora, si è detto, serve un processo di rinnovamento, accelerato, a tutta la struttura.

Macalli, lo abbiamo scritto, lo predicava da tempo. Ora che il Tnas  ha dato ragione  alla Lega Pro sulla controversia dei diritti televisivi, l’ utilizzo oculato degli under diverrebbe un patrimonio inestimabile per la categoria. Sportivo e finanziario. Ripartire trenta e oltre milioni di euro anziché sedici,come nella passata stagione, significherebbe “tanta roba” per i bilanci delle società.  Macalli  predicava anche che il calcio va fatto da chi possiede garretti finanziariamente solidi. Per garanzia delle gestioni, non per sperperare.  Come, del resto, preconizzava la riforma dei campionati, con l’avvento delle nuove regole ed il rilascio delle licenze nazionali. Evento al quale proprio per queste considerazioni e per come si stanno evolvendo i fatti  si potrebbe arrivare, già dalla prossima stagione sportiva. In anticipo. Anche per esclusione naturale, di talune società. Dovuta a inadempienze diverse. Sia finanziarie che  delle strutture sportive (quanti stadi sono oggi veramente a norma?). Sessanta squadre, come auspicato, in tre gironi da venti. In un’ unica categoria. Un ritorno al passato, in definitiva. Rispolverando, anche se con una denominazione diversa, quella serie C che tanto appassionava la provincia italiana.

Nell’ ultimo periodo si è aperto un fronte nuovo. Le intellighenzie sono al lavoro. Forse si riuscirà ad abbattere un tabù  incomprensibile. Quello che a tutt’ oggi impedisce alla proprietà di una società della massima categoria di acquistare un club di Lega Pro e di gestirlo. In maniera autonoma ed indipendente. (Ad onor del vero però, qualcuno più o meno palesemente sta già cercando di farlo). L’ Aic, a quanto trapela vorrebbe che entrasse in vigore il modello spagnolo. La seconda squadra di una società di serie A che partecipa, fuori classifica, al campionato di prima divisione. Il buon senso deve condurre ad una soluzione pragmatica. Proprio per un maggiore incentivo all’ inserimento dei giovani. Sappiano però, in Assocalciatori,  che non può essere svilita la passione provinciale ed il campanilismo,  sempre esistiti nel cuore dei tifosi.
La riforma dovrebbe essere comunque radicale. Dovrebbe interessare anche il settore dilettantistico. La scomparsa di tanti club di Lega Pro dal panorama calcistico  ha creato disoccupazione. Era consequenziale e logico. Non fa più notizia leggere di tanti giocatori, sino allo scorso torneo in Lega Pro, che si tesserano per squadre di Interregionale ed Eccellenza. Gente in avanti con gli anni, super pagata per la categoria, che toglie spazio a leve giovani. Vengono così meno tanti principi basilari. E’ una sconfitta del sistema. Maggiormente di certi dirigenti, la cui volontà palese è di non voler crescere. Ignorando un progetto di rinnovo generazionale che è diventato di unanime consenso generale.

L’immediato, intanto, ci sta insegnando quanto sia interessante ed avvincente il campionato di Lega Pro. La nuova connotazione dei gironi. Inizialmente accolta con qualche scetticismo da taluni.  Ha risvegliato sentimenti antichi. Rispolverando  ricordi storici nella memoria dei tifosi. I risultati insegnano che non esistono le corrazzate ammazza campionato. Squadre, composte più con  nomi altisonanti che con giocatori veri, viaggiano in posizioni anonime di classifica. Già si è provveduto all’ avvicendamento su alcune panchine. La comoda giustificazione a errori dirigenziali. E siamo solo all’ inizio. La conferma che vince la programmazione e non chi spende di più. Ogni campionato ha ormai definito un suo target di gestione finanziaria. Non paga sperperare. Paperone vive solo nei fumetti.
Servirà a taluni  per fare esperienza? Lo speriamo….per loro.

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