Jean Butez e la rivoluzione del portiere-regista nel Como di Fabregas
Nel calcio contemporaneo, dove lo spazio si è ridotto a frazioni di secondo e centimetri, l'estremo difensore francese ha smesso i panni di ultimo baluardo difensivo per indossare quelli di iniziatore assoluto della manovra lariana.
Blindato da un rinnovo a lungo termine, Jean Butez incarna la tesi più pura della scuola di Pep Guardiola, appresa da Fàbregas ai tempi di Barcellona (2011-2012), il vantaggio posizionale si crea partendo dal numero uno.
"Decido io come attaccare". La Filosofia di Butez
Le parole dello stesso Butez nelle interviste ufficiali non lasciano spazio a interpretazioni, "Decido io come attaccare, la costruzione dal basso è fondamentale per noi".
Non si tratta di una sterile esibizione di palleggio orizzontale o di un vezzo estetico, ma di una precisa strategia di manipolazione del pressing avversario, Butez possiede una calma glaciale, quasi innaturale per chi si trova a gestire il pallone a pochi metri dalla propria linea di porta, il suo compito principale nella prima fase di possesso è "fissare" l'attaccante avversario.
Il portiere francese aspetta l'ultimo istante utile prima dell'impatto con la pressione nemica, attirando la squadra avversaria in avanti come un'esca.
Nel momento in cui il primo blocco difensivo salta per aggredirlo, Butez pulisce la traiettoria con un tocco preciso, generando immediatamente la superiorità numerica per i suoi compagni.
Un Calcio da Centrocampista
La vera anomalia o meglio grande capacità di Butez risiede nella qualità balistica del suo calcio, del tutto sovrapponibile a quella di un regista di centrocampo, il francese non si limita al passaggio corto e d'appoggio per i centrali difensivi, ma è in grado di tracciare linee verticali tese e rasoterra che tagliano fuori due linee di pressione avversarie.
Che si tratti di servire Tasos Douvikas spalle alla porta per l'attivazione del "terzo uomo", o di pescare direttamente Nico Paz o Kean nei mezzi spazi sulla trequarti, il calcio di Butez è sempre propulsivo.
Questa pulizia tecnica elimina la necessità del lancio lungo alla cieca, permettendo al Como di risalire il campo in modo associativo e mantenendo il totale controllo del ritmo di gioco.
Il Filo Diretto con il Barcellona di Guardiola
Il Barcellona di Guardiola ha toccato l'apice della sua espressione geometrica con l'invenzione di Lionel Messi "Falso Nueve", quel sistema svuotava completamente il centro dell'attacco per sovraccaricare il centrocampo con Xavi, Iniesta e Busquets, ipnotizzando gli avversari con ragnatele di passaggi corti prima del collasso difensivo definitivo.
Il Como di Fabregas, pur amando il controllo del ritmo, e la stessa ferocia nella riconquista della palla, si presenta più verticale e cinematico.
Fabregas predilige spesso l'utilizzo di un punto di riferimento avanzato più classico (come Duvikas o Kean), capace di legare il gioco ma anche di attaccare la profondità in modo diretto.
Inoltre, la Serie A odierna impone ritmi fisici e duelli individuali a tutto campo che costringono il Como a transizioni più rapide e a una gestione della palla meno totalitaria rispetto a quel Barcellona, che viaggiava spesso sopra il 70% di possesso medio.
Dal punto di vista storico e tattico, l'utilizzo che Fabregas fa di Butez è la diretta evoluzione del ruolo che Víctor Valdés ricopriva nel Barcellona del 2011-2012.
Anche in quella squadra iper-sperimentale, Guardiola considerava l'estremo difensore come l'uomo in più per mandare a vuoto il pressing avversario. Valdes doveva accettare il rischio dell'errore podalico perché quel primo passaggio "pulito" era la condizione necessaria per scatenare la qualità di Xavi, Iniesta e dello stesso Fabregas.
Quattordici anni dopo, sul palcoscenico della Serie A e dell'Europa, Cesc Fabregas ha applicato la medesima matrice. Con Jean Butez tra i pali, il Como non solo si difende con sicurezza, ma impone la propria identità fin dal primo tocco della partita, dimostrando che per dominare il gioco moderno il regista migliore può anche indossare i guanti.






