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Pagni: "Salary cup e riforma Zola propositivi ma serve svolta culturale"
venerdì 13 dicembre 2024, 12:00Interviste TC
di Raffaella Bon
per Tuttoc.com

Pagni: "Salary cup e riforma Zola propositivi ma serve svolta culturale"

Danilo Pagni, dirigente sportivo vincente e visionario, con all'attivo esperienze nel Milan, nel Chievo, nella Ternana, nella Salernitana, ma non solo, annovera nel suo palmares una serie di campionati vinti nonché di clamorose remuntade, e ha lavorato con presidenti dalla forte personalità, sapendo sempre tener loro testa. 

Il direttore sportivo è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per commentare alcuni temi caldi della terza serie, dal salary cap, alla riforma Zola passando per la questione seconde squadre.

Direttore, partiamo dal tema del salary cap, cioè il tetto agli ingaggi dei calciatori professionisti e apprendisti professionisti.

"A mio avviso bisogna in primis aumentare il controllo economico e finanziario e il rating, scremare e selezionare gli investitori ma attraverso strumenti e verifiche certe. La sproporzione tra la fideiussione e il costo azienda è un problema vecchio, ovviamente non ha coinvolto tutti i club. È vero che un proprietario deve avere la libertà di spendere ed investire quanto vuole, ma il nostro sistema calcio necessita di alcuni paletti. Ad onor del vero ci sono società che fanno i conti della massaia, non facendo prevalere il merito tecnico. Io al Chievo portai ragazzi dalla D a parametro zero. creando comproprietà e conseguenti plusvalenze e poi hanno giocato e alcuni attualmente giocano in B e in C da protagonisti, qualcuno è persino arrivato in A. In tal senso la mia speranza è che la Turris e il Taranto risolvano i loro problemi perché sarebbe un ulteriore fallimento per tutto il sistema".

Per quanto riguarda la riforma Zola?

"Mi piacciono alcuni principi, ma per renderli realisticamente attuativi c’è bisogno di tempo e collaborazioni fattive non solo con le istituzioni calcistiche ma attraverso un discorso infrastrutturale che coinvolga anche gli enti locali e non solo. Statisticamente parlando l’età media del calcio italiano ultimamente è decisamente migliorata rispetto al panorama europeo, non so se perché si fa di necessità virtù o per mettere pezze alle due indegne non qualificazioni ai mondiali o al fatto che abbiamo fatto la comparsa nell’ultimo Europeo, però ho fiducia in Spalletti. Sia per il Salary Cup sia per la Riforma Zola trovo aspetti propositivi, ma sono cauto nell’applicazione che necessita di riforme anche di tipo culturale. Dobbiamo anche dire che il calcio dei mecenati è un modello superato".

Il suo pensiero sulle seconde squadre?

"Le squadre B, dal punto dei vista dei risultati, ad oggi, tranne l’Atalanta e non del tutto, ci fanno dire che ci aspettiamo davvero molto di più. Juventus e Milan hanno l’obbligo non solo di fare tirocinio tecnico, ma di convincere e di far vedere anche la stoffa dei propri calciatori in Serie C. Bisogna inserire giovani e squadre B facendo prevalere il merito tecnico e dare l’opportunità a giovani italiani di dimostrare. Bisogna alzare l’asticella".

Anche quest'anno tanti esoneri. Senza contare il fatto che attualmente ci sono tecnici che hanno cambiato anche tre panchine...

"C'è stata una vera mattanza di allenatori, direi che si può parlare di panchine girevoli. Bisogna dire che, come sempre, il mister è sempre l’anello più debole, il capro espiatorio di molti dirigenti attaccati alle poltrone o che cercano così di fare da calmiere alle piazze. Ogni anno aumenta il numero degli allenatori e le panchine sono sempre le stesse, metterei dei paletti ma purtroppo molti mister vengono tolti precocemente ma l’andazzo non mi piace.
Se Capuano lo chiamano i Presidenti vuol dire che lo può fare e che lo merita, lui come altri poteva avere anche qualche chance in più, non è più un ragazzino ma il calcio italiano è molto ma molto clientelare, la capacità di un Presidente vincente è quella di riconoscere il vero valore e le competenze di un Dirigente".