Giugliano, Coulibaly può tornare in campo: "Ho vissuto un incubo, ora voglio solo ripartire"
Svolta burocratica nel calcio professionistico italiano. La Corte di Appello Federale, a Sezioni Unite, ha accolto il reclamo del centrocampista classe 2003 Larsson Coulibaly, ribaltando il precedente stop del Tribunale Federale. Il giocatore, bloccato da un cavillo regolamentare che gli aveva impedito il tesseramento con il Giugliano, ottiene così lo status per poter tornare a calcare i campi di gioco tra i professionisti.
Il cavillo burocratico e la battaglia legale con la FIGC
La vicenda legata a Larsson Coulibaly e al Giugliano nasce da un fitto scontro interpretativo sui regolamenti federali. Nella stagione 2024/2025, durante gli ultimi sei mesi di contratto che lo legavano alla Lazio, il centrocampista era stato ceduto in prestito ai maltesi del Birkirkara. Al suo rientro in Italia, l'ufficio tesseramenti della FIGC aveva negato il visto per il passaggio al Giugliano.
Secondo la tesi della Federazione, il trasferimento temporaneo all'estero – in concomitanza con la scadenza del contratto italiano – avrebbe fatto perdere al ragazzo la cosiddetta "circolarità", ovvero il diritto permanente di tesserarsi in Italia tra i professionisti. Dopo un primo rigetto da parte del Tribunale Federale Nazionale, la Corte di Appello Federale ha ribaltato tutto, dando ragione al giocatore assistito dal pool legale (composto dagli avvocati Fabio Giotti, Iolanda Matrullo e Pierpaolo Cacciotti) coordinato dall'agente Christian Bosco.
Queste le dichiarazioni del giocatore:
Larsson, hai affrontato mesi difficilissimi fuori dal campo. Qual è il tuo primo pensiero dopo questa sentenza?
"Ho vissuto un incubo, ringrazio il mio agente per non avermi abbandonato. Sono consapevole che adesso sarà dura trovare un club dopo un anno intero in cui non mi hanno consentito di giocare a calcio, ma farò di tutto per farmi trovare pronto per chi mi concederà una nuova possibilità."
Lo sfogo dell'agente Christian Bosco
Ai nostri microfoni è intervenuto anche il procuratore del calciatore, Christian Bosco, che ha analizzato l'impatto umano e giuridico della decisione: "In attesa delle motivazioni, mi limito ad asserire che il diritto non può essere soggetto ad 'interpretazioni', a maggior ragione se la questione riguarda diritti soggettivi. Al netto delle valutazioni giuridiche, parliamo della carriera e della vita di un giovane extracomunitario legittimamente soggiornante sul territorio nazionale da circa sei anni, nonché formato calcisticamente in Italia".
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






