Playoff Serie C, Masitto non ha dubbi: "Union Brescia favorita per la promozione"
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Cristiano Masitto, tecnico del Seravezza Pozzi, squadra che ha da poco vinto i Playoff del Girone E di Serie D, è intervenuto nel corso dell'appuntamento pomeridiano di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.
Mister, partiamo dal suo Seravezza. Avete vinto i playoff al termine di una stagione lunga e complicata. Questa "piccola" gioia ci racconta l'annata che è stata?
"Intanto ci tengo a precisare che non si tratta di una piccola gioia, ma di una grandissima gioia. È stata un’annata importante in un girone difficilissimo, con corazzate come Grosseto, Siena e Prato, costruite chiaramente per categorie superiori. Il Seravezza, insieme al Tau, ha disputato un campionato costantemente al vertice, occupando a lungo il secondo posto. Nelle ultime quattro giornate abbiamo pagato un po' di stanchezza e siamo scivolati al quinto posto, ma poi siamo stati bravi a vincere la semifinale battendo il Prato. Parliamo di una vera e propria corazzata, guidata da un allenatore che veniva dalla Serie B e con una società pronta per la Lega Pro. Va dato grandissimo merito a questa squadra per una cavalcata che definirei importante".
Il Seravezza è una realtà calcisticamente piccola. Questa vittoria non fa venire un po' di acquolina in bocca anche in ottica futura?
"Agli allenatori e ai giocatori che passano da Seravezza sicuramente sì; alla società magari un po' meno, perché giustamente prima vuole strutturarsi. Credo che manchi poco per fare il grande salto, ma fanno i passi un po' alla volta. Negli ultimi due anni sono stati bravissimi ad allestire squadre giovani e interessanti, grazie al lavoro del direttore Leonardo Calistri. Vincendo i playoff e facendo un campionato di vertice hanno avuto la percezione di potercela fare. Poi è ovvio che non basta: bisogna strutturarsi bene perché in questo girone ci sono 3-4 squadre che hanno già una struttura importante e che ogni anno danno filo da torcere. Ma la soddisfazione resta enorme. Se pensate che a Prato c'erano 4.000 persone e da Seravezza ne sono venute 150, capite bene l'impresa e il clima che abbiamo vissuto in campo".
Parliamo spesso delle insidie della Serie D. Molte squadre retrocesse dalla Serie C pensano di avere vita facile tra i dilettanti, ma sbattono contro la realtà: i gironi sono durissimi e ne promuovono solo una. È d'accordo su questa complessità?
"Assolutamente sì, la Serie D è complicatissima. Primo, perché c'è la regola dei giovani che sposta molto la mentalità e il modo di allenare. Secondo, perché non sempre trovi stadi perfetti. Parlando chiaramente, si va su campi dove le squadre in difficoltà costruiscono la propria fortezza: lì non è facile giocare, spesso la palla viaggia a settanta metri d'altezza e vedi più il "calcio storico fiorentino" che il calcio giocato. Ma che tu ti chiami Grosseto, Prato o Seravezza devi andarci e devi vincere. Magari quella domenica non ci riesci giocando bene, ma tirando fuori altre caratteristiche. Le rose vanno allestite per questo tipo di battaglie e gli allenatori devono essere pronti a resettarsi. Non tutti riescono a calarsi in questa dimensione, ecco perché la difficoltà è enorme".
Spostiamoci sui playoff di Serie C. Nel turno d'andata l’Union Brescia ha ipotecato il passaggio vincendo 3-0 in casa della favola Casarano. Finite in parità Potenza-Ascoli e Lecco-Catania, mentre la Salernitana ha battuto 2-0 il Ravenna. Qualche risultato l'ha sorpresa?
"No, credo che i risultati abbiano rispettato il blasone, l’organizzazione e i valori delle squadre. Sinceramente dal Casarano mi aspettavo almeno un gol, spinto dall'entusiasmo e dalla leggerezza della neopromossa, ma conosco bene l'ambiente del Brescia. Ho lavorato alla Feralpisalò e conosco sia il presidente Pasini che il direttore sportivo Ferretti, oggi a Brescia: conosco il loro modo di lavorare, sono una corazzata importante e lo stanno dimostrando. La sfida più equilibrata, anche se non sembra, credo sia Potenza-Ascoli. Alla fine penso che Salernitana, Brescia, Catania e Ascoli possano essere le semifinaliste, perché hanno dimostrato durante il percorso di avere qualcosina in più".
Ha accennato proprio al presidente Pasini. Quest'estate, alla presentazione del progetto Union Brescia, dichiarò di voler puntare alla Serie B entro tre anni, chiedendo calma. Conoscendolo, ha detto una mezza bugia calcolando quanto stanno facendo bene ora nei playoff?
"No, non ha detto una bugia, il presidente è un uomo molto ambizioso e ha ragione. Lo conosco bene, è un vincente e ci tiene tantissimo. Voleva farlo già con la Feralpisalò pur avendo a disposizione un piccolo paese, a maggior ragione ci proverà con Brescia. Credo che l'Union Brescia sia la squadra da battere, anche se non sottovaluterei la Salernitana per l'entusiasmo e per il ritorno del mister dopo tanti anni. Ora però inizia quella fase del torneo dove un singolo episodio o una giornata storta possono decidere un intero campionato. Non contano più l'organizzazione o il blasone della città: conta solo come ci arrivi fisicamente e quanta fortuna hai dalla tua parte in quei novanta minuti. Le premesse per l’Union Brescia ci sono tutte: fanno risultati da anni e, forse un pizzico più degli altri, sanno come si giocano queste partite secche".
Un salto nel suo passato: lei è stato anche alla Triestina, che purtroppo quest'anno ha vissuto una stagione nata male e finita peggio con la retrocessione e le penalizzazioni. Che idea si è fatto da esterno e cosa auspica per il loro futuro?
"Trieste è una grande piazza, non serve che lo dica io. Io ci sono stato in tempi difficili ed è stato meraviglioso. Un pubblico e una piazza del genere meritano una proprietà forte che sappia riorganizzarsi subito. Non sarà facile, perché negli ultimi anni hanno vissuto troppi problemi societari, il che significa che ci sono difficoltà profonde da scardinare. Mi auguro che si rialzino il prima possibile perché Trieste è una meta ambita da direttori, allenatori e giocatori. E poi giocare al "Nereo Rocco" fa sempre un certo effetto, soprattutto quando è pieno. Io ci disputai una finale playoff per andare in Serie B quando ero alla Lucchese: fu devastante giocare lì dentro, perdemmo 2-0 ma l'atmosfera era incredibile. Trieste merita molto di più".
Chiudiamo con Firenze, altra città dove è stato protagonista. Lei lì ha scritto una piccola ma indelebile pagina di storia: fu suo il primo storico gol della Florentia Viola della famiglia Della Valle, dopo il fallimento del vecchio club. Che ricordi ha di quella rinascita e come giudica la stagione della Fiorentina, che ieri ha vinto in casa della Juventus?
"Ripartiamo da quel grandissimo ricordo. Il primo giorno che arrivai a Firenze c'erano ancora i sigilli della Guardia di Finanza negli spogliatoi. Ci allenavamo con le magliette bianche normali comprate al mercato perché non avevamo il materiale tecnico. Siamo partiti letteralmente da zero e ogni giorno si aggiungeva un tassello. Fu un'annata grandiosa che riportò entusiasmo in città. Il segreto di quella squadra fu la capacità di miscelare campioni di Serie A come Di Livio e Maspero a giocatori come me o Riganò che avevano fatto tanta C, vincendo molto. Ricostruimmo una mentalità, una città e rimettemmo in piedi il valore della Fiorentina.
Tornando all'attualità, quest'anno per i viola è stata un'annata molto difficile e pericolosa. Quando tocchi il fondo in una piazza non abituata a quelle posizioni, la pressione mediatica rischia di fare più danni che altro, anziché aiutare lo spogliatoio. Per questo credo che lo staff tecnico abbia fatto un vero miracolo a salvare la squadra. Una volta tolto quel peso, sono venute fuori prestazioni leggere e importanti come quella di ieri contro la Juventus. È stato un bellissimo regalo alla tifoseria, che ci tiene tantissimo a quella partita. Da un lato c'era la Juventus con l'obbligo assoluto e la pressione di vincere per la Champions, dall'altra una Fiorentina ormai salva e senza pesi mentali, scesa in campo col solo divertimento di dimostrare il proprio valore. Nel calcio, si sa, è la testa che fa andare le gambe più o meno forte".
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