Desenzano, Gaburro: "L'obiettivo è salvarsi. Il FVS in Serie C? Mi piace più del VAR"
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Reduce dalla promozione in Serie C conquistata alla guida del Desenzano, Marco Gaburro è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com per ripercorrere la cavalcata vincente della scorsa stagione, parlare delle prospettive della neopromossa e dire la sua sull'evoluzione tecnologica nel calcio professionistico.
Mister, la stagione appena conclusa alla guida del Desenzano è stata complicata ma allo stesso tempo esaltante. Che bilancio fa?
"Sicuramente complicata, perché vincere la Serie D è sempre difficile. Mi è capitato altre volte di riuscirci e posso dire che è un campionato molto tosto. Quest'anno, poi, in questo girone e con questi competitor era ancora più complesso rispetto ad altre occasioni. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario, non solo per il risultato finale, ma anche perché eravamo partiti molto indietro, con due sconfitte nelle prime sei partite. Quando perdi così tanto all'inizio è difficile immaginare di poter arrivare davanti. Invece abbiamo compiuto un grande crescendo, resistendo sia alla Pistoiese sia soprattutto Lentigione, che è stata la vera rivelazione del campionato. Abbiamo fatto davvero una bella cosa".
C'è stato un momento in cui ha capito che la promozione in Serie C poteva diventare realtà?
"L'unico episodio è stato alla terzultima giornata, quando l'Imolese andò a vincere la propria partita. Mi sembrava che noi potessimo essere più in difficoltà e anche che Lentigione e Pistoiese avessero gare complicate. Quello è stato un segnale importante, perché ci siamo ritrovati a più sei e poi a più quattro a due giornate dalla fine, dopo un testa a testa durato praticamente per tutto il girone di ritorno. Fino alla partita precedente ero soddisfatto del percorso, ma consapevole che sarebbe stato molto difficile riuscire ad arrivare davanti".
Adesso vi aspetta la Serie C. Che stagione si attende?
"Fare previsioni per una neopromossa è sempre difficile. L'anno scorso, a parte la lotta per il primo posto, il girone è stato molto equilibrato. La volontà della società è quella di consolidarsi e restare in categoria. Questo è l'obiettivo, che poi è quello dell'80% delle squadre ai nastri di partenza. Bisogna essere cauti, perché ci sono sempre situazioni a cavallo tra Serie D e Serie C che vanno metabolizzate. Anche le conferme che si fanno sono tutte da verificare. Inoltre, quando vai sul mercato da neopromossa e non hai budget fuori dal comune, cosa abbastanza improbabile in Serie C, vieni visto dai calciatori con un po' più di preoccupazione. È più difficile riuscire a portare a casa tutto ciò che si ha in mente. Vedremo che tipo di squadra riusciremo ad allestire, ma l'obiettivo è consolidarsi, entrare in categoria e restarci, quindi salvarsi".
Avete già iniziato a programmare la nuova stagione con la società?
"Sì, sicuramente. Quando si sale di categoria ci sono tanti aspetti da affrontare tra cambio di denominazione, iscrizione e adeguamenti interni. Sono questioni che impegnano molto la società e possono rallentare un po' il lavoro. Noi comunque ragioniamo sulla squadra già da circa venticinque giorni. Magari operativamente perdiamo due settimane rispetto ad altri club, ma è fisiologico. Fino al primo luglio, inoltre, è sempre difficile formalizzare molte situazioni".
Nel Girone A ci saranno quattro squadre della provincia di Brescia. Avvertite il fascino dei derby?
"Mi sarei augurato per Brescia e per la provincia che ci fosse una squadra in Serie B e che fossimo rimasti in tre. Sinceramente non percepisco molto campanilismo, almeno da parte nostra. Il Desenzano è una realtà nuova, nata sette anni fa, che sta crescendo anche come tifoseria. Molti dei nostri sostenitori sono tifosi del Brescia e, dal punto di vista geografico, siamo in un'area diversa rispetto alle altre realtà della provincia. Formalmente saranno derby e sarà bello per il movimento locale, ma non credo che ci sarà un grande campanilismo, almeno da parte nostra".
La Serie C ha introdotto la tecnologia a supporto degli arbitri. Che idea si è fatto e cosa si aspetta per il futuro?
"A me piace, sinceramente più del VAR della Serie A. Il limite è soprattutto tecnologico, perché bisogna capire che tipo di immagini hai a disposizione e quante informazioni aggiungono rispetto a ciò che si è visto in campo. Mi sembra che quest'anno si farà un passo avanti con una postazione fissa prevista in tutti gli stadi. La strada delle Card, secondo me, rappresenta un giusto compromesso tra una partita troppo frammentata e un utilizzo eccessivo della tecnologia. È un sistema che andrà perfezionato, ma nel complesso non mi dispiace. Penso che il progresso non si possa fermare e che la tecnologia nel calcio continuerà ad avanzare. Bisogna solo trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di decisioni sempre più precise e quella di non interrompere continuamente il gioco".
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