Colavitto: "Finale Brescia-Ascoli spezzata? Regola da rivedere. Tomei sorpresa"
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In vista della ripresa della finale playoff di Serie C tra Unione Brescia e Ascoli, interrotta ieri per il violento nubifragio che si è abbattuto sul 'Rigamonti', la radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com ha intervistato il tecnico Gianluca Colavitto per analizzare le difficoltà di una gara spezzata in due, il lavoro di Corini e Tomei e le prospettive delle squadre che scenderanno dalla Serie B.
Mister, le è mai capitato di dover gestire una partita interrotta e ripresa il giorno successivo come accaduto nella finale tra Brescia e Ascoli?
"No, non mi è mai capitato in carriera di vivere una situazione del genere. Tra l'altro stavamo assistendo a una partita interessante, intensa, giocata con valori tecnici e tattici importanti, poi è arrivato l'imprevisto. In linea generale sono un po' contrario alla formula che prevede la ripresa della gara per i minuti rimanenti. Credo sia una situazione che andrebbe rivista".
Quale potrebbe essere una soluzione alternativa?
"Naturalmente ci sono persone deputate a prendere questo tipo di decisioni, però se mi chiedi un'opinione personale direi che le soluzioni potrebbero essere due: o si lascia il risultato maturato sul campo e si disputa regolarmente la gara di ritorno, oppure si fa ripetere interamente la partita concedendo nuovamente 90 o 95 minuti alle squadre. Ripartire da una finale per soli 30 minuti mi lascia qualche perplessità".
Per un'ora il Brescia è riuscito a limitare un Ascoli che in stagione ha spesso dominato sul piano del gioco. Che partita ha visto?
"Corini è un allenatore molto esperto e preparato. Oggi, a tutti i livelli, si lavora sempre di più sui riferimenti individuali e meno sulle strutture di reparto. Il Brescia ha interpretato bene questo concetto, andando a limitare le fonti di gioco dell'Ascoli e costringendolo a qualche difficoltà in più rispetto al solito. È una tendenza che vediamo ormai in tutto il calcio moderno, dalla Serie A fino alle categorie inferiori".
Tra i protagonisti del Brescia c'è sicuramente Crespi, decisivo anche in questi playoff. Quanto conta avere un attaccante in uno stato di forma simile?
"Conta tantissimo. Sta vivendo un momento straordinario, ha già realizzato quattro gol in questi playoff e sta cavalcando l'entusiasmo. Questo aspetto non va mai sottovalutato. Inoltre sta dimostrando di avere qualità da categoria superiore. Però bisogna sempre ricordare che i giocatori vanno seguiti quotidianamente. Noi osserviamo quello che accade la domenica, ma il lavoro vero si costruisce durante la settimana".
Lei conosce bene alcuni giocatori del Brescia.
"Ho allenato Balestrero, Spagnoli e Vasini. Di loro conosco anche l'aspetto caratteriale, che oggi è fondamentale. Sugli altri possiamo giudicare ciò che vediamo in campo e Crespi, senza dubbio, sta facendo vedere cose molto importanti".
Passando all'Ascoli, quanto l'ha sorpresa il lavoro svolto da Tomei in questa stagione?
"Mi ha sorpreso positivamente. Conoscevo già le sue qualità, ma non mi aspettavo un impatto così forte in una piazza che arrivava da stagioni complicate. Ha trovato una squadra giovane, motivata e con giocatori di qualità. Poi ci sono quelle annate in cui tante componenti si incastrano nel modo giusto. Lui sta dimostrando sul campo di essere un allenatore preparato e, se l'Ascoli dovesse raggiungere il traguardo finale, sarebbe giusto che proseguisse il suo percorso e la sua crescita professionale".
Tra i tecnici emergenti della Serie C può essere considerato uno dei profili più interessanti?
"Assolutamente sì. Ci sono tanti allenatori preparati, ma Tomei ha dimostrato con i risultati di meritare attenzione. Nel calcio è giusto che le opportunità arrivino attraverso quanto si conquista sul campo".
Nella prossima Serie C potrebbero esserci piazze importanti come Bari, Spezia, Reggiana e Pescara. Qual è l'errore da evitare per chi scende dalla Serie B?
"Pensare che basti il nome o il budget per vincere. Ricordo un'intervista di Arrigo Sacchi in cui spiegava come il vero motore di tutto siano le motivazioni. È un concetto che condivido pienamente. Puoi avere giocatori che guadagnano milioni, ma se non hanno fame e motivazioni non ottieni risultati".
Quindi non basta affidarsi a dirigenti o allenatori provenienti da categorie superiori?
"Esatto. Lo abbiamo visto anche quest'anno con squadre che hanno investito tantissimo senza riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Oggi la Serie C è un campionato molto difficile. Servono competenze, organizzazione, una dirigenza preparata e soprattutto calarsi completamente nella realtà della categoria. Le partite vanno giocate e vinte sul campo. Pensare di scendere dalla Serie B e dominare automaticamente il campionato è un errore. Oggi è un'utopia".
L'Ascoli può essere un esempio in questo senso?
"Sì. Ha una rosa molto giovane, con pochi elementi esperti come Corazza e Galuppini. Il resto sono ragazzi che hanno entusiasmo e voglia di emergere. Questo spesso fa la differenza più di qualsiasi altro fattore. Le motivazioni restano la base di tutto".
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