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Il 'nuovo Insigne' ora al Desenzano. Millico: "In gioventù mi è mancata una guida. Qui sto bene"TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 14:34Serie C
di Claudia Marrone

Il 'nuovo Insigne' ora al Desenzano. Millico: "In gioventù mi è mancata una guida. Qui sto bene"

A 16 anni le prime convocazioni con la prima squadra del Torino, un anno dopo l'esordio in A e a 18 anni quello in Europa League, poi l'appellativo il 'nuovo Insigne', con quel fare tutto italiano che cerca sempre il paragone non andando a valorizzare una nuova individualità. Chissà se tutto questo ha pesato o meno, fatto sta che adesso Vincenzo Millico milita in Serie C al Desenzano, e di anni ne ha 26: in questo decennio è cambiato un mondo per lui, che si è forse trovato a far ricorso a un piano B. "Ma non sono alibi - racconta in esclusiva a fanpage.it -, sono molto autocritico e, a volte, anche fatalista. L'avventura con il Torino è stata una soddisfazione enorme, perché essere il più giovane marcatore della storia del club in una partita di coppa europea è un qualcosa che rimane nella storia del club, ma forse a quell’età l’ho vissuta anche con la spensieratezza tipica del ragazzino che non ha grandi pressioni. Quelle arrivano dopo. In parte è stata anche una grande illusione, perché poi non è stato semplice confermarsi”. Conferma anche di essersi ispirato molto a Insigne, ma anche di non aver avuto una guida adulta che, quando era più giovane, lo consigliasse ("sono cresciuto con mia mamma e mia sorella, che di calcio non capivano nulla, dunque non è che potessi granché confrontarmi in famiglia"). Ed ecco dunque una vita vissuta come un normalissimo 18enne, cosa che spesso in Italia non viene perdonata, e poi i tanti prestiti, "per farmi le ossa, come si diceva una volta. Anche lì, però, non sono riuscito a trovare grande continuità. Credo di aver cambiato ventiquattro o venticinque allenatori in otto stagioni". Poi anche gli infortuni, e il soffrire i giudizi altrui. "Ho 26 anni e fra qualche anno andrò in “pensione” come calciatore, a un’età in cui spesso i miei coetanei iniziano a lavorare - ha concluso -. La mia compagna ha due lauree e fra un po’ comincia la sua carriera, quando io praticamente l’avrò già finita. Ma ora c'è il Desenzano: credo che ci siano tutte le condizioni per fare bene. Conosciamo tutti benissimo lo stato di salute delle nostre società, anche se a volte facciamo gli struzzi e mettiamo la testa sotto la sabbia: il Desenzano è una società seria, solida, che, nel suo piccolo, aspira in grande. È un progetto che mi intriga”.

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