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Alla Lavagna – Uno Spezia in inferiorità numerica a un passo da espugnare TorinoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 15 maggio 2021 08:00Primo Piano
di Daniele Izzo
per Acspezianews.it

Alla Lavagna – Uno Spezia in inferiorità numerica a un passo da espugnare Torino

Cos’ha funzionato e cosa si può imparare dalla precedente sfida ai granata

“Non c’è due senza tre” recita il detto. Ma per una neopromossa, rimasta in dieci dal minuto 6’, fermarsi a due e un pareggio in tre partite è più che soddisfacente. Dopo le vittorie con Sampdoria e Napoli, infatti, il 16 gennaio 2021 lo Spezia pareggiò sul campo di un Torino rimasto in superiorità numerica per quasi tutta la durata della gara. La squadra di Vincenzo Italiano, mazziata dal veloce rosso a Vignali, con spirito di sacrificio e acume tattico riuscì a portare via un preziosissimo punto dall’Olimpico ‘Grande Torino’. Torniamo quindi indietro di qualche mese per capire cosa funzionò e cosa è possibile migliorare in vista del nuovo incontro tra Aquilotti e granata di domani pomeriggio al ‘Picco’.

SCELTE – Ancora alle prese con le assenze di Ricci e Bastoni causa Covid, Vincenzo Italiano deve rinunciare anche all’attaccante più in forma: Mbala Nzola, infortunatosi alla caviglia nella sfida alla Sampdoria. A sostituirlo c’è Roberto Piccoli, coadiuvato da Farias e Gyasi. In mediana conferme per Agoumè e Pobega, grandi protagonisti delle ultime giornate, con Maggiore. A protezione del solito Provedel, infine, la linea difensiva composta da Marchizza, Chabot, Terzi e Vignali. Giampaolo risponde con il classico 3-5-2 di marca granata, nel quale però inserisce due prodotti del settore giovanile come Jacopo Segre e Alessandro Buongiorno. Davanti le scelte ricadono sulla coppia Verdi – Belotti.

LA PARTITA – Sei minuti nel mondo del calcio sono ampiamente sufficienti a decidere le sorti di intere stagioni, figuriamoci singole partite. I piani partita di Giampaolo e, soprattutto, Italiano infatti vengono stravolti praticamente subito: al 6’ Vignali entra in scivolata con il piede a martello sulla tibia di Murru. Fabbri, dopo esser stato richiamato dal Var Banti, estrae il cartellino rosso più veloce del campionato e lo Spezia vede le nubi addensarsi su una partita ancora all’alba. Italiano corre ai ripari e modifica l’assetto della sua squadra in un 4-3-2: Maggiore scala terzino al posto dell’espulso 69 e Gyasi prende il suo posto a centrocampo. Così lo Spezia arriva al 20’, quando il tecnico agrigentino ricerca maggior copertura e riporta l'attaccanteghanese al fianco di Piccoli, inserendo un incontrista come Estevez per Farias. La creatura bianca vara l’assetto da battaglia, corre ovunque e, nonostante l’inferiorità numerica, mette alle corde un Torino troppo brutto per essere vero, sfiorando anche il vantaggio al minuto 35’ quando Sirigu con un super doppio intervento nega prima a Gyasi e poi a Piccoli la gioia del gol. Si va al riposo sullo 0-0. A inizio ripresa anche Giampaolo rimodella il Torino: dentro Lyanco per Buongiorno e Zaza per Izzo, andando a disegnare un 4-3-1-2 a lui caro. Sarà il cambio modulo, sarà il peso offensivo, sarà che peggio di così non poteva proprio fare, ma una scintilla scocca tra le fila granata e Verdi dopo pochi istanti chiama Provedel alla pronta risposta. Uno squillo improvviso, ma poi ancora silenzio: il Toro stacca subito la presa e lo Spezia, sornione fin lì dal rientro in campo, torna a premere. Al 65’ Marchizza si sgancia, buca la difesa granata e centra la traversa. La squadra di Giampaolo si salva nuovamente, ma non reagisce e anzi rischia di capitolare in altre due occasioni: prima con Gyasi che fallisce una buona occasione dopo aver sfruttato un errore di Bremer, e poi con Estevez che sollecita Sirigu alla grande parata. Al fine, a pareggiare la computa dei legni e ad evitare allo Spezia un’immeritatissima sconfitta, ci pensa il palo. Al 90’, infatti, i granata riescono a tirare per la prima volta in porta con Ansaldi colpendo il montante della porta difesa da Provedel. Ma l’incontro si conclude così. Poca tattica, tanta corsa, un Torino nuovamente in crisi e uno Spezia che, dopo le vittorie su Sampdoria e Napoli, continua a meritarsi gli applausi del grande calcio italiano.

COSA HA FUNZIONATO – Ancora una volta, dopo le due vittorie consecutive, viene da dire tanto.

La capacità di leggere la partita di Vincenzo Italiano, anzitutto, fu ottima. Quando prepari un certo tipo di partita e dopo appena 6 minuti sei costretto a stravolgere i tuoi piani, il buon esito della stessa è una stellina in più da sfoggiare sul petto. L’idea di Maggiore terzino, le due punte per non rinunciare comunque alla fase offensiva: la lettura e la comprensione della gara da parte del tecnico agrigentino furono perfette. Poi, però, ci è voluto anche lo spirito di adattamento e sacrificio degli 11 in campo. In particolar modo quello di Maggiore e Gyasi, impiegati in ruoli non del tutto consoni alle loro caratteristiche.

COSA SI PUO’ MIGLIORARE – L’errore individuale. Tante volte lo Spezia, pur riuscendo a difendere egregiamente di squadra, è incappata in sbavature singole che hanno condizionato l’andamento delle partite. E il match d’andata contro il Torino non fece eccezione: l’ingenuità di Vignali, infatti, non incise sulla classifica solo grazie allo straordinario sforzo dei compagni che riuscirono a strappare un punto in inferiorità numerica per tutta la partita.

La trasferta di Genova ha lasciato fiducia mista a rammarico. Lo Spezia è riuscito a mettere un altro punto tra sé e il Benevento, agganciando proprio il Torino, ma la mente non può non far riflettere sul fatto che a poco meno di un quarto d’ora dalla fine dell’incontro la salvezza era cosa fatta. Domani al ‘Picco’ sarà una finale: al triplice fischio sogno e realtà potrebbero coincidere, ma prima ci saranno da vivere novanta minuti al cardiopalma, gli ennesimi della prima storica stagione dello Spezia in Serie A.

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