LIVE D’Aversa: "In settimana non sono stati tirati i remi in barca: sono orgoglioso. Zapata potrebbe partire dall'inizio. Testa solo al Cagliari poi penseremo al derby"
Il Torino, a due partite dalla fine del campionato e senza obiettivi da poter raggiungere, dopo la vittoria in rimonta sul Sassuolo ha la possibilità a Cagliari di dare continuità ai tre punti ottenuti e prepararsi così al meglio al derby che chiuderà questa stagione altalenante sia sul piano dei risultati sia su quello delle prestazioni. L’allenatore del Torino, Roberto D’Aversa fra poco in conferenza stampa presenterà la gara con il Cagliari.
Com'è stata la settimana? Ci fa il punto sugli infortunati?
"I ragazzi si sono comportati bene durante la settimana e questo mi rende molto orgoglioso perché vuol dire che non abbiamo tirato i remi in barca e con l’obiettivo di andare a fare una partita contro una squadra che deve ancora raggiungere l'obiettivo e, soprattutto, da parte nostra ci deve essere la volontà di cancellare la prestazione fatta sotto tono a Udine. Giocheremo in trasferta e deve essere una partita molto importante. Non ci saranno Ismajli e Anjorin che sono ancora alle pese con infortuni, Gineitis è squalificato e poi non farà parte dei convocati Tameze".
Le tante interviste di questi giorni ai giocatori che hanno vinto lo Scudetto nel 1976 vi hanno un po’ avvicinato al derby della prossima settimana?
"Dobbiamo pensare al Cagliari, bello ricordare oggi quest’evento importante dello Scudetto del '76 con i giocatori hanno reso orgogliosi questo club e questi tifosi. Da parte nostra va a questi Campioni un pensiero, ma noi non dobbiamo avere distrazioni né per questi festeggiamenti né per la partita successiva e dobbiamo pensare solo ed esclusivamente alla partita col Cagliari. C’è da rispettare il Cagliari che ha ancora un obiettivo da ottenere e sapendo anche delle difficoltà perché giocheremo in un campo dove il pubblico spinge molto. A Cagliari non si gioca solo contro una squadra, ma contro una regione quindi dovremo essere pronti sotto tutti i punti di vista: sotto l’aspetto fisico, sotto quello mentale e anche sotto quello dell’atteggiamento perché, ripeto, il Cagliari deve ancora raggiungere un obiettivo".
La ricorrenza dei cinquant’anni dall’ultimo scudetto in questi giorni ha quasi totalmente distolto l’attenzione dalla sua squadra, questo vi ha tolto o messo pressione in vista della gara di domani col Cagliari e poi del derby?
"Continua a ripetere che dobbiamo ragionare solo ed esclusivamante sulla partita di domani sera e poi penseremo alla successiva. Le pressioni sono le solite: ripeto andiamo ad affrontare una squadra che non ha ancora raggiunto l’obiettivo. Le pressioni sono queste, non ce ne sono altre. Tutto quello che sta accadendo, tutte queste manifestazioni ben vengano, ma noi non possiamo farci distrarre da altre situazioni se non pensare solo ed esclusivamente all’ultima trasferta che abbiamo fatto a Udine e dove ci ha visto fare una prestazione sotto tono e quindi non dobbiamo ripetere lo stesso errore e dare valore all'ultima trasferta di questo campionato per poi pensare alla partita successiva".
Mancheranno ancora Ismajli e Anjorin, è squalificato Gineitis, non ci sarà Tameze e sono diffidati Maripán e Lazaro, lei non è solito sbottonarsi su chi giocherà o no, però siamo alla penultima di campionato e la squadra è da un po’ di tempo salva per cui ci svela per una volta la formazione? Domani c’è il Cagliari mica il derby.
"Evidentemente non mi esprimo bene, ho già detto che la partita di domani è importantissima, è fondamentale. Spesso e volentieri ho dato suggerimenti e si poteva capire chi partiva dall’inizio e chi no. Devo dire che avete quasi sempre indovinato la formazione. Detto questo, massimo rispetto per il Cagliari e quando deciderò la formazione la comunicherò ai ragazzi perché veramente credo che l’unica forma di rispetto nei confronti dei ragazzi è valutare tutto compresa anche la rifinitura di domani mattina che faremo a Cagliari per poi decidere gli 11 della partita di Cagliari. Ragionando anche sul fatto che chi subentra può determinare alla stesso modo di chi parte dall’inizio”.
Cosa ci dice di Simeone che da quando c’è lei segna praticamente il doppio di prima? Qual è la caratteristica del Cholito che apprezza di più? E’ uno degli attaccanti migliori che ha allenato?
"Diciamo che qui ha una buona compagnia perché anche Zapata è un attaccante molto forte e Adams ha caratteristiche molto importanti e se riuscisse a trovare un po’ di continuità negli allenamenti, nel quotidiano e sulle presenze … quando sono arrivato aveva qualche problema fisico. Simeone mi fa piacere che sta facendo molto bene e devo fare un appunto perché quando ho letto i nomi dei 55 della lista della Nazionale argentina e non ho visto il suo nome sono rimasto stupito perché sta facendo un campionato veramente importante. Non lo dico per fare polemica, non mi permetterei mai, ma mi aspettavo che in quella lista lui ci fosse. Di attaccanti forti ne ho avuti con caratteristiche diverse, in carriera ho quasi sempre giocato con esterni d’attacco con il 4-3-3 o il 4-2-3-1, come Gervinho, Kulusevski, Cornelius, che ha giocato anche in Coppa Campioni, e Inglese, stava facendo grandi cose finché non ebbe un infortunio grave, ma sicuramente Giovanni Simeone è tra i più bravi che ho avuto la fortuna e il piacere di allenare. La sua caratteristica è che ha tanta fame di fare sempre bene, di migliorarsi e segnare. Fa sempre la scelta giusta, anche quando a volte quando sembra essere scoordinato e che non ci arrivi perché alla fine ci arriva sempre quindi è un premio al suo modo di interpretare ogni singolo allenamento: faccio fatica a risparmiargli qualche minuto di allenamento, come Vlasic e altri giocatori. Tutto quello che sta ottenendo in questo momento è per come sta lavorando durante la settimana".
Zapata e Adams hanno i 90’? C’è la possibilità che domani uno tra Zapata e Adams possa partire titolare?
"Più Duvan potrebbe partire dall’inizio, per il percorso che ha avuto nel recupero e la condizione fisica. Bisogna ragionare anche sul fatto che Njie in settimana ha saltato un allenamento, quello più importante. Però tra i due quello ch epotrebbe partire dall’inizio è proprio Zapata".
La società ha chiesto a lei un parere per i giocatori in prestito, in particolare Obrador e Ebosse? Oppure ci parlerà prossimamente per esprimere il suo parere?
"In questo momento ho il focus sul preparare una partita l'ultima in trasferta,che è molto importante e ragiono solo guardando il campo e non se Prati è in prestito o è nostro. Lo stesso vale per Ilkhan e tutti gli altri giocatori. Valuto il campo e chi mi dà più garanzie e dimostra che vuol fare parte della gara. Non ragiono su altri aspetti anche perché non l’ho fatto dall’inizio e quindi non vedo perché dovrei farlo ora. Ci sono tanti giocatori in prestito e diversi in scadenza per cui è sempre il campo che fa fare le scelte. Sono un allenatore che ragiona sempre su chi ha a disposizione e credo che l'allenatore debba fare questo, poi per quel che riguarda la costruzione della squadra e quant’altro ci penseranno i dirigenti e la società".
Prati affronta da ex il Cagliari: può essere la sua partita?
"Sì, può essere la sua partita. Ma per quanto mi riguarda non deve dimostrare nulla né a me né ad altri. Tutte le volte che l’ho chiamato in causa, sia dall’inizio sia a gara in corse, lui si è sempre fatto trovare pronto. Nell’ultima partita ha fatto un’ottima gara e sulla scelta di sostituirlo ha pesato anche il fatto che era stato ammonito e che in panchina c’era Ilkhan che anche lui è meritevole a volte di giocare, come tanti altri. Prati dà ampie garanzie, ma deve entrare in campo con personalità perché è un giocatore molto bravo che dà equilibrio alla squadra e deve solo fare quello step successivo perché giocando per il Torino, un grande club, serve un po’ più di personalità perché le qualità le ha e sta solo a lui dimostrarle”.
Ha vissuto momenti particolari come il 4 maggio e la celebrazione dei 50 anni dello Scudetto del ’76, Ha avuto modo di approfondire la storia del Toro? Cosa le sta rimanendo dentro di questa esperienza e che insegnamento trae dalla storia granata?
"Non vedo altri club in Italia che possano avere manifestazioni così importanti. Purtroppo il 4 maggio è vissuto come una tragedia e tutti sappiamo cos’è successo e infatti a distanza di anni se ne parla ancora e si ha tanto affetto per quella squadra. Io non l’ho vissuta e non l’ho vista, ma è come se l’avessi fatto perché non si fa altro che ricordarla. E’ vero che nella tragedia si è persa una squadra con i membri dell’equipaggio, i piloti e i giornalisti, ma loro non verranno mai dimenticati e rimarranno sempre nella storia. Ripeto, parlare di fortuna per una tragedia del genere anche no, però il Torino può vantarsi di quella squadra e di quella del ’76 che oggi è qui a calcare il campo. E’ un vanto di questo club che mai nessuno potrà cancellare. Qualcosa che mi ha ispirato? Ogni volta che esco dallo spogliatoio quando giochiamo in casa vedo sul muro la foto di Gigi Radice e lo bacio perché oltre ad essere stato mio allenatore al Monza quando vincemmo il campionato è stato anche un secondo padre. E’ veramente una persona squisita. Ricordo anche con molto affetto il figlio Ruggero e la sua famiglia. Ero molto legato al mister ho sempre avuto un bel ricordo di lui non solo per il professionista e l’allenatore che era, ma, soprattutto, per il suo spessore umano. Credo che oggi sia la cosa più importante indipendentemente dallo sport, dal calcio e da quello che facciamo. I rapporti umani sono le cose più importanti anche nello sport e nel calcio".


