La priorità del Torino è l’ossatura della squadra: Abate non può lavorare senza
Mancano al Torino il portiere titolare e le certezze su chi saranno il centrocampista perno della squadra e l’attaccante principale, mentre dovrebbe esserci chi guida la difesa: Ismajli, sempre che non abbia problemi fisici che gli impediscano di esserci con continuità. Certo a centrocampo ci sono Ilkhan, Casadei e Gineitis, ma chi di loro può ricoprire il ruolo di perno della squadra? Forse per caratteristiche e abnegazione il più indicato potrebbe essere Ilkhan, ipotizzando che Abate lo ritenga adatto per questo ruolo. Per quel che riguarda l’attaccante principale, Zapata dovrebbe rinnovare il contratto, ma ha 35 anni compiuti lo scorso 1° aprile e un trascorso di infortuni che per quanto si sia ripreso non gli permettono di essere considerato la punta di assoluto riferimento. Certo resta sempre un attaccante che gli avversari temono, ma non si può pretendere che giochi tutte le partite stando in campo dal fischio iniziale a quello finale. Simeone e Adams potrebbero andare via e sono anche potenziali plusvalenze per cui non sono certezze.
In parole povere, Abate non ha l’ossatura della squadra. E’ quindi una priorità del Torino dargli la spina dorsale della squadra in modo che possa lavorare adeguatamente già in ritiro e non attendere che lo faccia ad agosto quando dovrebbe concentrarsi su altro. Giusto per mettere dei paletti, il 29 giugno aprirà i battenti il calciomercato, il ritiro a Pinzolo inizierà il 13 luglio, intorno a Ferragosto, forse il 16, il Torino disputerà la prima partita ufficiale: i trentaduesimi di Coppa Italia, e nel weekend del 22-23 agosto prenderà il via il campionato con i granata che affronteranno il Milan, l’anno scorso con l’Inter fu una batosta con la sconfitta per 5 a 0. Meglio fare tesoro di certi nefandi precedenti e non mettersi nella condizione di ripeterli.
Qualcuno dirà che c’è tempo visto che si è al 12 giugno e che non è ancora stato neppure ufficializzato Abate sulla panchina del Torino. Ebbene si sbaglia di grosso oppure è in malafede. Il nuovo allenatore deve solo rescindere con la Juve Stabia e poi potrà essere ufficializzato. Si sa benissimo come gioca Abate e che non ha ancora mai allenato in Serie A. Metterlo quindi nelle condizione di poter lavorare al meglio è un obbligo da parte della dirigenza granata: non si può di certo mandarlo allo sbando o pretendere che faccia miracoli adattandosi quando a spizzichi e a smozzichi gli verranno dati i giocatori e magari tolti dei titolari.
Il modus operandi del Torino sul mercato è arcinoto e visti i precedenti non si lasciano cambiali in bianco su un ipotetico cambio di rotta. Giocatori lasciati andare via a parametro zero, per alcuni era cosa da farsi, ma per altri assolutamente no come, ad esempio, nel caso di Ricardo Rodríguez. Calciatori non riscattati, giusto per fare un nome Elmas. Giocatori indisponibili non sostituiti, basta fare un solo nome: Zapata. Calciatori ceduti per fare plusvalenze e non adeguatamente sostituiti, anche in questo caso basta fare un solo nome: Bellanova. Voragini nella rosa parzialmente colmate sono negli ultimi giorni di calciomercato. E si potrebbe continuare, ma è inutile visto che si tratta di cose che tutti conoscono. Solo ripetuti fatti concreti in tempi adeguati possono essere ritenuti forieri di un cambiamento della rotta: la fiducia va conquistata perché è azzerata da troppi precedenti.
Abate sicuramente s’impegnerà moltissimo, ne va anche della sua carriera, però deve essere adeguatamente supportato e questo spetta a Petrachi, ma soprattutto a Cairo che deve fornire i soldi al direttore sportivo per prendere velocemente i giocatori che servono all’allenatore. Di tecnici finiti per essere capri espiatori il Torino ne ha già usati fin troppi.


