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Il Torino nell'anima, l'impresa con la Lazio: la storia di Giancarlo CamoleseTUTTO mercato WEB
Oggi alle 18:50Storie di Calcio
di Daniele Petroselli

Il Torino nell'anima, l'impresa con la Lazio: la storia di Giancarlo Camolese

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Diventare un calciatore professionista è difficile, ma c'è anche chi il pallone è riuscito a viverlo sia da protagonista in campo che su una panchina. Protagonista di Storie di Calcio, trasmissione della radio di Tuttomercatoweb.com e condotta da Francesco Tringali, è Giancarlo Camolese. Classe '61, crebbe calcisticamente nell'Unione Sportiva San Mauro, per passare poi in forza al Torino nel 1974, arrivando a giocare in prima squadra. Vestì poi le maglie di Biellese, Reggina, Alessandria, Lazio (con la quale ha conseguito la storica salvezza partendo da -9 nella stagione 1986-1987 e la promozione in A al termine della stagione 1987-1988), Padova, Vicenza, Taranto e a fine carriera con la Saviglianese. Per lui 230 partite in Serie C e 141 presenze in Serie B con Lazio, Padova e Taranto, mentre non ha mai esordito in massima serie avendo giocato solo la Coppa Italia con il Torino. Poi, nel 1995, l'inizio dell'avventura in panchina nelle giovanili della Saviglianese, squadra dove concluse la carriera di giocatore. Fu chiamato al Torino per fare l'allenatore in seconda della prima squadra guidata da Mauro Sandreani prima e Lido Vieri poi, con il sogno di diventar tecnico nel 2000. Poi le esperienze con Reggina, Vicenza e Livorno tra quelle più importanti, con un ritorno al Toro nel 2009 per una breve parentesi. "Contento di aver fatto tutte le esperienze che ho fatto. A latitudini diverse si vive il calcio in maniera diversa - ha ammesso Camolese -. Ho vissuto il calcio pienamente. Il Torino ovviamente è la mia vita. Giocavo nella squadra del mio paese, il San Mauro, giocavo con i più grandi che avevano 3-4 anni più di me, mi notò il Toro e mi portarono lì. Io chiesi almeno di fare il torneo del mio paese, me lo consentirono ma poi feci in contemporanea un torneo in cui in finale incontrai la Juve. Un esordio incredibile, anche se perdemmo 3-2". Poi le esperienze tra C e B, soprattutto alla Lazio, dove ha vissuto annate importanti: "Il mio destino è stato legato al presidente Calleri dell'Alessandria, che prese la Lazio e si ricordò di me, Gregucci e Sgarbossa, che ci portò con sè lì. La Lazio prese tre sconosciuti e lasciò un po' tutti interdetti, ma la scommessa di Calleri fu vinta perché riuscimmo a dare il nostro contributo. Fu una stagione difficile, la penalizzazione era pesante. Fascetti ci riunì a inizio stagione e disse che chi non se la sentiva poteva dirlo e andare via. Io però ero talmente contento di essere lì che ci sarei stato in qualsiasi categoria. Brava fu la dirigenza, ma anche Fascetti, perché ci protessero in quei momenti. I più esperti poi ci diedero una grande mano, ci hanno fatto sentire parte del gruppo e sono stati riferimenti importanti nei momenti più complicati. Era un bel mix tra esperti e ragazzi. La salvezza negli spareggi? Ne facemmo tre, perché ci fu pure quello con il Vicenza. Ricordo l'Olimpico pieno, il gol di Fiorini a 7' dalla fine. Già lì fu qualcosa di incredibile. Poi ci furono gli spareggi veri e propri a Napoli. Da Roma arrivarono almeno 30mila tifosi. Ci complicammo la prima partita col Taranto, poi quella decisiva col Campobasso. Mi ricordo ancora tutto, gli odori dentro lo stadio, il pre-partita quando cercavamo di pensare ad altro per non parlare di quella sfida, importantissima per la società. Il clima era complicato, dopo un'annata difficilissima in cui pensavamo anche di andare in Serie A ma ci ritrovammo in poco tempo dietro in classifica". Da allenatore poi un'altra carriera: "Volevo ancora giocare, tornavo a casa dopo l'avventura a Taranto ma mi arrivò la proposta della Saviglianese. Alla fine trovammo un accordo e giocavo ma al tempo stesso allenavo i giovanissimi. Era una squadra che perdeva sempre, alla fine subentrai. Mi ricordo ancora quei ragazzi, mi hanno insegnato tanto. Ottenemmo ottimi risultati, mi ricordo facemmo una bella prestazione col Torino e lì ricominciò anche la mia storia con i granata". E sulla panchina del Toro poi ci arrivò più avanti: "Ero da qualche anno lì, ero stato tecnico in seconda, poi ero stato in Primavera, ero poi facilitato dal fatto di conoscere la Serie B. Quell'anno il Toro partì malissimo, pur avendo uno esperto come Simoni. La società decise di cambiare il tecnico e il presidente si impose e volle farmi esordire. C'erano molti dubbi attorno a me, ed era normale, ma io sapevo bene cosa fare, e l'ho fatto, grazie a un gruppo di ragazzi che mi ha seguito fin da subito. Dissi di cambiare marcia, e alla fine fu così, venne fuori il valore vero della squadra. Poi che esperienza nel 2001-2002, quando eravamo partiti male, eravamo ultimi ma poi riuscimmo a qualificarci per l'Intertoto. Vincendo la Serie B arrivando primi e battendo tutti i record, da terzultimi, rinsaldò i legami con i ragazzi. Fu normale un adattamento, poi però la svolta arrivò nel derby. Ha cambiato la stagione e dato consapevolezza a tutti che potevamo starci in Serie A".