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Chiariello punta sulla Turris: "Partenza straordinaria, può raggiungere i playoff e diventare la mina vagante. Ecco com'è cambiata la geografia del calcio campano..."
venerdì 04 dicembre 2020 16:52Primo piano
di Vincenzo Piergallino
per Tuttoturris.com

Chiariello punta sulla Turris: "Partenza straordinaria, può raggiungere i playoff e diventare la mina...

Intervenuto in qualità di ospite alla trasmissione “4 chiacchiere sulla Turris”, Umberto Chiariello, volto storico di Canale 21, ha rievocato i vecchi fasti della Turris, soprattutto a partire degli anni ’90: “In quei tempi la Turris aveva giocatori importanti, come ad esempio Salvatore Matrecano o Amore, da me ribattezzato il piccolo Falcao. Era seguita da un pubblico appassionato e faceva cose davvero ragguardevoli. In generale, si trattava di un momento storico in cui la C vantava almeno 12 o 13 realtà campane molto importanti, che dettavano legge tra i Professionisti”. 

L’esperto giornalista campano ha espresso anche il suo parere sulla Turris attuale, che ha ritrovato i Professionisti sotto la gestione Colantonio: “Guardo la Turris con attenzione enorme e simpatia estrema. Mi ha colpito la sua partenza straordinaria e in parte giustificata, poiché le squadre che vincono negli anni precedenti hanno un vantaggio considerevole rispetto alle altre, conservando nella stagione successiva quello spirito vincente, quell’autostima e quell’entusiasmo che le permettono di avere una marcia in più. Infatti, la storia del calcio dimostra che non sono poche le cosiddette ‘squadre ascensore’, compagini capaci di fare subito due salti in avanti, in termini di categoria, o all’indietro. Ad, esempio il Cagliari di Ranieri riuscì in tre anni nel passaggio dalla C alla A. Nel caso concreto della Turris, credo che, se la squadra non si perde per strada, può arrivare con molta probabilità ai play-off, divenendo una mina vagante per tutti negli spareggi promozione”.

Infine, Chiariello ha sottolineato anche una riflessione interessante sulla trasformazione della geografia del calcio campano, dagli anni ’90 ai giorni nostri: “Un cambiamento radicale, dovuto a vari fattori. In primis, la serie C prima era divisa in due categorie e pertanto c’erano più club a farne parte. Ma c’è anche un altro aspetto altrettanto determinante. Allora, infatti, c’era uno scambio tra calcio e sottobosco politico, includendo anche la malavita. In particolare, la maggior parte dei presidenti dell’epoca erano imprenditori edili che investivano nel calcio per dare lustro alle varie Amministrazioni locali, in cambio di piani regolatori favorevoli o altri tipi di vantaggi. Anche perché il calcio, a tutti i livelli, tradizionalmente ha sempre inciso sulla politica, divenendo meccanismo di consenso e di acquisizione di voti. Nell’epoca moderna, invece, questo scambio sul territorio è venuto meno: le società di serie C spesso e volentieri sono uno strumento per fare una corretta evasione fiscale, ribaltando le tasse con i costi sostenuti per le squadre. C’è da dire, però, che oggi fare calcio è molto più difficile, i costi sono molto più alti e l’economica campana è in ginocchio. Pertanto, non si trovano più imprenditori disposti ad investire quattrini, a meno che non si riesca a bilanciare le spese con i contributi federali o qualche plusvalenza, puntando sui giovani, o ottenendo qualche altra forma di ricavo da attività sul territorio. Ecco perché tante grandi piazze sono scomparse dalla geografia del calcio campano. Poi, c’è da dire anche che, a causa dei troppi stranieri nelle formazioni Primavera, le società di A e B non investono più come una volta sui giocatori delle serie inferiori. Pertanto, se il governo del calcio non stabilirà mutualità diverse per le categorie inferiori, prevedo tempi durissimi per la sostenibilità della serie C”.

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