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tmw / udinese / Primo Piano
Cosa ci spinge ad esserci sempre e comunque
mercoledì 13 marzo 2024, 18:01Primo Piano
di Stefano Pontoni
per Tuttoudinese.it

Cosa ci spinge ad esserci sempre e comunque

Seguire una squadra come l'Udinese non è solo una questione di partite e di risultati. È un'esperienza che va ben oltre i 90 minuti sul terreno di gioco, un viaggio emozionante che coinvolge cuori e menti di tanti tifosi. È una passione che crea legami indelebili, che trasforma sconosciuti in amici e che porta persone diverse a condividere gioie e dolori con una sola voce. 

È questo che ci spinge, in un lunedì lavorativo, a mollare tutto e partire con fiducia nonostante la classifica alla volta di Roma. Con la Lazio possiamo dire che c'eravamo. L'abbiamo fatto nient'altro che per la passione. Esserci, sempre e comunque, anche a chilometri di distanza, anche se l'orario è proibitivo e seguirla dal divano sarebbe sicuramente più comodo, anche se tocca guidare tutta la notte per rientrare a casa, anche se poi si va a lavoro senza un'ora di sonno.

È una questione di identità, di orgoglio per i colori che si indossano e il territorio che si rappresenta. È il senso di appartenenza a una famiglia che unisce generazioni, che passa di padre in figlio, di nonno in nipote, creando legami che resistono anche al trascorrere del tempo.

Partite come quella contro la Lazio diventano l'occasione per condividere emozioni con amici e compagni di tifo. Per ridere, piangere, arrabbiarsi oppure sognare insieme. È in questi momenti che si creano ricordi indelebili, che si rinsaldano legami e che si scopre il vero significato di appartenere a una comunità. Io ho la fortuna di farlo anche per lavoro, di abbinare così quello che è il mio mestiere a quella che è la mia passione. Un privilegio, me ne rendo conto, che gelosamente custodisco. 

Credetemi, poi, che anche la squadra stessa ne beneficia enormemente. L'ambiente creato dai tifosi durante le partite è una fonte inesauribile di sostegno e di energia positiva. Prima della partita, assieme agli amici Alessandro Pomarè (che voi tutti conoscete come il Poma) e Elio Meroi (con noi anche due tifosi che amici lo sono diventati, Giovanni Paluzzano - un autentico talismano quando si segue l'Udinese lontano dal Friuli - e Elena Corva) abbiamo portato il nostro saluto ai ragazzi in ritiro. Un modo semplice, per alcuni probabilmente insignificante, per trasmettere fiducia ad una squadra in difficoltà. Pereyra e tutti i compagni presenti nella hall dell'hotel capitolino hanno apprezzato questo gesto, come d'altronde lo ha fatto con sincerità anche mister Cioffi.

Non saranno più i tempi di Calori e Poggi, con il tajut post partita bevuto nei parcheggi dello stadio perché il calcio (anzi il mondo) è cambiato ma anche ai calciatori di oggi (che uomini restano al di là delle barriere e dei social) queste piccole cose fanno parecchio piacere. Non è vero che non gliene frega nulla, ve lo posso garantire perché con loro ci parlo e su queste cose spesso mi confronto.

Oggi come allora i giocatori sentono il calore dei tifosi sulle proprie spalle, li sprona a dare il massimo sul campo e li motiva a lottare fino all'ultimo secondo. È un circolo virtuoso in cui il supporto dei tifosi alimenta le performance della squadra e viceversa.

In un'epoca in cui le distanze sembrano aumentare e le divisioni diventano sempre più profonde, il calcio e per noi l'Udinese ci ricordano che non c'è nulla di più bello del condividere una passione, di creare legami e di sostenersi reciprocamente nelle gioie e nei dolori del gioco più amato al mondo.