Tre gol a San Siro e zero punti: davanti l’Udinese c’è, ma dietro così non va
Perché se davanti la squadra di Runjaic ha dimostrato di poter fare male anche alla formazione probabilmente più forte del campionato, dietro ha mostrato fragilità che iniziano a diventare preoccupanti. Cinque reti incassate dall’Inter, dieci complessive nelle prime quattro giornate: numeri che non possono essere liquidati come un semplice incidente di percorso.
E pensare che la serata era cominciata quasi come un sogno. L’Udinese ha avuto personalità, ha aggredito l’Inter ed è andata sullo 0-2 in sedici minuti. Prima Abankwah, poi Ekkelenkamp. Per qualche istante San Siro ha rivisto i fantasmi della passata stagione. Poi, però, è cambiato tutto.
L’Inter ha aumentato ritmo e pressione e sono emersi tutti i limiti di una retroguardia priva del suo giocatore più importante. L’assenza di Solet pesa, eccome se pesa. Il francese non è semplicemente uno dei tre difensori: è quello che dà qualità all’uscita del pallone, permette alla squadra di alzarsi, rompe la pressione avversaria e soprattutto trasmette sicurezza a chi gli gioca accanto.
Senza di lui la differenza è evidente. Abankwah è stato probabilmente il migliore del reparto e non soltanto per il primo gol in Serie A. Ha sofferto, inevitabilmente, ma continua a dimostrare di poter essere una delle sorprese di questa stagione. Molto male invece Kabasele, che avrebbe dovuto prendere in mano la linea e non è riuscito a darle ordine. Peggio ancora Ebosse, protagonista di troppi errori e costantemente in difficoltà quando l’Inter ha alzato i giri.
Il problema, però, non può essere ridotto ai singoli. Dieci gol subiti in quattro partite dicono che qualcosa, nella fase difensiva complessiva, non sta funzionando. E per la seconda giornata consecutiva l’Udinese perde dopo essere passata in vantaggio. Contro la Lazio era arrivato il crollo nel finale, a Milano il doppio vantaggio è durato appena dieci minuti. Due partite diverse, ma con un denominatore comune: l’incapacità di gestire il momento in cui l’avversario cambia marcia.
Ed è un peccato, perché dalla metà campo in avanti questa squadra ha invece argomenti interessanti. Quando c’è gamba, l’Udinese aggredisce, recupera palloni e verticalizza con coraggio. Con Davis davanti cambia tutto: l’inglese protegge palla, fa salire i compagni e offre una profondità offensiva che nessun altro attaccante della rosa garantisce allo stesso livello. Tre gol segnati a San Siro non arrivano per caso.
Gli infortuni stanno certamente condizionando questo avvio. Zaniolo manca parecchio, ma Solet probabilmente ancora di più. A questi si aggiungono Piotrowski, Zanoli e un Davis che va sempre centellinato, riducendo le possibilità di Runjaic proprio nel momento in cui il calendario ha messo davanti Lazio e Inter.
Nessun dramma dopo quattro giornate, ma neppure bisogna nascondersi dietro gli alibi. L’Udinese resta ferma a quattro punti e porta con sé parecchi rimpianti. Se davvero l’obiettivo è provare ad alzare l’asticella, certe partite bisogna imparare almeno a non perderle. Ora arriva il Cagliari. Al Bluenergy Stadium servirà soprattutto tornare a muovere la classifica, prima di una sosta che arriva nel momento giusto. Ci sarà tempo per recuperare gli infortunati, rimettere benzina nelle gambe e soprattutto registrare una difesa che oggi non funziona. Perché segnare tre gol a San Siro è un segnale importante. Prenderne cinque, però, lo è ancora di più.


