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Udinese, Campoccia: "Senza finanza non fai lo stadio, e non compri i giocatori"TUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 19:36Serie A
di Simone Lorini

Udinese, Campoccia: "Senza finanza non fai lo stadio, e non compri i giocatori"

L’avvocato Stefano Campoccia, vicepresidente dell’Udinese, ha parlato anche dello stadio bianconero durante il convegno “Sport e Finanza: Trasparenza, governance e asset infrastrutturali nell’industria dello sport” : "Senza finanza non fai lo stadio, senza finanza non compri i giocatori e sei costretto a venderli. Il tema della sostenibilità è declinabile dove vogliamo. Francesco Sciaudone faceva un discorso molto importante e arrivo alla sua domanda: “Conviene fare gli stadi?”. Se uno guarda con gli occhi di un finanziario o di un avvocato che fa finanza, dovrebbe dire: giammai. Perché la finanza parte o dalla sostenibilità del debito in termini di flussi di cassa prospettici di lungo periodo, oppure dalla capacità di generare plusvalenza nel private equity. Nessuna di queste due componenti oggi è garantita, se non dentro un modello che deve essere sostenibile. Già l’incognita e la discontinuità che derivano dalla retrocessione, per le società che non si chiamano Inter, Milan, Juventus o pochi altri grandi club rappresentano un limite a questo tipo di investimento", le parole raccolte da Calcio e Finanza. "Per questo serve una governance credibile, una reputazione credibile, longevità e un modello prospettico. Non si deve cambiare management ogni due minuti, né fare scelte di breve periodo. Più che un commissario per gli stadi, dobbiamo capire come stimolare l’imprenditoria privata a fare quello che ancora solo pochi fanno. Perché solo pochi lo fanno? Per il tema della sostenibilità. È un problema di sostenibilità diretta". "A ricavi calanti, chi programma l’acquisto o l’investimento in uno stadio deve fare i conti con ciò che progressivamente perde. Deve quindi agire in maniera organica. Deve esserci una governance e una sostenibilità dei club, sapendo che non bisogna vergognarsi di capire che in tutte le società di calcio italiane, e non solo, tra A e B c’è un segno meno davanti. Questo significa che la gestione operativa va in perdita e deve essere compensata".