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Prandelli: "Serve una persona forte per fare calcio a Venezia e Tacopina lo è, tifo Verona, ma ricordo con piacere il periodo in Laguna"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
sabato 20 ottobre 2018, 12:34Primo Piano
di Davide Marchiol
per Tuttoveneziasport.it

Prandelli: "Serve una persona forte per fare calcio a Venezia e Tacopina lo è, tifo Verona, ma ricordo con piacere il periodo in Laguna"

Cesare Prandelli è uno dei grandi doppi ex della partita e il Corriere del Veneto lo ha contattato per parlare del ritorno del derby tra Venezia e Verona: "Mi fa piacere, perché è stato un derby che si è stato giocato anche in palcoscenici più importanti".

Alcuni li ha vissuti in prima persona, l'ultimo: "Era il 9 settembre 2001 al Penzo, io guidavo il Venezia e perdemmo 1-0 con una rete di Salvetti".

Il legame tra Prandelli e Venezia: "Mi fa veramente piacere che abbiano trovato un presidente come Tacopina. In quella realtà ci vuole un uomo forte, come lo era Zamparini, perché non è facile fare calcio a Venezia. Soprattutto per colpa dello stadio. All’inizio andare al Penzo è affascinante, alla lunga diventa una zavorra e sono convinto che anche i trasferimenti per la squadra diventino un problema. Ho sentito che stavolta dovrebbe essere la volta buona. Me lo auguro davvero per i tifosi".

Un rapporto quello tra l'allenatore e la piazza che non fu sempre idilliaco: "Feci fuoco e fiamme per trasferirmi a Venezia da Verona. A posteriori non so se lo rifarei. Fummo promossi al primo anno dopo essere tornati in B, eppure in curva comparve uno striscione più o meno così: “Avete fatto solo il vostro dovere". Normale l'amarezza: "Era come se si aspettassero di vincere tutte le partite. Invece vincere un campionato, anche quando hai una squadra forte, non è una cosa scontata. Lo sa bene chi allena quanto sia difficile portare in alto una squadra".

L'anno dopo Zamparini optò per l'esonero: "Prese Buso e Fanna, poi Iachini, con Magni che faceva le veci di allenatore. Quel Venezia arrivò ultimo, evidentemente non era solo un problema di allenatore".

Un trasferimento quello dall'Hellas al Venezia che fece discutere: "Eravamo in una situazione particolare, avevamo appena vinto il campionato di B ed eravamo arrivati noni in serie A. Ma Pastorello voleva smantellare la squadra per ragioni di bilancio. Non ero d’accordo, mi impuntai e raggiunsi l’accordo con Zamparini. Solo che ero ancora sotto contratto e Pastorello si arrabbiò, tenendomi fermo un mese e mezzo. Poi i due presidenti si misero d’accordo ma non so se fu la cosa giusta, perché con l’Hellas ci fu un legame viscerale, avevo pure il cappellino delle Brigate Gialloblù in testa. Ma Pastorello era vicentino, io ero visto come un suo antagonista, non era una cosa bella".

Per quanto la carriera abbia toccato entrambe le sponde, il cuore resta veronese: "Il mio cuore è rimasto lì e non faccio fatica ad ammetterlo. Verona è un pezzo di me e certi ricordi non li cancellerò mai".

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