Vanoli: "Ora c'è un po' più di positività e si parla di più di calcio, oggi era importantissima"
Mister Paolo Vanoli ha commentato il successo del Venezia per 2-1 sulla SPAL. Queste le sue parole.
Miglior Venezia della stagione?
“Ho visto anche in altre partite un bel Venezia, oggi era importante, giocare con questa personalità dopo aver perso settimane tanti giocatori dimostra che la squadra ha voglia di lottare e mettersi in evidenza. Faccio i complimenti a tutti, li vedo allenarsi durante la settimana e la prestazione è il frutto di quanto fanno in settimana”.
L'ultima mezz'ora di sofferenza:
“Non avessimo difetti non saremmo a lottare dove siamo ora, sono talvolta difetti di gioventù, bisogna lavorarci. Quello su cui insisto è che mi piacerebbe non prendere gol ogni tanto, poi so che questa squadra ha potenzialità e sa fare il gol, abbiamo fatto un primo tempo strepitoso. Poi sul 2-1 abbiamo un pochettino come sempre di paura, quando ci sono in mano tre punti d’oro non è facile. Faccio i complimenti soprattutto a chi è entrato, da qua alla fine del campionato abbiamo bisogno di tutti e abbiamo bisogno di giocatori di qualità capaci di cambiare la partita e possono farlo solo se si crea un gruppo. Si può essere arrabbiati ma con me, non con i compagni. Anche oggi chi è entrato ha fatto bene”.
Sembra tirare un'altra aria ora:
“C’è un po’ più di positività, si parla un po’ più di calcio. Da quando sono arrivato insieme al direttore ho cercato di migliorare questo, si migliora se si parla di calcio non di alibi. C’erano tanti alibi, faccio i complimenti al mio staff, stiamo cercando di far capire ai ragazzi l’importanza del campionato e della maglia. Sono arrivati anche giocatori importanti come Beghetto e Jajalo. Poi ci sono ragazzi come Modolo sempre al servizio della squadra”.
Le tante urla nel finale:
“Penso anche di dover stimolare i ragazzi, quando sei in queste situazioni con giocatori forti, soprattutto a livello fisico, più li tieni lontano dall’area meglio è. Ho stimolato un po’ di sacrificio con Cheryshev, Novakovich e Johnsen, per consentire ai difensori di stare un po’ più alti. L’incitamento di solito ti fa fare quella corsa in più. Ho avuto la fortuna di fare tanta gavetta, quando hai dei giocatori che ti seguono e lavorano tanto è giusto che i risultati arrivino. Li cercavamo e li abbiamo trovati, devono essere contenti loro di averli trovati.
La costanza:
“Da quando sono arrivato sono sempre stato chiaro. La difficoltà era far capire alla gente e ai giocatori che dovevamo lottare per la salvezza. Quando le cose partono male saperle raddrizzare è la cosa più difficile. Non è tanto un aspetto di campo, se guardiamo che giocatori erano qua erano tutti importanti, ma non basta se non hai una squadra. Io voglio una squadra, non il singolo giocatore, il singolo vince la partita, la squadra i campionati, questa è la differenza. Oggi siamo una squadra che ha capito il suo obiettivo, accantoniamo velocemente questa e pensiamo al Pisa, dove andremo intanto per non perdere e fare almeno un altro passettino. Abbiamo bisogno di tutti, anche per 15 minuti. Non ci dobbiamo accontentare e penso la squadra l’abbia capito”.
TVS Giuseppe Malaguti – Quanto è importante il ritorno di Cheryshev?
“I primi mesi qui in sala stampa mi sembrava di essere a Mosca dove mi chiedevano solo di Bakaev. Penso che Cheryhsev sia un giocatore indiscutibile. Lo dimostra la sua storia, però voi non guardate l’ultima storia degli ultimi due anni, vi ricordate quello che subentra e fa due gol, ma non quello che è condizionato da mille infortuni. Io per metterlo il prima possibile in condizione lo uso come quinto neanche nel ruolo di oggi. Lo so che qualità può darmi, anche nel ragazzo però talvolta si vede la paura e il sentore di non farsi male e io devo guardare alla squadra. Però so chi è Cheryshev. E’ un grande uomo prima di tutto, ogni giorno in allenamento viene con il sorriso e questa è la cosa più importante. Il mio primo compito è tutelare il gruppo e a lui dare continuità un po’ alla volta. E’ un giocatore che come Jajalo sa di calcio, ma d’altronde se ha giocato al Real Madrid, io non ci sono arrivato. Ma come Pohjanpalo. Sono giocatori che hanno visto altri campi e qualità, si ritrovano in una categoria dove ci si tira le gomitate per il combattimento. Oggi sono contento di vederli dentro la Serie B, questo è importante. La stessa cosa vale per Busio e Tessmann, sono due ragazzi che nella loro vita non sanno cosa sia la retrocessione, secondo i pronostici allora il Manchester City dovrebbe vincere ogni anno la Champions League, ma è difficile in realtà perché manca la storia dietro, cosa che invece per esempio al Real Madrid c’è”.


