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Zenga: "La squadra doveva solo convincersi, Tacopina ha una bella visione"
mercoledì 28 novembre 2018, 12:11Primo Piano
di Davide Marchiol
per Tuttoveneziasport.it

Zenga: "La squadra doveva solo convincersi, Tacopina ha una bella visione"

Walter Zenga si è concesso ai microfoni della Gazzetta dello Sport per una lunga intervista, parlando non solo di aspetti tecnici, ma anche della scelta di Venezia, definita da lui stesso "la città più bella del mondo”. L'Uomo Ragno infatti vive proprio in laguna, vicino a Poggi, per poter staccare dal campionato ammirando le bellezze offerte dalle isole.

La sua Venezia: “Scopro stradine nascoste, poco turistiche. In un quarto d’ora sono a Rialto o San Marco. Non sto molto in casa, vado anche a vedere la Reyer. Presto visiterò le isole, come quando ero in Sicilia. Aspetto mia moglie, è a Dubai con i figli ma ogni tanto mi raggiunge. Ho girato tanto, mi sono sempre adattato bene: mi sento cittadino del mondo”.

Il risveglio della squadra: “Tutti siamo maniacali, ma non è questione di ore al campo. Meglio isolarsi un po’ per presentarsi bene con la squadra. Io sto bene con me: sto sulle balle a qualcuno, ma io mi trovo simpatico. Qualità e valori ci sono. Il cambio di tecnico porta più responsabilità ai giocatori: bisogna cercare di esaltare i loro valori”.

La testa: “La testa è importante, ma anche la gestione del tempo libero. Non è il riposo che rigenera, ma la qualità del riposo. La squadra doveva solo ritrovarsi e convincersi dei propri valori”.

I cambi tattici: “Sì, come principi di gioco, ma la cosa difficile è trasmetterli. Non ho imposto nulla: ho proposto, ascoltato i pareri, ho spiegato e abbiamo provato. Sono arrivati i risultati, i ragazzi hanno trovato fiducia. La sconfitta a Cittadella non ha inciso. E’ più difficile gestire l’euforia, che porta a cadere pesantemente”.

Nuovi schemi su palle inattive: “Già col Brescia s’è visto qualcosa, lavoriamo per crescere”.

Il rapporto con Tacopina: “Parliamo solo in inglese, è un uomo vero, schietto. A volte sono quasi io che devo smorzare lui, incredibile... Ha una bella visione, mi piace”.

La sua prima Serie B era stata l’ultima parentesi italiana da portiere: Padova 1996-97. Oggi ha ben altre motivazioni... “Sono reduce da una retrocessione, brutta. Il Crotone, per come giocava, meritava di salvarsi e l’amarezza me la sono portata fino a settembre. Potevo restare, ma non avrei più offerto quello che avevo dato, ero scarico. Dovevo fermarmi, stare coi figli. Poi quando mia moglie mi ha chiesto se sarei rimasto ancora tanto a casa (ride, ndr), mi sono rimesso in gioco e, quando mi ha chiamato Tacopina, ho preso l’aereo deciso a fermarmi”.

La Serie B 21 anni dopo: “Non ho l’ancora capita. Mi concentro sulla mia squadra e basta. Ho visto le squadre più forti, con giocatori che possono stare in A e buone organizzazioni. Magari sugli arbitri qualcosa da ridire c’è, ma lasciamo stare... Tonali? E’ stato fischiato per tutta la partita, ma ha continuato imperterrito a giocare. Grande maturità per un 18enne di qualità. Con Pirlo è simile solo per i capelli: per me è più Paulo Sousa”.

Possibile futuro a Venezia: “Rubo un pensiero a Velasco: mi vedo a 70 anni confrontarmi con lo staff per preparare la prossima partita, non a raccontare il passato. Questo è un lavoro assurdo: se perdo tre partite che succede? Io do il meglio di me oggi, perché domani deve essere un giorno migliore. Farei i contratti a settimana, o al mese”.

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