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Poggi: "USA e Canada piena di talenti. Manca solo l'ultimo step culturale"TUTTO mercato WEB
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
Oggi alle 12:00Focus
di Flavio Zane
per Tuttoveneziasport.it

Poggi: "USA e Canada piena di talenti. Manca solo l'ultimo step culturale"

Paolo Poggi, ex dirigente e bandiera del Venezia, è stato intervistato per la campagna di marketing incrociato in vista delle Olimpiadi invernali 2026

In previsione delle prossime Olimpiadi invernali che si terranno dal 6 al 22 febbraio 2026 in Lombardia, in Trentino Alto Adige e in Veneto a Cortina, il canale YouTube Nashcast gestito dall'Utah Mammoth, squadra statunitense di hockey di Salt Lake City e partecipante alla National Hockey League, ha intervistato l'ex calciatore e dirigente del Venezia, Paolo Poggi. La bandiera arancioneroverde è stato ospite nel podcast condotto da Tyson Nasch per la campagna di marketing incrociato con lo scopo di partecipare alla promozione delle leghe NHL e la Serie A e di far conoscere più approfonditamente i rispettivi nazionali in USA e in Italia. Di seguito, le parole espresse da Poggi nel corso dell'episodio.

Sei a Venezia in questo momento?

Sì, io sono a Venezia. Io sono nato qui e ci sto vivendo da 54 anni e mi piace veramente molto.

Cosa possono i canadesi e gli americani che attraverseranno l'Italia prendere da questa esperienza nel vostro paese?

"L'area attorno a Cortina dove si terranno le Olimpiadi è molto carina. Attorno alle Dolomiti la regione del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e anche del Trentino Alto-Adige ci sono molti piccoli paesi che sono belli, qualcosa come se tu tornassi indietro in un passato molto lontano. Per piccoli intendo paesi da più o meno quattro mila persone. Di sicuro, tutti devono venire in Veneto almeno per un giorno. Oppure, ci sono anche altre belle città attorno come Treviso e Udine, che sono molto vicine. Intendo che da Venezia a Cortina è circa un ora e quarantacinque minuti in auto. Io spero che il tempo possa essere bello. Non è freddo, ma qualche volte nevica o piove. Però, io penso sarà realmente un grande spettacolo".

Si potrebbe pensare che in questi paesi con tanta neve tutti possano giocate a hockey, ma invece lo sport più praticato è il football:

"Sì, è il football o il soccer, che è lo stesso. Entrambi usano la palla (ride ndr). Ci sono molte accademie, scuole di calcio e squadre professioniste; quest'area ne ha veramente molte. E' proprio come dici: qui tutti vogliono giocare a calcio ed ecco perché io ho un'accademia (ride ndr). Mi piace vedere come i bambini crescono e mi piace prendere cura di loro da quando sono molto piccoli fino a quando sono a portata delle nostre prime squadre o, se loro sono fortunati, in club professionisti".

E' quello che hai appena realizzato in Canada in Thunder Bay, nell'Ontario, nel quale hai una delle tue accademie? Come mai hai scelto proprio questo posto piuttosto che altre grandi città?

"Perché ci sono molti italiani. Sì, ce ne sono molti anche a Toronto di sicuro, ma in Thunder Bay ho trovato che ce ne sono veramente tanti. Non ricordo come io ho preso loro, ma di sicuro dopo che stavo girando la Francia e poi Toronto e sono andato a Thunder Bay per la prima volta tre anni fa, me ne innamorai. Amo la natura, le persone e ,continuando a parlarci, dopo tre anni ho portato una squadra della mia accademia lì. L'esperienza per i ragazzi è stata veramente sorprendente. Non solo perché loro erano all'estero, che è già un esperienza per loro che avevano solo 12-13 anni, ma perché loro si sono divertiti. Di questa esperienza loro ne stanno ancora parlando. Siamo stati lì fino al 8 Agosto, ma loro ancora sognano di stare lì".

Come è iniziata per te? Perché l'accademia è diventata così importante e qual è il nome della tua accademia?

"Crescendo in una piccola città come Venezia, quando io ero un bambino mi allenavo nell'isola di Lido, dove ora c'è il Festival del Cinema, il quale penso sia iniziato un paio di giorni fà. Io sono stato di sicuro fortunato perché ho iniziato a giocare in una squadra professionista a 18 anni e ci ho fatto tutta la mia carriera, ma una delle prime cose che io avevo in mente appena terminato di giocare era di voler tornare dove tutto era iniziato. Io volevo aprire un accademia lì e dare un'opportunità ad alcuni ragazzi di fare il mio stesso percorso e la mia stessa carriera.

Così, nel 2010, c'era un club che era quasi in bancarotta e io stesso con una coppia di colleghi abbiamo deciso di comprare la società e l'accademia, la quale non era così giovane perché era nata nel 1950. Il nome è Venezia Nettuno Lido. Qui, noi abbiamo due diversi programmi: uno locale dove tutte le squadre iniziano con bambini a partire da cinque anni fino alla prima squadra e che ora gioca nella settima categoria italiana, mentre l'altro programma è internazionale ed è come quello che si vede in Canada. Noi portiamo la squadra all'estero o a essere ospite soprattutto in Canada o USA per campus o tornei. Di certo, i genitori sono invitati a stare a Venezia o in Italia durante lo stesso periodo. Noi dividiamo i gruppi: i ragazzi si allenano e i parenti visitano la città".

Con i ragazzi che si allenano con grandi campioni e i genitori che esplorano Venezia è per loro una doppia vittoria:

"Certo, noi parliamo con i genitori, pensiamo al loro alloggio e a cosa possono fare a Venezia e poi, se loro hanno dei bambini, noi lì portiamo con loro per il camp (ride ndr). A parte gli scherzi, la cosa bella è che tutti vogliono fare le vacanze a Venezia almeno una volta nella vita. Ci sono molti turisti a Venezia, ma quello che noi cerchiamo di fare, perché noi siamo nati lì e sappiamo tutto della città, è far fare una vacanza diversa ai ragazzi. E' fare una vacanza come cittadino, come veneziano. Così, tutti i posti che loro vedono e a cui vanno li comprendono come i veneziani e non come i gruppi con la bandiera che camminano in qualche mercato di piazza San Marco con migliaia di persone attorno. E' qualcosa di differente e indimenticabile. Io posso dire questo perché abbiamo fatto con i ragazzi questo tipo di esperienza con gruppi specialmente di canadesi e loro hanno veramente apprezzato questo tipo di vacanza".

Le donne vanno forte, ma gli uomini faticano: perché, nonostante la popolazione in USA, il soccer qui non migliora? Come potresti aiutarci?

"E' come per la Cina. Loro domandano perché questi grandi paesi non riescono ad avere un vero buon programma nel calcio. Io ho provato a domandarmelo e io penso che all'inizio, quando sono ancora bambini, loro sono molto bravi. Ho trovato che ci sono molti talenti, sia in Canada che in Usa. Quando arrivano attorno ai 16 anni, c'è un gap tra loro e quelli che hanno 20-21 anni. E' tutto un discorso culturale. Noi abbiamo la cultura del calcio in Italia, quindi i bambini e i ragazzi sono entusiasti di giocare, ma io ho fiducia di aver trovato molti buoni talenti in Canada e USA di circa 13-14 anni. Poi, loro si perdono, quindi la chiave è trovare e provare a lavorare su quel periodo con noi. L'ultimo step per il professionismo".

Nell'hockey c'è la categoria Juniors, un livello intermedio di quando hai 15-16 anni prima del livello del professionista: in Italia come funziona?

"Anche in Italia c'è un modo di lavorare simile. Ci sono prima le accademie fino ai 13-14 anni e, se sei abbastanza bravo, una squadra professionista ti fa firmare per le giovanili. Hai l'opportunità di giocare contro le squadre professioniste in Italia fino all'età di 14 anni. Io ero fortunato perché facevo parte del Venezia FC da quando avevo 8 anni. Quindi, ho giocato per l'accademia del Venezia fino alla prima squadra. Noi abbiamo una coppia di ragazzi ora nella mia accademia che hanno fatto lo step successivo e hanno firmato per il Venezia un paio di giorni fà. Così loro inizieranno a giocare seriamente. Però, non so se i loro allenatori sono meglio dei nostri (ride ndr). Di sicuro, il livello della competizione è molto alto ora e questo è buono. Se un ragazzo è veramente bravo a giocare a calcio, a 14 anni è il momento dove può fare lo step successivo".

Quando avevi diciotto anni, com'era giocare per la squadra della tua città?

"Noi sappiamo che il 90% dei tifosi erano miei amici perché a Venezia noi siamo cinquanta mila, quindi non molti. Così, quando lo stadio era pieno, erano tutti miei amici. Quella era la mia prima emozione. Ricordo accadde che mi dimenticati scarpe per la partita e chiamai un mio amico per portarmele poco prima dell'inizio della partita. Io non sapevo cosa era accaduto alle mie e nella mia mente vivevo come un sogno. Quando tu sei in un posto, tu non realizzi che sei  uno degli attori di quel momento, ma pensi di vivere un sogno. Era fantastico perché eri a casa, dove sei nato. Lo stadio del Venezia dista duecento metri da dove sono nato. E' il mio giardino; lo stadio è il mio giardino. Era davvero emozionante". 

In altri sport si usano magari anche altri attrezzi, ma nel calcio praticamente solo le scarpe: com'era possibile che te sei dimenticato?

"Erano anche più grandi della mia taglia. E' stano, perché sì, le scarpe sono la cosa più importante per un calciatore, ma è stato così. Le usai appena una volta, perché il mio amico aveva più scarpe di me. Era strano, ma funzionava".  

Cosa ti ricordi del momento che hai segnato il gol che è stato il più veloce della storia del campionato italiano in otto secondi?

"Non realizzavo che erano passati solo otto secondi. E' stato molto veloce. La cosa strana è che la palla era agli avversari, non nostra. Quindi, gli otto secondi hanno ancora più valore del gol di Leao che ha superato il record di tre secondi. Inoltre, il gol è stato realizzato con il piede destro, mentre io sono sinistro e l'allenatore non aveva fatto in tempo a sedersi in panchina. Stava ancora camminando. E' stato incredibile. Comunque, mi hanno spiegato del record dopo la partita.

Io prima non avevo ancora realizzato che era un record, quindi non ho fatto attenzione. Eravamo in difficoltà in quel momento con la squadra, quindi io ero felice che avevo segnato perché avevamo bisogno di una vittoria in quel momento. Non pensavo ai secondi. Alla fine del match me lo hanno detto; mi hanno detto che ora sono un record man, il più veloce calciatore ad aver segnato nella storia della Serie A. 'Oh m.. veramente?' è quello che ho risposto. Vedere il gol di Leao battere il mio vent'anni, un pò fortunatamente, è stato un pò strano, anche perché il calcio si è evoluto e non è più lo stesso di prima. Quando giocavo io negli anni '90 erano molto meglio".