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Tutti i messaggi (positivi e negativi) da non ignorare delle prime 3 partite del Venezia
Oggi alle 09:26Notizie
di Davide Marchiol
per Tuttoveneziasport.it

Tutti i messaggi (positivi e negativi) da non ignorare delle prime 3 partite del Venezia

Tre partite, tre sconfitte e zero punti. Il ritorno del Venezia in Serie A è iniziato nel modo più complicato possibile dal punto di vista della classifica, ma limitarsi ai risultati significherebbe perdere una parte importante del racconto. I ko contro Lecce, Milan e Frosinone sono infatti maturati attraverso sviluppi profondamente differenti: dalla partita dominata per lunghi tratti ma non concretizzata all’esordio, alla prova ordinata contro una delle grandi del campionato, fino alla folle trasferta dello Stirpe, nella quale gli arancioneroverdi hanno mostrato prima tutti i propri limiti e poi una notevole capacità di reazione.

Giovanni Stroppa dispone di una squadra che vuole giocare, costruire e mantenere una propria identità anche contro avversari tecnicamente superiori. Il problema, almeno per ora, è trasformare questa identità in punti. La Serie A sta già mostrando al Venezia quanto possa essere sottile il confine tra una prestazione incoraggiante e una sconfitta.

Venezia-Lecce, il primo segnale d'allarme: dominare non basta

La partita contro il Lecce è probabilmente quella che lascia più rimpianti. Il Venezia perde 0-2 al Penzo nonostante un primo tempo nel quale riesce spesso a imporre il proprio gioco. Stroppa utilizza il 3-5-2, affidandosi a Busio, Basic e Kike Pérez in mezzo e alla coppia Yeboah-Adams davanti. Il piano funziona soprattutto nella prima frazione: il Venezia tiene il pallone, occupa stabilmente la metà campo avversaria e costruisce occasioni.

I numeri fotografano bene il tipo di partita: secondo Sky, i lagunari chiudono con oltre il 70% di possesso e producono molto più del Lecce. Il problema è la concretezza. Correia trova anche la rete nel primo tempo, annullata dopo il controllo VAR per un fallo di mano, mentre Yeboah impegna Falcone dopo una lunga progressione. Un'altra rete, quella di Basic nella ripresa, viene successivamente annullata.

Il Venezia paga però in maniera brutale l'inizio della seconda frazione. Dopo appena pochi secondi Gorter porta avanti il Lecce con una conclusione dal limite deviata, approfittando di una difesa arancioneroverde ancora poco concentrata. All'80' Tiago Gabriel chiude la partita di testa.

È una sconfitta particolarmente istruttiva. La squadra di Stroppa dimostra di poter costruire gioco e creare superiorità, ma scopre immediatamente una delle leggi fondamentali della Serie A: le occasioni devono diventare gol. Lo stesso tecnico, nel post partita, sottolinea la qualità del primo tempo e individua nel gol incassato immediatamente dopo l'intervallo uno degli episodi che hanno cambiato il match.

Il Venezia produce, dunque, ma non concretizza; domina territorialmente, ma non riesce a trasformare il controllo della partita in un vantaggio. E quando l'avversario colpisce, la squadra perde parte della propria lucidità.

A San Siro una sconfitta diversa: il Venezia tiene testa al Milan

Il secondo 0-2, quello contro il Milan, presenta caratteristiche quasi opposte. Il Venezia non può pensare di dominare il possesso come contro il Lecce e deve invece dimostrare di essere capace di adattarsi a un contesto tecnicamente e qualitativamente molto più difficile. Per oltre un'ora la risposta è positiva.

Il Milan tiene maggiormente il pallone, ma il Venezia rimane organizzato, mantiene le distanze tra i reparti e riesce comunque a creare qualche situazione offensiva. I rossoneri chiudono con il 57,8% di possesso, 16 conclusioni contro 9 e cinque tiri nello specchio contro due: numeri favorevoli alla squadra di Rúben Amorim, ma non tali da descrivere una partita completamente a senso unico.

Lo 0-0 resiste infatti fino al 69', quando Gonçalo Ramos trova il diagonale che sblocca l'incontro. Il portoghese aveva già avuto alcune opportunità, mentre il Venezia aveva mostrato ancora una volta una discreta capacità di arrivare nelle zone offensive senza trovare il guizzo decisivo. Nel finale arriva il 2-0 attraverso una dinamica particolarmente sfortunata: Stankovic respinge il tentativo di Jashari, ma il pallone colpisce Halhal e termina nella porta veneziana.

Stroppa parla di una prestazione equilibrata e sottolinea come la sua squadra abbia concesso relativamente poco considerando la qualità dell'avversario. Basic individua invece precisamente uno dei problemi del momento: manca ancora il gol, ma soprattutto manca la capacità di reagire immediatamente quando il Venezia va sotto.

Rispetto alla gara con il Lecce, quindi, la sconfitta assume un peso diverso. Non c'è la sensazione di aver gettato via una partita dominata, bensì quella di aver retto con ordine contro una formazione superiore, venendo puniti quando il livello tecnico individuale del Milan ha fatto la differenza.

È probabilmente la prestazione che offre maggiori rassicurazioni a Stroppa dal punto di vista tattico: il Venezia può abbassarsi senza necessariamente perdere completamente la propria identità e può competere anche in partite nelle quali non controlla il pallone.

Frosinone-Venezia, dal peggior tempo stagionale alla grande rimonta

La terza sconfitta è quella più difficile da interpretare e probabilmente anche la più dolorosa. Contro il Frosinone il Venezia disputa inizialmente la peggior frazione delle prime tre giornate. I padroni di casa sono più aggressivi, vincono i duelli e mettono sistematicamente in difficoltà la costruzione veneziana. Antonio Raimondo segna prima al 21', di testa su assist di Oyono, e poi al 39', completando la doppietta personale.

Il Venezia va all'intervallo sotto 2-0 e Stroppa non cerca alibi: nel post partita ammette le difficoltà avute sia con il pallone sia senza, sottolineando come la squadra abbia perso troppi duelli e commesso numerosi errori nella gestione.

Poi cambia tutto. L'ingresso di Yeboah offre un'altra dimensione all'attacco e al 66' è proprio lui a riaprire la partita. Otto minuti più tardi Sagrado firma il 2-2. Il Venezia che sembrava in totale difficoltà nel primo tempo diventa improvvisamente aggressivo, coraggioso e tecnicamente più pulito. Stroppa modifica l'inerzia attraverso la panchina: Sky individua proprio Yeboah e Sagrado, entrambi subentrati e andati in gol, tra i migliori della squadra.

La rimonta, però, non produce punti. All'83' un pallone sporcato da Halhal favorisce Kvernadze, che supera Stankovic e firma il definitivo 3-2. Qui emerge un altro problema: la gestione emotiva dei momenti della partita. Recuperare da 0-2 a 2-2 in trasferta dovrebbe rappresentare il momento nel quale consolidare il risultato e costringere l'avversario a esporsi. Il Venezia, invece, concede nuovamente una situazione pericolosa e vanifica una rimonta costruita con grande carattere.

Cosa sta funzionando: identità, costruzione e profondità della rosa

Nonostante lo zero in classifica, qualche elemento incoraggiante esiste. Il primo è l'identità. Stroppa non sembra intenzionato a trasformare il Venezia in una squadra esclusivamente difensiva soltanto perché è tornato in Serie A. La costruzione dal basso, la ricerca degli esterni e la volontà di portare diversi uomini nella metà campo avversaria rimangono punti centrali del progetto tecnico.

Contro il Lecce questa filosofia ha prodotto lunghi periodi di dominio territoriale. Contro il Milan il Venezia ha saputo adattarla a una partita più prudente. A Frosinone, una volta aumentata intensità e qualità nei duelli, la squadra è riuscita addirittura a cancellare due gol di svantaggio.

C'è poi un secondo aspetto interessante: la panchina può incidere. Yeboah e Sagrado allo Stirpe ne sono la dimostrazione più evidente. Lo stesso Yeboah, già positivo nelle prime due giornate, sembra possedere caratteristiche preziose per rompere partite bloccate attraverso conduzione, rapidità e capacità di attaccare gli spazi.

Cosa non funziona: concretezza, duelli e gestione degli episodi

Il problema più evidente è la scarsa efficacia nelle due aree di rigore. Contro il Lecce il Venezia crea molto ma resta a zero. Contro il Milan produce meno, fisiologicamente, ma spreca comunque alcune opportunità. Soltanto alla terza giornata arrivano i primi gol, entrambi però insufficienti per conquistare punti. È un limite che Stroppa aveva evidenziato già durante il precampionato, quando aveva spiegato come in Serie A fosse indispensabile aumentare la percentuale di realizzazione delle occasioni create.

L'altro tema riguarda la concentrazione difensiva. Il gol di Gorter arriva praticamente all'inizio del secondo tempo. Il secondo gol del Milan nasce da una situazione gestita male nel finale. Contro il Frosinone, dopo avere costruito una rimonta molto difficile, il Venezia concede nuovamente la rete decisiva. Non è quindi soltanto un problema di qualità individuale dei difensori. È una questione collettiva di lettura dei momenti.

Anche i duelli rappresentano un indicatore importante. A Frosinone la squadra è stata sovrastata nel primo tempo soprattutto sul piano dell'aggressività. Il salto dalla Serie B alla Serie A comporta anche questo: tempi di pressione più rapidi, seconde palle più combattute e avversari capaci di trasformare una piccola esitazione in una situazione da gol.

Zero punti, ma il Venezia non sembra una squadra senza idee

La classifica naturalmente pesa. Tre partite e tre sconfitte costituiscono un avvio che non può essere minimizzato, soprattutto per una neopromossa chiamata a costruire la propria salvezza anche attraverso gli scontri con avversarie della stessa fascia. Eppure il Venezia visto finora non appare una squadra priva di strumenti.

Ha giocato bene senza segnare contro il Lecce, ha resistito a lungo contro il Milan e ha mostrato carattere nel recuperare due reti al Frosinone. Sono tre partite che hanno esposto problemi differenti ma anche qualità sulle quali Stroppa può lavorare.

La priorità adesso è trasformare le prestazioni in risultati. Il Venezia deve diventare più cattivo quando crea, più concentrato quando l'inerzia cambia e più capace di proteggere i momenti positivi. L'identità tecnica può essere una base importante, ma nella lotta per la permanenza in Serie A servono soprattutto punti.

Dopo tre giornate il campionato non ha ancora emesso alcuna sentenza. Ha però già mandato un messaggio molto chiaro agli arancioneroverdi: giocare bene rappresenta un presupposto, non una garanzia. Sin da prima dell’inizio dell’annata, secondo i pronostici Serie A il Venezia poteva essere una delle candidate a retrocedere. Attraverso il gioco e un maggior cinismo, si può cambiare questo destino. Ma in Serie A ogni distrazione costa e ogni occasione sprecata rischia di presentare il conto pochi minuti più tardi.

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