Palladino a DAZN: "Rammarico per il secondo gol, nessuna stanchezza europea. Ora testa alla Coppa Italia"
SASSUOLO-ATALANTA 2-1 (p.t. 1-0)
23' Konè (S), 69' Thorstvedt (S), 88' Musah (A)
La sbornia europea presenta il conto, ma in sala stampa l'allenatore dell'Atalanta rifiuta fermamente la narrazione della stanchezza post-Champions. Al termine del passo falso del Mapei Stadium contro il Sassuolo (vittorioso per 2-1), Raffaele Palladino analizza lucidamente ai microfoni di DAZN una gara complessa, condizionata paradossalmente in negativo proprio dalla superiorità numerica acquisita nei primissimi minuti. Il tecnico campano spiega le sue scelte tattiche per provare a scardinare il muro neroverde, recrimina per la cattiva gestione in marcatura preventiva sul raddoppio avversario e suona sùbito la carica per il prossimo, imminente, impegno di Coppa Italia. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, partiamo dall'analisi della partita nel suo complesso. Dopo la grande impresa in Champions League è sempre difficile ricaricare le pile a livello mentale, ma oggi è sembrata mancare brillantezza e rapidità nel giro palla. Cosa non ha funzionato?
«Non sono d'accordo con questa analisi, perché la partita è stata approcciata benissimo. Non cerchiamo scuse o alibi legati al fatto di aver giocato in Champions e di non avere energie. La squadra ha iniziato benissimo: nei primi quindici minuti eravamo in pieno comando della gara, i ragazzi erano concentratissimi e avevamo già creato occasioni importanti con Zalewski. Paradossalmente, quando siamo passati in superiorità numerica, abbiamo subìto sùbito gol e da lì è cambiata tutta l'inerzia. Loro si sono difesi in blocco basso, tutti dietro, ed è diventato tremendamente complicato scardinare la difesa. Nel primo tempo ci sono stati degli errori perché la palla viaggiava lenta e cercavamo ostinatamente lo sfogo per vie centrali, mentre bisognava allargare il gioco sulle fasce. Nel secondo tempo abbiamo fatto molto meglio, la palla viaggiava più veloce, ma il grande rammarico è l'aver preso il secondo gol. La partita andava tenuta aperta, ero sicuro che prima o poi avremmo segnato. L'abbiamo riaperta all'ottantottesimo, ed è troppo tardi. È vero che abbiamo colpito palo e traversa, c'è tanto rammarico, ma non accetto l'analisi sulla mancanza di energie».
La mia riflessione riguardava la prestazione in generale, non solo i primi dieci minuti. Non crede davvero che si sia pagato un po' l'impegno europeo in settimana?
«No, perché la mia analisi si basa proprio su quello: se avessi visto la squadra iniziare male, senza gamba, allora sarei stato d'accordo. L'approccio, invece, è stato ottimo. Passare in superiorità numerica, per assurdo, ha dato quasi dei vantaggi agli avversari, che trovando sùbito la rete del vantaggio si sono messi tutti dietro a difendersi chiudendo gli spazi. Detto questo, ovviamente non è il risultato che volevamo e ci dispiace molto. Ma non sposta nulla nel nostro cammino: è un incidente di percorso che può capitare. Ora dobbiamo essere bravi ad azzerare, analizzare lucidamente ciò che non ha funzionato e pensare sùbito all'impegno di Coppa Italia».
Giocare contro una squadra in dieci uomini che si difende a ridosso della propria area è complicato. Oltre alla gestione dell'uno contro uno sugli esterni, non ha pensato di passare alle due punte, magari tenendo in campo Scamacca, per aumentare il peso specifico in area?
«Passare alle due punte avrebbe significato togliere un "terzo" in impostazione, andando in contrapposizione tattica e concedendo loro dei vantaggi, visto che si difendevano con un compatto 4-4-1. Il nostro obiettivo era cercare di accerchiarli utilizzando proprio i terzi di difesa per creare superiorità numerica e liberare gli spazi per i trequartisti. Nel secondo tempo la lettura tattica era corretta e l'abbiamo eseguita bene, ma non siamo riusciti a sbloccarla nei momenti chiave. Sono d'accordo sul fatto che ci sia mancata un po' di incisività e l'ultima scelta negli uno contro uno, ma l'errore davvero grave è stato subire il secondo gol. Ce li siamo portati in area di rigore in ripartenza, quando invece la transizione andava fermata prima».
In effetti la dinamica del secondo gol è stata determinante: bisognava fermare Laurienté in marcatura preventiva, senza farlo entrare in area.
«Esatto, hai la lettura perfetta. Dovevamo fermarlo molto prima, lavorando di marcatura preventiva visto che era praticamente l'unico giocatore che lasciavano lì davanti. Dovevamo bloccarlo sùbito sulla fascia. Invece abbiamo indietreggiato troppo, ce lo siamo portati dentro l'area di rigore e loro sono arrivati bene da dietro siglando un gran gol. Sono stati bravi loro a concretizzare, quindi bisogna dare i giusti meriti anche agli avversari».
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