Sarri senza regista: chi guida l'Atalanta col Cagliari
L'Atalanta di Maurizio Sarri si ritrova senza il suo direttore d'orchestra proprio nella settimana che porta al Cagliari: Gianluca Gaetano è stato fermato per una giornata dal giudice sportivo e salterà la sfida da ex, mentre Franck Kessié non ha ancora la benzina per reggere quel ruolo. Una casella scoperta che riporta il tecnico esattamente al punto di partenza.
UN DÉJÀ-VU DI INIZIO ESTATE - La sensazione è di aver riavvolto il nastro fino a giugno, quando l'allenatore era appena arrivato e il mercato doveva ancora aprirsi. Cristiano Giuntoli aveva risolto il problema in fretta, portando a Bergamo l'ultimo interprete puro del ruolo e consegnando al tecnico il perno del suo calcio; poi, in chiusura di sessione, aveva aggiunto un secondo profilo capace di occupare quella zolla. Eppure ora la domanda torna identica.
PERCHÉ GAETANO È QUASI INSOSTITUIBILE - Nel calcio di Sarri il vertice basso non è un giocatore fra gli altri: è quello che decide i tempi, che pensa prima degli altri, che con i piedi buoni fa partire ogni sviluppo. L'avvio è stato interlocutorio e servirà pazienza prima che Gaetano prenda davvero in mano la squadra, ma già oggi le sue caratteristiche non hanno un doppione in rosa. Da qui la mini-emergenza, per fortuna limitata a un solo turno.
KESSIÉ, IL PIANO B CHE NON È PRONTO - Il sostituto sulla carta esiste, ed è l'ivoriano: la duttilità è stata una delle ragioni dell'investimento, visto che può fare tanto il centrale quanto la mezzala. Nella lista del direttore sportivo erano finiti anche Ardon Jashari e Pierre-Emile Højbjerg, altri due jolly per le tre posizioni della mediana. In regia Kessié offrirebbe un'interpretazione diversa: meno tocco, più sostanza, meno geometria e più corsa. Il nodo, però, è la condizione: arrivato a Bergamo negli ultimi giorni di mercato, si è visto solo nello spezzone finale dell'Olimpico, dove è parso lontano parente di se stesso. Entrato al posto di Ederson, ha faticato a entrare nel ritmo mentre i nerazzurri venivano ribaltati. Recuperare terreno in sette giorni non è semplice: novanta minuti in quella posizione resterebbero una scommessa.
L'OPZIONE EDERSON O PASALIC - Ecco perché il dilemma su chi guiderà la manovra sabato passa anche dall'adattamento di chi c'è già – come analizza L'Eco di Bergamo –, arretrando il brasiliano oppure Mario Pašalić davanti alla difesa. La pista più accreditata porta a Ederson, perché il croato ha nel dna l'istinto dell'incursore. Nessuno dei due ha dimestichezza con il vertice basso, ma esperienza, struttura e qualità nel piede non mancano: quello che gioca più avanti resterebbe interno insieme a Lazar Samardžić. Soluzione poco spericolata, garantita dall'intelligenza calcistica di entrambi.
LA SUGGESTIONE SAMARDŽIĆ - Restando nel campo dei reinventati, l'ipotesi più affascinante riguarda proprio il serbo, al quale il tecnico ha finalmente cucito addosso il ruolo di interno dopo gli equivoci del 3-4-3 che lo vedeva largo. Arretrarlo ancora significherebbe trasformare un rifinitore in metronomo, sulla scia di quanto fatto a suo tempo con Andrea Pirlo o, più semplicemente, con lo stesso Gaetano. Idea intrigante in prospettiva, forse prematura adesso: in quella zona i palloni persi si pagano cari, e il serbo ne concede più di qualcuno.
SCALVINI E IL PRECEDENTE PATRIC - L'ultima strada porta a Giorgio Scalvini, che con Gian Piero Gasperini qualche incursione a centrocampo l'aveva già fatta. Il contesto tattico è tutt'altro e lì serve un piede educato, ma il bresciano è un difensore che imposta e potrebbe reggere l'esperimento: alla Lazio, in un momento complicato, Sarri aveva provato la stessa mossa con Patric, dotato di ben altro bagaglio tecnico. Il problema è la coperta corta: privarsi in retroguardia di un elemento diventato riferimento e in crescita costante non è indolore, e obbligherebbe a lanciare Kristensen dal primo minuto al fianco di Kossounou.
Sarri ha in mano tutte le carte, ma la sua storia dice che le mescolerà il meno possibile: togliere certezze a una squadra in costruzione è l'ultima cosa che vuole fare.
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