DAZN, la moviola - Marelli sul rigore di Kolašinac: "Più no che sì. Episodio borderline"
Il penalty concesso al Cagliari resta il nodo del dopogara, e negli studi di DAZN Luca Marelli lo ha passato al setaccio. L'ex arbitro ha scomposto l'episodio del tocco di braccio di Sead Kolašinac, arrivando a una conclusione sfumata sul merito ma netta sul comportamento della sala video.
COME È NATA LA DECISIONE - Il primo elemento riguarda la dinamica del fischio, arrivato con un ritardo significativo rispetto al contatto: quattro o cinque secondi, segnale che la segnalazione sia partita dalla bandierina. Il riferimento è al secondo assistente Rossi, indicato dall'analista come l'origine della chiamata. L'episodio nasce dal tentativo di Alessandro Deiola di scavalcare l'avversario, con il pallone che finisce sull'arto sinistro del difensore bosniaco.
I DUE ARGOMENTI PRO RIGORE - Marelli riconosce che alcuni indizi giocano a favore della decisione presa sul campo. Il primo è l'altezza dell'arto al momento dell'impatto, definito «molto alto»; il secondo è l'asimmetria evidente tra le due braccia, che secondo il protocollo può indicare un movimento non naturale. Elementi che, isolati, spingerebbero verso il tiro dal dischetto.
I TRE ARGOMENTI CONTRARI - Il quadro cambia però se si allarga lo sguardo. L'analista ne elenca tre: la possibilità che il gesto sia servito a ritrovare l'assetto per non finire a terra in modo scomposto — «chi ha giocato lo sa perfettamente, che molto spesso ci si aiuta con le braccia per ritrovare equilibrio» —, la distanza ravvicinatissima tra i due contendenti e, soprattutto, il fatto che il difensore fosse girato di spalle rispetto all'avversario. Tre circostanze che, sommate, ribaltano la lettura.
IL GIUDIZIO FINALE - Da qui la sintesi personale dell'ex direttore di gara: «Per quanto mi riguarda, è un più no che sì». Una posizione condivisa in studio, dove il commento è arrivato immediato e privo di dubbi: «Per me non è rigore».
PERCHÉ IL VAR NON POTEVA INTERVENIRE - Sul piano procedurale, però, l'analisi non lascia margini. Trattandosi di una situazione al limite, la revisione non avrebbe avuto alcuno spazio, in un senso o nell'altro: «sia sull'assegnazione del calcio di rigore, sia sul calcio di rigore non assegnato sono convinto che il VAR non sarebbe intervenuto». La ragione è nel protocollo stesso, che prevede l'intervento soltanto davanti a un errore evidente. Non essendoci, la tecnologia ha correttamente ratificato quanto deciso dalla terna.
IL PESO SUL RISULTATO - Al netto della disquisizione tecnica, resta la conseguenza sportiva: l'episodio ha finito per indirizzare la sfida con il Cagliari, contribuendo in maniera decisiva a una sconfitta interna che complica l'avvio di stagione. Per Maurizio Sarri significa incassare il secondo ko consecutivo in un momento in cui la squadra sta ancora assemblando i propri meccanismi.
Un episodio destinato a dividere, come lo stesso analista aveva previsto. Ma il tabellino, quello, non ammette interpretazioni: il passo falso pesa sulla classifica nerazzurra.
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