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Scalvini, il centrale che ha imparato a tenere il tempo
Oggi alle 07:45Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com
fonte Lorenzo Casalino

Scalvini, il centrale che ha imparato a tenere il tempo

Giorgio Scalvini arriva alla Juventus da titolare fisso, con il rinnovo firmato e la Nazionale sicura: la storia di un difensore che gli infortuni hanno reso più forte

C'è un momento, in ogni partita di Giorgio Scalvini, in cui il ragazzo di Chiari smette di correre e comincia a leggere. Non lo si nota subito, perché la lettura non fa rumore: è un passo indietro anziché avanti, una linea tenuta un metro più alta, un braccio che indirizza il compagno. Sabato contro il Cagliari quel momento è arrivato tardi, e la Dea ha pagato due transizioni. Ma è proprio da lì, dal difensore che sta imparando a tenere il tempo della linea, che l'Atalanta deve ripartire domenica a Torino.

Stiamo parlando di maturità, non di talento: il talento Scalvini lo mostrava già nel 2021, quando Gasperini lo mandò in campo a diciassette anni e mezzo, e nessuno a Zingonia si stupì. La maturità è arrivata dopo, ed è arrivata per la via più dura. Fra il 2024 e il 2025 gli infortuni gli hanno rubato quasi un anno intero, un ginocchio e una spalla che hanno interrotto due volte un percorso che sembrava in discesa. Chi rientra da quel tunnel, e lo fa a ventidue anni, ha una scelta: diventare il giocatore di prima o diventare un altro. Scalvini ha scelto la seconda.

Curiosità: il palo colpito di testa contro la Juventus l'11 aprile scorso resta l'ultima occasione vera che l'Atalanta ha costruito all'Allianz o alla New Balance Arena contro i bianconeri, in una serata da ventidue tiri e zero gol. Ma torniamo al presente: da settembre il centrale ha firmato l'intesa per il rinnovo, è indicato come certezza nella prima lista di Mancini insieme al capitano della Roma, e in quattro giornate ha giocato tutti i minuti con la nuova difesa a quattro. Una linea diversa da quella con cui era cresciuto, a tre, e che Maurizio Sarri gli chiede di guidare come un regista arretrato: la posizione, la profondità, i tempi del fuorigioco.

Non esiste una difesa a quattro senza un centrale che parla. Non esiste una linea alta senza qualcuno che decide quando scalare. Non esiste, in questa Atalanta, un giocatore più adatto a farlo di lui. La transizione di Adopo sabato ha trovato la linea in ritardo di un passo: la correzione, a Torino, passa dalle sue scelte prima che dai movimenti degli altri, come Costacurta aveva notato parlando di letture.

Ventidue anni, un rinnovo, l'azzurro e una linea da comandare. A Torino Giorgio Scalvini non deve dimostrare di essere tornato. Deve dimostrare di essere il primo della nuova Atalanta, e ha tutto per farlo.

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