Dea, i progressi non bastano: la difesa resta il nodo
Un passo avanti c'è stato, e si è visto. La crescita nel gioco dell'Atalanta è graduale ma riconoscibile: il punto è che non basta ancora a restituire una squadra compiuta. Dalla sconfitta interna con il Cagliari emergono segnali incoraggianti e una lacuna evidente, e i nerazzurri hanno una settimana per lavorarci prima della trasferta di domenica sull'Allianz Stadium.
MANOVRA PIÙ FLUIDA - Davanti a un avversario compatto, ordinato e sistemato in blocco basso, la squadra ha trovato più soluzioni in costruzione rispetto alle uscite precedenti, comprese quelle vinte con Bologna e Sassuolo, quando il palleggio appariva lento e leggibile. Più verticalizzazioni, meno giro palla fine a se stesso, e una discreta facilità nel raggiungere i pressi dell'area. Le combinazioni migliori sono arrivate sulla corsia destra, con i dialoghi di prima tra Lazar Samardžić e Charles De Ketelaere e le sovrapposizioni rapide di Raoul Bellanova.
IL PARADOSSO DELLE STATISTICHE - I numeri raccontano un dominio solo apparente: ventidue conclusioni contro cinque, un possesso nettamente superiore, eppure il conteggio dei tiri nello specchio si ribalta, 5-4 per i sardi. È la mira, non la produzione, il problema di serata. Il gol di Mendy ha tolto energie, ma la reazione è arrivata e il pareggio di Gianluca Scamacca è stato meritato.
KESSIE, LA SORPRESA POSITIVA - Alla vigilia i dubbi su Franck Kessie erano legittimi, vista la prestazione insufficiente nello spezzone dell'Olimpico e il compito di rilevare lo squalificato Gianluca Gaetano. Invece l'ivoriano ha reinterpretato il ruolo con le sue armi: equilibrio, lettura delle posizioni, forza nei duelli, personalità. La squadra ne ha tratto sostanza. E non è ancora al massimo della condizione: quando lo sarà, potrà essere impiegato sia come schermo davanti alla difesa sia come mezzala d'inserimento.
ROWE, LAMPI DA DECIFRARE - Percorso diverso per Jonathan Rowe, al debutto assoluto: prestazione a intermittenza, troppo discontinua, con un primo tempo in sordina e una crescita nella ripresa. Ma i segnali sull'uno contro uno sono stati nitidi. Non avrà la freddezza sotto porta di Ademola Lookman, eppure il mancino inglese possiede esattamente i tratti che il sistema di gioco può esaltare.
LA DIFESA RESTA INDIETRO - Il capitolo più critico riguarda i movimenti della linea arretrata – come sottolinea L'Eco di Bergamo –. La rete incassata nasce da letture sbagliate e posizionamenti imprecisi, ed è il sintomo di un lavoro ancora incompleto. Contro formazioni chiuse ma capaci di ripartire con immediatezza, il rischio di soffrire resta concreto.
LE PAGELLE DEL REPARTO - Il migliore delle retrovie è stato Bellanova, per ripiegamenti e qualità nel rilancio. All'opposto Sead Kolašinac, autore di una serata da archiviare in fretta. Nemmeno la coppia centrale formata da Giorgio Scalvini e Odilon Kossounou ha convinto, tra iniziative apprezzabili e cali di concentrazione evitabili.
IL 4-2-3-1 COME OPZIONE - Merita attenzione, infine, il cambio di sistema tentato nel finale. Il 4-2-3-1 non ha prodotto effetti immediati, ma con Giacomo Raspadori nella posizione che gli appartiene, alle spalle della punta, apre uno scenario interessante. Servirà lavorarci per garantire equilibrio e coperture, ma contro squadre blindate nelle retrovie può diventare un'alternativa concreta.
Il gioco cresce, la fase difensiva no. Sette giorni per accorciare la distanza.
© Riproduzione Riservata


