Éderson, il motore che non ha bisogno del contagiri
Ci sono giocatori che si giudicano dal numero di giri, e giocatori che si giudicano dalla cilindrata. Éderson appartiene ai secondi. Non ha mai fatto rumore, in quattro anni di Bergamo, e non lo fa adesso: quattro partite, quattro maglie da titolare, un gol all'Olimpico che aveva aperto una sera poi finita male, e un'occasione al 34' contro il Cagliari calciata troppo piano. Il resto sono chilometri, e i chilometri, nel calcio di Sarri, sono la valuta che conta.
Stiamo parlando di identità, non di rendimento. L'Atalanta ha cambiato allenatore, modulo, regista e capitano; il brasiliano è rimasto dov'era, nel cuore del centrocampo, ma con un compito diverso: nel 4-3-3 non deve più schermare, deve accompagnare. Curiosità: è uno dei nove giocatori a segno in ciascuna delle ultime sei stagioni di Serie A, un'élite in cui figurano anche Raspadori e Samardžić, compagni suoi, e Maldini, che sabato l'ha battuto dal dischetto. Ma torniamo alla cilindrata: quando la Dea ha prodotto ventidue tiri con i sardi, la benzina era la sua.
Non esiste una mezzala di Sarri che non attacchi l'area. Non esiste un centrocampo a tre senza un uomo che copra due zone contemporaneamente. Non esiste, in questa rosa, qualcuno che lo faccia meglio di lui. Chi guarda il gol che non arriva vede un difetto; chi guarda dove il gol nasce vede il brasiliano che porta la palla dalla propria metà campo fino al limite. Contro la Juventus, con Koopmeiners e Douglas Luiz in una mediana senza Locatelli, il duello in mezzo è quello che decide, e i gol dal centrocampo sono stati finora la risorsa più affidabile della Dea.
Non ve n'eravate accorti, vero? In tutte le discussioni di questi giorni, la regia, le fasce, il caso De Ketelaere, il nome di Éderson non è mai comparso. È la migliore notizia possibile per un centrocampista: significa che funziona. A Torino, domenica, avrà accanto Gaetano o Kessie, e il rebus della regia si risolverà attorno a lui, non al posto suo. Con Sarri che chiede tempo, il brasiliano è il giocatore che il tempo lo fa passare più in fretta.
Un motore non ha bisogno del contagiri quando la cilindrata è quella giusta. Éderson ce l'ha, e la Dea lo sa.
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