Kossounou, stop lungo: la difesa dell'Atalanta è in piena emergenza
L'emergenza difensiva dell'Atalanta assume contorni preoccupanti. Odilon Kossounou, fermatosi alla vigilia della trasferta contro la Juventus, resterà ai box a lungo: gli accertamenti hanno restituito un quadro più grave del previsto, con una lesione di medio-alto grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Lo stop sarà di almeno due mesi, ma con ogni probabilità si arriverà a tre, al punto che il difensore potrebbe aver già concluso il suo 2026.
I TEMPI DI KOSSOUNOU - Il calendario aiuta a misurare la portata del problema. L'ultimo impegno dell'anno solare è fissato per il 20 dicembre contro il Napoli, poi si ripartirà il 3 gennaio sul campo dell'Udinese: se il rientro dovesse coincidere con quella trasferta, le partite saltate sarebbero diciassette. Anche nell'ipotesi più ottimistica, con un ritorno tra la fine di novembre e i primi di dicembre, l'ivoriano mancherebbe comunque almeno dieci gare.
HIEN ANCORA LONTANO - A complicare il quadro c'è la situazione di Isak Hien. Lo svedese, che durante il Mondiale aveva riportato una lesione al tendine della coscia, non tornerà disponibile prima di un paio di mesi. Almeno fino alla sosta di novembre, dunque, Maurizio Sarri dovrà rinunciare a due centrali: nel migliore dei casi uno dei due potrebbe riaffacciarsi per Atalanta-Inter del 22 novembre, dopo circa dieci partite vissute in totale emergenza.
SCALVINI E KRISTENSEN SENZA ALTERNATIVE - Il reparto si riduce così a Giorgio Scalvini e Thomas Kristensen, più il giovane Obric, aggregato stabilmente alla prima squadra ma ancora in attesa del debutto. Con un calendario fittissimo davanti e la fragilità fisica dei due titolari, soprattutto del bresciano, un piano B potrebbe diventare necessario. Trovarlo, però, non è semplice: nel 4-3-3 adattare un altro elemento al centro della linea è complicato, e l'unica opzione sarebbe Sead Kolašinac, poco abituato a quella posizione.
L'IPOTESI SVINCOLATI - Difficile, invece, che la società decida di pescare tra i giocatori senza contratto. Un profilo come Francesco Acerbi, già allenato da Sarri, finirebbe per affollare eccessivamente il reparto una volta recuperati gli infortunati. Col senno di poi – come analizza L'Eco di Bergamo – l'occasione giusta era quella di fine mercato, quando sembravano vicini sia Alessio Romagnoli, pupillo del tecnico poi approdato in Qatar, sia Cabal.
IL NODO DELLA FASCIA SINISTRA - Il secondo, in particolare, avrebbe risolto due problemi in un colpo solo: la carenza numerica al centro e le difficoltà sulla corsia mancina. Finora né Kolašinac né Lorenzo Bernasconi hanno convinto: il bosniaco accusa il peso degli anni, mentre l'italiano, riproposto proprio a Torino, soffre in fase difensiva contro avversari tecnici e spinge con poca continuità. Dopo la cessione di Honest Ahanor, inevitabile di fronte all'offerta del Chelsea, le alternative scarseggiano. Davide Zappacosta potrebbe essere un'opzione, visto il buon rendimento di Raoul Bellanova a destra, ma non sembra aver conquistato Sarri.
IL CASO SCALVINI - Il vero nodo, però, resta al centro, e va oltre gli infortuni. La gara dello Stadium ha riaperto il tema dell'adattamento di Scalvini alla linea a quattro: il difensore fatica nella marcatura e nella gestione della linea. I progressi ci sono, ma domenica è rimasto in difficoltà per l'intero incontro, non soltanto nell'azione del raddoppio, quando Bremer lo ha sovrastato. Sarri gli chiede più personalità, e a ragione, ma la crescita dovrà essere anche tecnica e tattica.
I SEGNALI DI KRISTENSEN - Più incoraggiante il ritorno del danese, di nuovo in campo contro i bianconeri dopo l'infortunio e alcune esclusioni: quando tiene alta la concentrazione, garantisce solidità. All'Atalanta servono però i passi avanti e soprattutto la tenuta fisica di entrambi, per mettere in sicurezza un reparto che è un pensiero fisso del tecnico. Resta un paradosso: la squadra produce poco ma ha trovato un equilibrio collettivo, che rischia di essere compromesso dagli errori individuali di chi sta ancora assimilando i codici del nuovo calcio.
La sosta concede un respiro, poi toccherà alla difesa rispondere. E per uno o due mesi, i protagonisti saranno obbligatoriamente quelli visti a Torino.
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