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Napoli peggiore di quello che chiuse al decimo posto: che rimpianto Vincenzo Italiano! L'Atalanta è andata all in su Sarri e ora ha una sola strada da seguire: il precedente Gasperini è (prei)storiaTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

Napoli peggiore di quello che chiuse al decimo posto: che rimpianto Vincenzo Italiano! L'Atalanta è andata all in su Sarri e ora ha una sola strada da seguire: il precedente Gasperini è (prei)storia

Nell'editoriale di oggi un commento sull'inizio di stagione di Atalanta e Napoli, due società che questa hanno cambiato guida tecnica
Domenica sera dopo la sconfitta contro la Juventus Maurizio Sarri s'è detto preoccupato per come l'Atalanta sta recependo la sua idea di calcio: "Cresciamo dal punto di vista tecnico, tattico, fisico, ma non su quello del coraggio, dell'iniziativa. Tutte queste nozioni nuove hanno forse un po' spento il bambino che c'è in loro perché sono pieni di nozioni nuove dopo aver giocato per 10 anni sempre nello stesso modo". In poche parole l'allenatore nerazzurro dalla pancia dello Stadium ha centrato il punto dopo la terza sconfitta consecutiva. E' andato dritto al problema: l'Atalanta dopo nove anni con Gasperini e una stagione di gasperiniani ha deciso di cambiare completamente il suo stile. Da chi ha sdoganato in Serie A il calcio uomo su uomo a chi ha fatto del calcio posizionale il suo fiore all'occhiello. Una rivoluzione radicale che ha inevitabilmente bisogno di tempo per attecchire.

10 anni fa la conferma di Gasp dopo cinque sconfitte

Già, ma quanto tempo? Spesso e volentieri si ricorda quanto accadde agli albori della gestione Gasperini coi Percassi che confermarono il tecnico di Grugliasco dopo cinque sconfitte nelle prime cinque giornate. Una scelta coraggiosa, importante, che rappresentò il vero punto di svolta nella storia del club. Ma quella era anche un'altra Atalanta, era una squadra che lottava per la salvezza e non la società di oggi non del tutto soddisfatta anche dopo il settimo posto dello scorso campionato. La società prima della gara contro la Juventus ha rassicurato il suo allenatore. "Siamo in un percorso, gli diamo il tempo che serve", le parole di Giuntoli. L'impressione però è che di tempo per tornare a certi livelli non è questione di settimane. Che questa stagione, per esempio, potrà dare più soddisfazioni con le coppe che tramite un campionato in cui difficilmente la Dea si inserirà nella corsa per il quarto posto. E allora a quel punto cosa farà la proprietà? Ci sarà davvero la stessa pazienza di dieci anni fa? Per ora la risposta che arriva da casa Atalanta è univoca: questa strada verrà setacciata e supportata fino in fondo. Per tutto il tempo che serve.

Che disastro questo Napoli

Chi se la passa peggio dell'Atalanta anche se in classifica ha un punto in più è il Napoli di Massimiliano Allegri. Per i partenopei dopo cinque turni solo sette punti, una falsa partenza peggiore anche di quella con Rudi Garcia in panchina. Della stagione post terzo Scudetto che si concluse con un fallimentare decimo posto. Della stagione che portò all'esonero del manager francese dopo dodici turni e dei tre allenatori in un solo campionato. Era quello un Napoli squilibrato, ancora inebriato dal precedente tricolore e perennemente sulle montagne russe. Era quella comunque una squadra più viva di quella vista in questo avvio di stagione: due vittorie contro due squadre come Genoa e Bologna che non hanno ancora vinto una partita, tre sconfitte contro Como, Inter e Arsenal portate a casa accettando la superiorità degli avversari, un pareggio contro la Fiorentina che sa di sconfitta per com'è arrivato. Perché il Napoli anche immeritatamente s'era ritrovato in vantaggio, perché nella ripresa la squadra s'è fatta andar bene l'1-1. Allegri nel post-gara ha parlato di veleno. Di determinazione. Attenuanti generiche che non spiegano le difficoltà di una squadra che con una baricentro così basso sembra ancor più a fine ciclo rispetto a ciò che realmente è. Hojlund che al Franchi ha toccato solo due palloni nell'area avversaria o De Bruyne mai in prossimità dell'area avversaria sono solo due dei temi che raccontano un Napoli arrendevole. Svuotato. Passivo. Una squadra che nella migliore delle ipotesi riesce a gestire un vantaggio di misura contro un avversario dichiaratamente più debole.

Italiano è già un rimpianto?

Difficile capire come, dove e quando arriverà la svolta. In che modo questo Napoli nelle prossime settimane potrà tornare squadra almeno da quarto posto: la certezza è che continuando così anche un silente De Laurentiis a un certo punto dovrà prendere una decisione, salutare Allegri nonostante il pesante triennale firmato a giugno. Accordato in un'estate in cui il club poteva ripartire da Vincenzo Italiano dopo due anni di Conte e invece ha deciso di affidarsi a chi ha sedotto il presidente dicendogli che questa squadra era perfetta così com'è. Una slinding doors che settimana dopo settimana assume sempre più la forma della scelta sbagliata: se da un lato il tecnico nato Karlsruhe tallona il Galatasaray in Turchia e dà spettacolo in Europa League contro l'OM, dall'altro Allegri sembra sempre più arroccato in un calcio di corto muso ormai fuori uso e fuori contesto.

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