Dea, il pit stop di Sarri prima della maratona
In Formula 1 una gara si può perdere in poco più di due secondi, il tempo di un cambio gomme fatto male. Per questo le squadre provano il pit stop centinaia di volte, in silenzio, lontano dalle telecamere. Nessuno ricorda un pit stop riuscito, tutti ricordano quello sbagliato. È un'immagine che si adatta bene all'Atalanta di questi giorni, ferma ai box mentre il campionato attende e i piloti migliori sono in giro per l'Europa con le rispettive nazionali. Il paradosso sta tutto qui: la sosta arriva quando servirebbe di più lavorare, e a Zingonia domani ci saranno otto giocatori di movimento e tre infortunati. Più che un'officina, una sala d'attesa.
Il quadro che ha portato ai box è noto. Sei punti in cinque giornate, tre sconfitte consecutive, l'ultima a Torino, e un attacco che non segnava così poco da undici stagioni. Maurizio Sarri aveva scelto parole secche dopo la Juventus: «Dobbiamo accenderci, manca coraggio». È un giudizio che riguarda la testa prima delle gambe, e la testa non si allena con le partitelle a ranghi ridotti. Si allena con la chiarezza delle idee. È forse per questo che il tecnico ha concesso sei giorni di libertà a chi era rimasto: staccare per ripartire, una scelta insolita per un allenatore che del lavoro quotidiano ha fatto una religione.
Dentro la pausa ci sono anche segnali che non vanno buttati via. Charles De Ketelaere ha ritrovato con il Belgio sensazioni che a Bergamo si erano appannate. Nikola Krstović ha aperto la sosta segnando con il Montenegro. La domanda è se queste scintille sopravviveranno al ritorno in un sistema che ancora cerca la sua forma definitiva, tra un 4-3-3 che non ha convinto e un 4-2-3-1 che circola come ipotesi.
Poi non ci saranno più box. Dal 12 ottobre al 20 dicembre diciotto partite in sessantotto giorni, con il Venezia, il Pafos, San Siro e Amsterdam nelle prime due settimane. In quel tratto di corsa le correzioni si fanno in volo, con le gomme che si consumano e senza tempo per provarle. Sarri lo sa meglio di chiunque: le sue squadre migliori sono nate da mesi di ripetizioni, non da settimane di emergenza. Il pit stop di questa sosta vale quindi più di qualunque rinforzo di gennaio.
Resta da capire se, quando il semaforo tornerà verde, qualcuno avrà avvitato davvero tutte le ruote.
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